La prima sequenza ci proietta all'antefatto della cospirazione di Stauffenberg. Siamo a Smolensk, in Russia: è il 13 marzo 1943. Sul fronte orientale un attentato ai danni di Hitler, orchestrato dal generale Henning von Trecskow (Kenneth Branagh), è fallito. Vediamo Hitler arrivare a Smolensk in aereo (su cui è stata piazzata una bomba mai esplosa), lo sentiamo parlare, possiamo osservare il suo assaggiatore di cibo provare le pietanze. Lo spettatore viene introdotto nell'atmosfera di paranoia, follia, grandezza e tragedia.
A questo punto, cambia il teatro di guerra. Siamo in Tunisia. Qui combatte per il Reich il conte e colonnello Claus von Stauffenberg, ufficiale della decima divisione Panzer. Il distinto aristocratico, bello, alto, slanciato, perde l'occhio sinistro, la mano destra e due dita di quella sinistra. Uno choc. Tornato in Germania, Stauffenberg con i suoi famigliari riflette sui destini del Paese in mano a Hitler. Intuisce che la guerra è perduta. Teme che i tedeschi dovranno pagarla cara per i crimini compiuti. Diventa antinazista (o forse lo è già stato, l'aristocrazia che guidava la Wehrmacht non ha mai avuto fiducia nel Führer, caporale, austriaco, plebeo). Così Stauffenberg prende contatto con un gruppo di oppositori che si propone di eliminare il dittatore. Il loro scopo: trattare con gli alleati per porre fine alla guerra. Della cospirazione la mente operativa è proprio Stauffenberg. La sua idea è riscrivere gli ordini dell'Operazione Valchiria, un piano top secret per mobilitare le riserve in caso di emergenza, piano ideato da Hitler per soffocare ogni agitazione, proprio in un caso come questo.
Riparati dalla penombra della foresta, Stauffenberg e i suoi complici effettuano le modifiche procedurali dell'Operazione Valchiria che dovrebbero consentire loro di ottenere il controllo delle truppe e dare vita al colpo di Stato. Intanto Stauffenberg è informato di essere stato promosso a una posizione gerarchica che gli consente di avere accesso al ristretto circolo interno di Hitler. È l'occasione che aspetta e ne informa i congiurati, che lo eleggono esecutore materiale dell'attentato. È il 6 giugno 1944 e le forze alleate sbarcano in Normandia, la liberazione dell'Europa occupata dai nazisti è iniziata. Il primo meeting a cui Stauffenberg è convocato ha luogo il 15 luglio 1944 nella Wolfschanze, la tana del lupo, il quartier generale di un Hitler sempre più paranoico, nella foresta della Prussia orientale. A questa punto la sceneggiatura sembra quella di un thriller. È il gioco degli sguardi cui lo spettatore è chiamato a partecipare. Entrato nel bunker, Stauffenberg nota l'assenza di Heinrich Himmler, capo delle SS. Il piano è abortito: inutile uccidere Hitler, senza assassinare Himmler, che prenderebbe il posto del Führer.
A questo punto lo spettatore vede tutto con gli occhi del generale Erich Fellgiebel (un altro cospiratore): gli si presenta un Hitler zoppicante, stordito, con abiti a brandelli, che viene allontanato dalle rovine fumanti della baita. Intanto i cospiratori a Berlino, investiti da notizie contraddittorie, decidono di non intraprendere alcuna iniziativa. È solo nel pomeriggio che un furente Stauffenberg dà l'ordine di dare il via all'Operazione Valchiria. Edifici governativi e stazioni-radio vengono presidiati e circondati. Ma il complotto è stato scoperto e il ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, riesce a convincere il comandante delle guardie ad accettare solo ordini autorizzati da Hitler. Stauffenberg, condannato a morte (come gli altri), prima di esalare l'ultimo respiro, urla orgoglioso: "Lunga vita alla sacra Germania!". Un eroe tardivo?