Opinioni
19 marzo, 2026Il 26 maggio a Bolzano alcuni attivisti saranno processati per aver difeso l’aborto libero
«Viva l’8 marzo resistente e militante. Nessuno spazio ai fondamentalisti cristiani: né nelle nostre strade né nei palazzi» è uno degli slogan che sono risuonati nella giornata di lotta contro la violenza patriarcale. L’otto marzo a Bolzano significa anche solidarietà nei confronti delle persone che il 26 maggio saranno processate per aver difeso l’aborto libero, sicuro e gratuito.
I fatti risalgono al 15 giugno 2024: giornata in cui si è tenuta una manifestazione contro i Pro Vita, “Bewegung für das Leben”, che quel giorno avrebbero dovuto recitare un rosario davanti all'ospedale «per le anime delle madri, dei feti e del personale ospedaliero». A Bolzano il movimento Pro Vita porta avanti questa pratica da diversi anni ed è stato, ogni volta, contestato e disturbato dagli attivisti pro-choice. La polizia è sempre stata presente per proteggere la manifestazione del movimento anti-abortista. «Già il 28 dicembre 2023, giorno dei Santi Innocenti Martiri, uno dei giorni più importanti per il movimento pro-vita, l'atteggiamento della polizia nei confronti della manifestazione pro-choice era cambiato: il reparto mobile della polizia di Stato aveva spintonato le manifestanti con scudi e manganelli dal luogo annunciato per la manifestazione a un prato 50 metri più lontano», ha spiegato una persona della rete transfemminista di Bolzano.
Il 15 giugno 2024 la manifestazione pro-choice ha reagito tentando di imbrattare i pro-vita con vernice idrosolubile, che ha invece sporcato la polizia. Alcune persone sono state quindi oggetto di un tentativo di arresto da parte delle forze dell’ordine, gesto che ha provocato scontri minori. Nei giorni successivi l’ormai ex questore Paolo Sartori ha emesso un foglio di via di tre anni per due persone e avvisi orali per quattro, tutti con la giustificazione della «pericolosità sociale». Il foglio di via è una «misura di prevenzione» estremamente contestata, anche da Amnesty International, per la sua consueta applicazione repressiva; strumento che mina la libertà di movimento e i diritti di manifestazione e dissenso.
Successivamente sempre Sartori, ora questore di Brescia, ha vietato il pride del 27 giugno 2024 organizzato dal collettivo Priot che è stato di conseguenza ridotto a un presidio con la presenza di otto camionette della polizia in piazza. Sono state inoltre vietate tutte le manifestazioni davanti all’ospedale. Il processo del 26 maggio giudicherà le lesioni personali, la violenza e la resistenza a pubblico ufficiale, il travisamento e l’oltraggio a pubblico ufficiale. «La repressione mira a intimidire le persone e i movimenti che lottano contro la discriminazione basata sul genere, il colore della pelle e la classe sociale», ha scritto la rete di Bolzano nel lanciare anche un appello di solidarietà e la richiesta di sostegno per le ingenti spese legali a carico delle persone sotto processo.
Le pesanti accuse servono a criminalizzare in modo mirato il movimento transfemminista e le persone che lottano per l’aborto libero, sicuro e gratuito a Bolzano. «Comprendiamo la sistematicità della repressione statale e sappiamo che solo insieme possiamo combattere l’isolamento e la criminalizzazione che ne deriva. La lotta per il libero accesso all’aborto è una lotta che il movimento femminista porta avanti da secoli e che è sempre stata una spina nel fianco dello Stato, che agisce come un cacciatore di streghe», ha dichiarato una militante coinvolta nel processo del 26 maggio.
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