Oggi è un bel giorno. Finalmente #unionicivili
— Roberto Speranza (@robersperanza) 11 maggio 2016
Primo passo avanti importante nel lungo cammino per estendere diritti nel nostro Paese.
Va poi raccontato il dibattito interno agli alfaniani che, dopo le modifiche ottenute al Senato, tra cui l’eliminazione della stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, alla Camera devono allinearsi, disciplinati. Votano la fiducia, specificando che è per «il complesso» dell’esperienza di governo, ma la votano, così come votano la legge. Cercando di rassicurare il proprio elettorato, come fa Fabrizio Cicchitto che replica a Alfio Marchini: «L'amico Marchini può stare tranquillo», dice il deputato alfaniano, «tra la legge sulle unioni civili e il matrimonio c'è una netta distinzione, che infatti sta determinando l'insoddisfazione di una parte di coloro che volevano una legge diversa, a partire dalla stepchild adoption».
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Dopo una riunione non certo allegra, solo Paola Binetti e Alessandro Pagano hanno detto di voler tenere il punto, votando no. E qualche altro collega potrebbe optare per l’uscita, silenziosa, dall’aula. Il doppio voto, prima sulla fiducia e poi sulla legge, previsto dal regolamento di Montecitorio, è in questi casi (come lo fu per i dem sul l’abolizione dell’articolo 18 e la riforma del lavoro) un toccasana per i malpancisti.
Permette di votare la fiducia e di non votare una legge su cui non si è d’accordo, così come permette di fare l’inverso. Sinistra Italiana, ad esempio, non vota la fiducia ma vota la legge, pur giudicata «troppo arretrata». Possibile di Civati e i 5 stelle, invece, non votano né la fiducia, ovviamente, né la legge optando per l'astensione. I 5 stelle indicando come motivazione «le troppe falle di una legge su cui è stato impedito al parlamento di intervenire». L’esempio che viene riferito dagli staff è quello degli alimenti: non va bene ai 5 stelle che la legge preveda che un giudice possa riconosce gli alimenti, pur «proporzionati alla durata della convivenza», anche per le coppie di fatto e non solo alle unioni civili (per cui sono previsti sia gli alimenti che il mantenimento, che è slegato dallo stato di bisogno). «È un principio di civiltà già applicato dalla corte di Cassazione», è la replica «sbigottita» della senatrice Monica Cirinnà, madre della legge.
#UnioniCivili una legge discriminatoria alla quale non si può dire sì. L'analisi di @andrea_pertici: https://t.co/j8eqbpT8h4
— Possibile (@PossibileIt) 11 maggio 2016
Va comunque per la maggiore, tra chi sarebbe favorevole a dei veri matrimoni egualitari - con pari diritti reali, anche in tema di adozioni, come non sarebbe stato neanche con la sola stepchild adoption - l’opinione del senatore democratico Stefano Lo Giudice, finito nel mirino della destra, nei lunghi dibattiti in aula in quanto padre omosessuale ricorso alla gestazione per altri, il famigerato «utero in affitto». «Oggi il Parlamento italiano», scrive Lo Giudice, «dopo trent'anni esatti dalla prima proposta di legge in Senato e dopo ventotto anni dalla prima legge danese sulle unioni registrate - insomma, dopo che il mondo si è messo a correre lasciandoci drammaticamente indietro - approverà una legge sulle unioni civili tra le coppie dello stesso sesso». «Non è una legge che gli altri paesi civili ci ci invidieranno», conferma, ma insomma: «in fin dei conti è un gran giorno».