Politica
2 novembre, 2011

Ingroia: 'I barbari sono loro'

«Sì, sono un partigiano della Costituzione nata grazie ai partigiani. Vado a parlare con tutti i partiti: se mi invitano, anche dal Pdl. Lo facevano pure Falcone e Borsellino». Il pm antimafia di Palermo risponde a Cicchitto e Gasparri

Procuratore aggiunto Antonio Ingroia: lei lo intuiva che le sue parole ''sono un magistrato partigiano''  avrebbero provocato tutte queste reazioni?
«Sì, lo immaginavo, e infatti lo avevo detto come premessa del mio intervento al congresso del Pdci: 'Basta il solo fatto di partecipare a un congresso di partito, sia pure come esterno, e di farlo con un discorso forte sul tema della difesa di certi valori, e vedrete che sarò investito dalle polemiche'».

E allora, scusi, perché lo ha fatto?
«Rivendico il diritto da cittadino, e il dovere da magistrato, di intervenire ovunque mi sia chiesto un contributo di idee su valutazione, analisi e rischi che oggi corrono la Costituzione, la legalità democratica, la giustizia…».

Riassumiamo: lei a Palermo indaga sulla mafia e sui rapporti con pezzi deviati dello Stato e della politica. E al congresso del Pdci ha detto che è un 'magistrato partigiano'...
«Mi sono definito "partigiano della Costituzione" pur nella imparzialità dell'esercizio delle mie funzioni, e non sono cose contraddittorie. Si deve essere imparziali applicando la legge in modo uguale chiunque sia l'indagato, ma per farlo si devono avere dei criteri di orientamento e di riferimento».

E i suoi sono?
«La carta Costituzionale, è così per ogni magistrato: sono partigiano in questo senso, e non solo perché la Costituzione è nata dalla lotta partigiana. Ma perché nell'applicazione della legge interpreto i valori della Costituzione. Così, partecipando al dibattito politico, mi schiero dalla parte della Costituzione ed esprimo critiche aspre verso quei disegni di legge che non sono in armonia con i principi partigiani così intesi».

A quali norme fa riferimento?
«Sono convinto che il progetto di legge sulle intercettazioni sia in rotta di collisione col principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, dell'autonomia della magistratura e dell'eguaglianza davanti alla legge, oltre che con il diritto di cronaca. Potrei indicare tutta la lunga teoria di leggi ad personam in rotta di collisione col principio di eguaglianza dei cittadini. E come epigoni di queste leggi la prescrizione breve e il processo lungo».

Ha parlato a manifestazioni della Fiom, del Pdci, ma è stato anche ospitato da quei 'comunisti' di Fli? Insomma, un ospite a tutto campo?
«Sì. Come ho avuto modo di dire in questi giorni, sono pronto a partecipare ad una manifestazione organizzata dal Pdl, e a confrontarmi civilmente anche con posizioni che so essere molto diverse da quelle che esprimo. Quando si parla di temi come la Costituzione, la legalità, la giustizia, deve esserci il dovere del magistrato di interloquire con la politica. Poi la politica fa le proprie scelte e noi le applichiamo. Ma nel dibattito politico e culturale, e sulle opzioni delle leggi e delle riforme, un magistrato ha il diritto di partecipare. A una condizione…».

Quale, procuratore Ingroia?
«Non mostrare né adesione né collateralismo con un partito, cosa peraltro vietata ai magistrati. Infatti nel mio intervento al congresso non ho espresso adesione al Pdci. Ho detto che rivolgevo un appello e un invito al Pdci, come a tutti i partiti, affinché si impegnino a tutelare la Costituzione e a renderne sostanziali i valori».

Ma il Pdl non l'ha mai invitata? E, se non le sembro ironico, perché?
«In effetti questo è un dialogo in cui c'è un solo interlocutore. Io parlo ma il Pdl mi dice che non devo parlare. Ed è coerente: non mi ha mai invitato. Loro non vogliono sentire la voce dei magistrati, anche se credo che i magistrati abbiano il diritto di parola».

Fabrizio Cicchitto, capogruppo al Senato del Pdl, poche ore fa l'ha chiamata "onorevole Ingroia". E dice: «Il fatto che uno dei pm che più si occupa dei rapporti mafia-politica, sia anche un militante politico in servizio permanente effettivo dimostra che effettivamente c'è un imbarbarimento crescente della vita politica italiana»
«Le parole di Cicchitto, per le sue conclusioni e le sue argomentazioni sono la conferma: sono d'accordo, c'è un imbarbarimento. Il problema è che su chi sia il barbaro e chi il civile la vediamo diversamente. Però è certo che io non voglio fare polemiche personali con lui. Ritengo però offensivo che mi definisca un "militante politico"».

Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl alla Camera: «Sono gravi e inquietanti le parole di Ingroia che confermano l'animo militante di alcuni settori della magistratura...».
«Non credo che siano gravi le mie dichiarazioni. E' grave la situazione in cui ci troviamo. La considerazione di militante che cosa vuol dire? Io sono un milite della Costituzione, non un militante…».

La accusano di voler entrare in politica, o forse la invitano a farlo…

«No, non è previsto. Il loro è il tentativo di tirarmi dentro l'agone politico. Forse puntano a farmi svestire la toga, vogliono che la smetta di fare il magistrato. Io invece la toga la tengo».

Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, ha detto: «I magistrati particolarmente esposti, a causa delle loro indagini e delle attività che svolgono, dovrebbero avere particolare prudenza nell'esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese». Bacchettata a lei diretta?

«Non lo so. Sembra esserla. Se è così, è il punto di vista personale del collega Cascini che non condivido, e che mi pare non sia unanimemente condiviso. Lo rispetto, è ovvio».

E' inutile negarlo: ci sono persone in buona fede un po' perplesse sulla sua partecipazione a manifestazioni politiche…
«Sì, e questo è il sintomo di quanto sta accadendo in Italia. Ci sono due dati su cui riflettere in modo civile. Ho detto che mi preoccupa l'imbarbarimento dello scontro, in cui si manipolano le dichiarazioni: alcuni giornali hanno stravolto le mie parole, hanno scritto che mi sono dichiarato comunista, e questo è fatto solo per strumentalizzazione. Poi c'è un altro dato non meno allarmante: l'arretramento del livello politico e culturale produce assuefazione sulla limitazione che si vuole ottenere della libertà di espressione e manifestazione. A quanti, come alcuni giornalisti onesti che hanno definito inopportuno il mio ultimo intervento, dico: riflettiamo se non c'è stato un progressivo arretramento nel nostro paese su questi valori. Mi piacerebbe un serrato ma pacato confronto su questo tema».

Lei in procura a Palermo si occupa di indagini delicate, anche di mafia e politica: queste polemiche non la condizioneranno un po'?
«Assolutamente no. Le polemiche politiche sono già state sollevate altre volte, ad esempio quando ero pubblico ministero del processo a Marcello Dell'Utri. Tutti noi pm venivamo accusati di essere politicamente orientati, e in quel periodo non partecipavamo a congressi… Ecco dimostrata la strumentalità di certe polemiche di ieri e di oggi. Si vuole mettere in discussione il lavoro di noi magistrati e certi processi. Non siamo noi ad appannare i processi con i nostri comportamenti, lo fanno altri con i polveroni».

Alcuni politici sostengono che 'Giovanni Falcone e Paolo Borsellino invece... '.
«Falcone e Borsellino partecipavano alle manifestazioni organizzate anche da partiti politici, dal Pci al Msi dell'epoca».

Procuratore Ingroia, lei è uno degli esperti che spesso, all'estero, racconta il modello Palermo nelle indagini antimafia: anche lì trova un po' di pregiudizio sul suo ruolo?

«No, direi "nemo profeta in patria". Ai convegni o alle iniziative noi magistrati veniamo accolti con grande attenzione, siamo un modello virtuoso, un punto di riferimento a cui ispirarsi. E va dato atto che in questo veniamo sostenuti anche dalle autorità diplomatiche italiane. Fuori dal nostro paese dimostriamo una coesione istituzional-patriottica molto forte».

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