Si sono da poco chiuse le urne elettorali per le comunali 2016. Nelle principali città chiamate al voto, Roma, Milano, Napoli e Torino, si possono già dare alcuni numeri. Ecco il parallelo con le precedenti amministrative

I candidati arrivati ai ballottaggi avevano due compiti: confermare i voti presi al primo turno - non facile dove il morale dell'elettorato è già basso, come a Roma - e allargare la platea, convincendo gli elettori che al primo turno hanno scelto altre opzioni e richiamando chi non aveva proprio partecipato.

ROMA
A Roma, nel 2013, tra primo e secondo turno l'affluenza calò di sette punti, dal 52,81 al 45,05 per cento. Ignazio Marino è stato però eletto con il 63,93 per cento dei voti, con le x di 664.490 romani. 154mila voti in più, cioè, di quanti presi al primo turno (quando la percentuale era il 42,60). 
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Al primo turno Virginia Raggi ha preso 461.190 voti, pari al 35,26 per cento. Sono 41mila voti in più della lista del Movimento 5 stelle, che ha raccolto comunque 420.435 voti, quasi il triplo rispetto ai 130.635 voti arrivati nel 2013, con Marcello De Vito candidato sindaco (arrivato terzo, dopo Alemanno e Marino). 

Roberto Giachetti il 6 giugno ha invece preso 325.835, cioè il 24,91 per cento. Le liste in suo sostegno hanno preso in totale 302mila voti: il solo Pd, 204.637. Nel 2013 i democratici avevano preso 267.605. 
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Raggi e Giachetti si sono contesi i 269mila voti di Giorgia Meloni, arrivata terza, i 143.829 di Alfio Marchini (che ha però suggerito di votare Giachetti) e Forza Italia, e i 58.498 di Stefano Fassina (che ha dichiarato di votare scheda bianca). C'erano poi i 14mila romani che hanno votato Casa Pound, e che secondo i dem - pronti a usare l'argomento - avrebbero votato per Raggi. I dem hanno cavalcato una dichiarazione del candidato sindaco Di Stefano, che ha provato invano a chiudere la polemica spiegando che tra due candidati «pro immigrazione» lui e i suoi non avrebbero votato, pur preferendo in effetti una vittoria di Raggi in chiave però anti Matteo Renzi.

MILANO
A Milano invece l'affluenza nel 2011 restò quasi invariata tra primo e secondo turno: 67,56 e 67,38. Giuliano Pisapia, dopo aver vnto le primarie del centrosinistra, 365mila voti (50mila in più rispetto al primo turno) pari al 55,10 per cento. Letizia Moratti prese 297.874 voti. A Napoli nel 2011 votò il 60,32 per cento al primo turno e il 50, 57 al secondo.

Milano il primo turno si è chiuso con un inaspettato testa a testa: 219mila voti per Stefano Parisi (il 40,77 per cento) e 224.156 per Giuseppe Sala (il 41,69). Nella coalizione di Sala la prima lista è sempre il Pd con 145.933 voti, anche qui calati però rispetto al 2011: erano 170.551.
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NAPOLI
De Magistris passò da 128.303 voti (il 27,52 per cento) a 264.730 (il 65,37). Giovanni Lettieri, identico sfidante, prese 140.203 voti, al secondo turno, perdendone 39mila in due settimane. A Torino vinse invece Piero Fassino al primo turno. Votò il 66,53 per cento degli elettori, di cui il 56,66 per il candidato di un centrosinistra allora unitario: 255.242 voti.

TORINO
A Torino, dove nel 2011 vinse Fassino al primo turno, il 6 giugno la candidata dei 5 stelle Chiara Appendino ha fermato l'uscente ma è rimasta 11 punti dietro. Appendino ha preso 118.273 voti, pari al 30,92 per cento, contro i 160.023 di Fassino (il 41,83 per cento). Il Movimento 5 Stelle è però passato dai 21.078 voti del 2011 ai 107.680, superando così il Pd e diventando primo partito in città (come a Roma). I dem sono calati, da 138.103 voti a 106.818.
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Fassino e Appendino - sempre Pd e 5 stelle - hanno sicuramente guardato ai 32.103 elettori messi insieme tra Lega e Fratelli d'Italia, ai 20.349 del forzista Osvaldo Napoli, ai 19mila e rotti del terzo candidato di centrodestra, Rosso. Fassino, che già al primo turno aveva la lista

I Moderati per Fassino (con l'endosement di alcuni ex forzisti) sembrae per questi in vantaggio. Però poi ci sono anche i 14mila di Giorgio Airaudo, candidato della sinistra. A Milano, infine, Sala e Parisi (Pd e centrodestra) si sono potuti contendere i 54mila voti dei 5 stelle, oltre che i 19.143 voti della sinistra (con il candidato Basilio Rizzo che però - a differenza di Fassina - ha fatto un appello al voto per Sala) e i 10mila voti del radicale Marco Cappato, anche questi promessi a Sala.

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