Pochi sanno che cos'è la Sace spa, una società pubblica non quotata in Borsa e controllata al 100 per cento dal Ministero dell'Economia. Si tratta di una agenzia per il credito all'esportazione, che ha ala missione di garantire i rischi delle aziende italiane nelle transazioni internazionali e negli investimenti.
Insomma, una cosa importante, senz'altro. Tanto importante che «le figure apicali» di questa società (pubblica, è bene ripeterlo) hanno deciso di far schizzare all'insù il loro stipendio, arrivando fino al 50 in più e, grazie a un meccanismo non definita, potenzialmente ancora più in alto, triplicando.
Il tutto appena il governo ha deciso di porre un tetto agli stipendi dei manager pubblici, ancorandolo al trattamento economico del Primo Presidente della Corte di Cassazione (304.951,95 mila euro) e mentre i dipendenti dello Stato, comprese le Forze dell'ordine, subiscono il blocco degli straordinari.
Più veloci della luce, i vertici Sace hanno messo a segno un colpo da maestri. Per l'amministratore delegato, Alessandro Castellano, ex manager di Capitalia, viene stabilito un compenso fisso annuo di 355 mila euro, cui viene sommata una voce variabile annua fino al 50 per cento del fisso. Al raggiungimento degli obiettivi annuali, stabiliti dal Consiglio di Amministrazione dove siedono i beneficiari dello stesso ghiotto compenso. La variabile può raggiungere i 177.500 euro lordi, per un totale di 532.000 mila euro.
Le due voci sono accompagnate da un ulteriore premio, non definito, addirittura assimilabile al compenso fisso annuo. A conti fatti, si può supera supera il milione di euro. Del resto, come si legge nel verbale della riunione del Consiglio di amministrazione, «il Comitato di Remunerazione ha tenuto nel debito conto il progressivo aumento dei compiti e degli impegni della Sace nell'attuale contesto in cui opera a supporto del sistema imprenditoriale. Lo stesso Comitato ha ritenuto opportuno un adeguamento del trattamento retributivo dell'Ad».
Anche il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Sace, l'ex ambasciatore Alessandro Castellaneta, non può lamentarsi. Il suo compenso annuo lordo è di 200 mila euro, oltre al premio di 100 mila euro e ad un altro ancora, non definibile, da applicarsi "pro quota" per l'effettivo periodo di vigenza della carica.
La lettura del verbale riserva però ulteriori sorprese: «Il Comitato ha ritenuto opportuno un adeguamento del trattamento retributivo dell' Ad (della Sace, ndr) con quello di analoghi vertici aziendali di società partecipate dal Ministero». Come a dire, siamo arrivati buoni ultimi. Cosa è successo, dunque, in società come l'Invitalia, l'Anas, la Consap spa, la Consip spa, l'Enav spa, le Ferrovie dello Stato spa, la Fintecna spa, il Gestore dei Servizi Energetici, l'Istituto Poligrafico dello Stato e Italialavoro, solo per fare alcuni esempi? Anche in queste aziende pubbliche più impegnativi sono i compiti da svolgere e più cospicua è diventata la busta paga dei vertici?
La seduta del Cda Sace che ha approvato le variazioni si è svolta lo scorso 15 dicembre, proprio nel lasso di tempo - a volte il caso - tra la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto "Salva Italia" (6 dicembre 2011) e la relativa legge di conversione (27 dicembre 2011). Una circostanza che ha del fortuito quanto dell'incredibile. La faccenda così è arrivare in Parlamento, grazie ad un'interrogazione del capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi che chiede al Presidente Monti quali iniziative intenda assumere in merito alla variazione all'insù dei compensi dei vertici Sace e con riguardo al tetto massimo degli stipendi dei vertici delle società non quotate e controllate dal MEF.
A rispondere - non senza imbarazzo - è stato il Sottosegretario all'Economia Gianfranco Paolillo: «Un problema reale», dice, «che deriva dall'allargamento della forbice verificatosi sia a livello nazionale che internazionale nella distribuzione del reddito nei processi di globalizzazione. Il governo ha fatto pulizia in casa propria stabilendo tetti retributivi per quanto riguarda i dirigenti delle amministrazioni che dipendono direttamente dal governo stesso. Per quanto riguarda il problema sollevato stiamo predisponendo un decreto. Nella definizione di queste norme, si sono verificati casi - come quello denunciato dall'interpellante - che però sotto il profilo strettamente giuridico - non do quindi un giudizio etico, - hanno risposto direttamente alle leggi in essere».
Gli aumenti alla Sace sono legittimi, dunque, come lo sono (o potranno esserlo) tutti gli aumenti stratosferici per i vertici di società pubbliche, non quotate e controllate dal Ministero, con buona pace della ratio e delle finalità del decreto "Salva Italia" che, stando così le cose, viene trattato alla stregua delle grida manzoniane. In effetti, grazie disposizioni inserite all'ultimo istante, il Decreto dispone (articolo 23 bis) che nella determinazione degli emolumenti per gli amministratori investiti di particolari cariche si possa includere «una componente variabile che non può risultare inferiore al 30 per cento della componente fissa, corrisposta in misura proporzionale al grado di raggiungimento dei obiettivi annuali», mentre, con l'articolo 23 ter, possono essere previste deroghe motivate al tetto retributivo «per le posizioni apicali».