Pubblicità
Politica
settembre, 2010

Meglio il partito fai-da-me

Da Rutelli a Lombardo, da Nucara alla Poli Bortone, l'implosione della leadership crea formazioni improbabili

Leader addio. Passati di moda i grandi partiti "raccoglitori", modello Pd-Pdl, scarseggiando capi carismatici, il trend dell'autunno 2010 è il partito fai-da-me, tagliato e cucito su misura di un uomo al comando: in alcuni casi solo di se stesso. Una tendenza autorevolmente segnata da cofondatori di rango: da Rutelli con la sua Api e Fini con Fli, per ora gruppo parlamentare, fino a Veltroni e il movimento "dentro e fuori" dal Pd. L'ultimo ad annunciare la messa in proprio è stato il sottosegretario Gianfranco Micciché: col suo Partito del popolo siciliano abbandona il governo Lombardo in Sicilia e sogna di mettere la prima pietra di un futuro partito del Sud.

Ma dove impazza il bricolage del fai-da-me è in Parlamento, lì dove la laboriosa creazione di un gruppo di "responsabili" pronti a votare con il governo per disinnescare la mina finiana ha dimostrato come, all'ombra del bipolarismo, siano cresciuti come funghi piccoli se non microscopici partiti personali.
C'è la vivace carrellata dei siciliani. I centristi di Cuffaro, Romano e Mannino sono sul punto di lasciare Casini e fondare un movimento. L'MpA, creazione del pirotecnico presidente dell'isola Raffaele Lombardo, passato in due anni di governo dall'elezione con il Pdl all'appoggio del Pd. C'è Noi Sud, nato dalla scissione dell'MpA, guidato dal sottosegretario Enzo Scotti, che non va confuso con Io Sud, in comune solo il sogno di trovare la formula magica della Lega nel Mezzogiorno: è il movimento animato dalla ex An Adriana Poli Bortone.

Per restare al Meridione, corteggiatissimo da moderati e autonomisti è l'ex governatore calabrese Agazio Loiero: resta tra i democratici, dovesse cambiare idea si suggerisce che l'unica ragione sociale ancora libera è Lui Sud. Il suo successore alla guida della Regione, Giuseppe Scopelliti, è coordinatore regionale del Pdl e lì vuole restare: per lui niente partito ma una lista personale in vista delle amministrative di primavera.

Due posizioni diverse su due deputati eletti tra le fila del glorioso Partito repubblicano: nei giorni scorsi, mentre il segretario, Francesco Nucara, lavorava al fianco del premier al gruppo pro governo, il compagno di banco, Giorgio La Malfa, dichiarava polemico. "Non ho alcuna intenzione di arruolarmi tra gli ascari di Berlusconi". La senatrice Luciana Sbarbati, fresca di rientro nel Pri coi suoi Repubblicani europei, pure lei dice la sua: "Ero e rimango all'opposizione".

Ognuno orgogliosamente leader di se stesso: "Nucara non ci rappresenta", dichiara sdegnato Elio Belcastro, sconosciuto deputato di Noi Sud, nei giorni della campagna acquisti. "Nucara rappresenta i repubblicani con buona pace dell'onorevole Belcastro che non sappiamo chi rappresenta", la replica stizzita.

Balla da solo l'ex mezzobusto tv Francesco Pionati, con la sua pur ottimista Alleanza di centro, mentre i Liberaldemocratici sono ben tre: qualcuno ha scritto quattro, includendo l'onorevole Ricardo Merlo. Immediata la smentita: "Nella qualità di presidente del Movimento associativo italiani all'estero, Merlo ha una propria autonoma posizione politica". Solo sua. Al massimo da portare in dote all'Udc, dove è entrato nei giorni scorsi.

Meglio soli che accompagnati: è la solitudine dei numeri primi della politica italiana. Vedi l'immediata smentita del sottosegretario Pino Pizza, segretario della Dc ed erede dello storico simbolo scudocrociato, quando è stata ventilata la possibilità che i transfughi Udc entrassero nel suo partito: "L'amicizia è una cosa, la trattativa un'altra", si è affrettato a dichiarare. Non scherziamo: amici va bene, ma ciascuno leader a casa propria.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità