I candidati arrivati ai ballottaggi avevano due compiti: confermare i voti presi al primo turno - non facile dove il morale dell'elettorato è già basso, come a Roma - e allargare la platea, convincendo gli elettori che al primo turno hanno scelto altre opzioni e richiamando chi non aveva proprio partecipato.
ROMA
A Roma, nel 2013, tra primo e secondo turno l'affluenza calò di sette punti, dal 52,81 al 45,05 per cento. Ignazio Marino è stato però eletto con il 63,93 per cento dei voti, con le x di 664.490 romani. 154mila voti in più, cioè, di quanti presi al primo turno (quando la percentuale era il 42,60).
Al primo turno Virginia Raggi ha preso 461.190 voti, pari al 35,26 per cento. Sono 41mila voti in più della lista del Movimento 5 stelle, che ha raccolto comunque 420.435 voti, quasi il triplo rispetto ai 130.635 voti arrivati nel 2013, con Marcello De Vito candidato sindaco (arrivato terzo, dopo Alemanno e Marino).
Roberto Giachetti il 6 giugno ha invece preso 325.835, cioè il 24,91 per cento. Le liste in suo sostegno hanno preso in totale 302mila voti: il solo Pd, 204.637. Nel 2013 i democratici avevano preso 267.605.
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Raggi e Giachetti si sono contesi i 269mila voti di Giorgia Meloni, arrivata terza, i 143.829 di Alfio Marchini (che ha però suggerito di votare Giachetti) e Forza Italia, e i 58.498 di Stefano Fassina (che ha dichiarato di votare scheda bianca). C'erano poi i 14mila romani che hanno votato Casa Pound, e che secondo i dem - pronti a usare l'argomento - avrebbero votato per Raggi. I dem hanno cavalcato una dichiarazione del candidato sindaco Di Stefano, che ha provato invano a chiudere la polemica spiegando che tra due candidati «pro immigrazione» lui e i suoi non avrebbero votato, pur preferendo in effetti una vittoria di Raggi in chiave però anti Matteo Renzi.
MILANO
A Milano invece l'affluenza nel 2011 restò quasi invariata tra primo e secondo turno: 67,56 e 67,38. Giuliano Pisapia, dopo aver vnto le primarie del centrosinistra, 365mila voti (50mila in più rispetto al primo turno) pari al 55,10 per cento. Letizia Moratti prese 297.874 voti. A Napoli nel 2011 votò il 60,32 per cento al primo turno e il 50, 57 al secondo.
A Milano il primo turno si è chiuso con un inaspettato testa a testa: 219mila voti per Stefano Parisi (il 40,77 per cento) e 224.156 per Giuseppe Sala (il 41,69). Nella coalizione di Sala la prima lista è sempre il Pd con 145.933 voti, anche qui calati però rispetto al 2011: erano 170.551.
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NAPOLI
De Magistris passò da 128.303 voti (il 27,52 per cento) a 264.730 (il 65,37). Giovanni Lettieri, identico sfidante, prese 140.203 voti, al secondo turno, perdendone 39mila in due settimane. A Torino vinse invece Piero Fassino al primo turno. Votò il 66,53 per cento degli elettori, di cui il 56,66 per il candidato di un centrosinistra allora unitario: 255.242 voti.
TORINO
A Torino, dove nel 2011 vinse Fassino al primo turno, il 6 giugno la candidata dei 5 stelle Chiara Appendino ha fermato l'uscente ma è rimasta 11 punti dietro. Appendino ha preso 118.273 voti, pari al 30,92 per cento, contro i 160.023 di Fassino (il 41,83 per cento). Il Movimento 5 Stelle è però passato dai 21.078 voti del 2011 ai 107.680, superando così il Pd e diventando primo partito in città (come a Roma). I dem sono calati, da 138.103 voti a 106.818.
Fassino e Appendino - sempre Pd e 5 stelle - hanno sicuramente guardato ai 32.103 elettori messi insieme tra Lega e Fratelli d'Italia, ai 20.349 del forzista Osvaldo Napoli, ai 19mila e rotti del terzo candidato di centrodestra, Rosso. Fassino, che già al primo turno aveva la lista
I Moderati per Fassino (con l'endosement di alcuni ex forzisti) sembrae per questi in vantaggio. Però poi ci sono anche i 14mila di Giorgio Airaudo, candidato della sinistra. A Milano, infine, Sala e Parisi (Pd e centrodestra) si sono potuti contendere i 54mila voti dei 5 stelle, oltre che i 19.143 voti della sinistra (con il candidato Basilio Rizzo che però - a differenza di Fassina - ha fatto un appello al voto per Sala) e i 10mila voti del radicale Marco Cappato, anche questi promessi a Sala.