Ce la farà anche stavolta Giulio Gallera, assessore regionale forzista al Welfare della Lombardia a salvare la poltrona? Sembra di sì. Il suo soccorritore, il presidente leghista e avvocato varesino Attilio Fontana, ha affrontato l'ira del suo leader di partito Matteo Salvini pur di conservare al suo posto il collega del foro di Milano ma non è chiaro per quanto ancora ci riuscirà.È un derby milanese, anzi milanista, quello che oppone Salvini a Gallera. È un derby con radici antiche, quando due erano consiglieri per il Comune di Milano e già non si sopportavano, pur appartenendo come oggi allo stesso schieramento politico.
Eppure, a parte i rossoneri e il centrodestra, i due hanno in comune anche l'amore precocissimo per la politica. Se ci fosse qualcosa da festeggiare con 19 mila morti di Covid-19 in regione più altri ventimila morti sospette conteggiate dall'Istat, quest'anno Gallera potrebbe celebrare i 32 anni di carriera politica ufficiale, senza contare l'impegno da liceale nelle file dei Giovani Liberali.
Salvini ha solo, si fa per dire, 27 anni di anzianità. Debutta a vent'anni nella consiliatura di palazzo Marino del 1993 con il primo e per ora ultimo sindaco leghista di Milano, Marco Formentini, che prende il posto di un commissario prefettizio nominato per il caos di Tangentopoli, partita proprio dal milanese Pio Albergo Trivulzio nel 1992.
Pur essendo di quattro anni maggiore, Gallera conquista palazzo Marino quattro anni dopo, nel 1997, quando la città passa dalla Lega a Forza Italia con Gabriele Albertini. A differenza del collega leghista, che veste maglioni orrendi verde Po, Gallera esibisce giacca, cravatta e orologio di marca, da studente universitario di buona famiglia. Anche Salvini è universitario e di buona famiglia, figlio di un dirigente di azienda. Ma negli anni giovanili ama frequentare il centro sociale Leoncavallo, oltre che concorrere a quindici anni al quiz “Doppio slalom” su Canale 5. Il futuro segretario vede nella Lega di Umberto Bossi un movimento popolare, antiborghese e piuttosto di sinistra.
Le liti iniziano sul finire della seconda giunta Albertini. A marzo 2004, sul dossier della nuova privatizzazione della municipalità dell'energia Aem, il leghista tenta di rimettere in discussione l'accordo con Gallera che ribatte «l'accordo della Casa delle libertà non si modifica in nessun modo».
Un mese dopo, a proposito delle zone, Salvini attacca l'assessore al decentramento Gallera che «ha sbagliato sia nel metodo, pessimo, sia nel merito, scarso».
A giugno la destra perde le provinciali di Milano contro Luigi Penati e Gallera commenta: «Matteo Salvini non ha imparato nulla dalle elezioni provinciali perse soprattutto a causa della litigiosità all'interno della Casa delle Libertà. L'eccessiva ricerca di visibilità individuale, o di un solo partito, rischia di portare tutti alla sconfitta. Mi auguro che il periodo di vacanza possa servire al consigliere Salvini per meditare su questo aspetto e trovare un nuovo e personale equilibrio».
Ad agosto Gallera e i forzisti chiedono le dimissioni del capogruppo e coordinatore provinciale leghista.
Nel luglio 2006 i due si scontrano sulla tassa dell'inquinamento e a dicembre dello stesso anno di nuovo sul progetto di intitolare una strada di Milano al leader del Psi Bettino Craxi, morto sei anni prima. Giulio Gallera : «Siamo a favore: un grande statista, un uomo politico milanese di grande prestigio internazionale, la cui vicenda giudiziaria non può offuscare quello che ha fatto». Salvini ribatte: «Noi siamo assolutamente contrari. Non c'è accanimento da parte nostra ma per Milano i fattori negativi superano quelli positivi. Non lo vedo come personaggio tale per cui mio nipote un giorno potrà passeggiare orgogliosamente per via Craxi».
Un altro tema delicato è quello della sicurezza (aprile 2007). Salvini: «Faremo, nelle modalità che abbiamo indicato, una ronda a settimana, cominciando da mercoledì prossimo. La prima passeggiata volontaria la faremo probabilmente in un campo della zona sud della città, area dove i cittadini protestano ogni giorno di più». Gallera boccia l'iniziativa.
Sul taglio delle auto blu (dicembre 2007), Forza Italia taccia di demagogia l'emendamento presentato da Matteo Salvini. «Il comune di Milano è un comune virtuoso», secondo il capogruppo azzurro, «e in questi due anni ha fatto una grande razionalizzazione della macchina comunale recuperando numerose risorse per abbassare le tasse e fornire più servizi ai cittadini. L'emendamento di Salvini dà invece un'immagine negativa della nostra amministrazione che non rende merito all' attività finora compiuta».
Quando il sindaco Letizia Moratti nomina assessore Massimiliano Finazzer Flory (dicembre 2008) al posto di Vittorio Sgarbi, Salvini non la prende bene. «Il metodo della nomina ci lascia perplessi», commenta, «francamente ci aspettavamo qualcosa di più di uno che organizzava i salotti all'Ottagono. Speriamo di essere smentiti».
Uno degli scontri più epici è quello sulla proposta salviniana di riservare vagoni della metro ai passeggeri extracomunitari in puro stile apartheid (giugno 2009). Giulio Gallera definisce la proposta «razzista, non merita commento».
I due litiganti continuano a punzecchiarsi per tutto il 2010 sul condono per le multe dell'Ecopass (Gallera favorevole, Salvini contrario), sullo scandalo delle molestie sessuale dell'ex assessore all'ambiente forzista Paolo Massari a una diplomatica norvegese. Salvini dichiara: «Bene ha fatto il sindaco a chiedere le dimissioni di Massari visto che il suo non è un caso politico, ma un caso di squallore personale. Ci auguriamo che sia l'ultima performance che una parte della maggioranza regala a Milano». Gallera invece fa il garantista verso il collega di partito e l'accusa finisce in nulla.
Massari sarà arrestato per stupro dieci anni dopo, a giugno del 2020.
Sempre nel 2010, a settembre, i due litiganti tornano a scontrarsi. «Il ministro Maroni ha salvato l'amministrazione comunale da una figuraccia», dichiara Salvini. «A differenza del Pdl, la Lega sui rom ha una idea sola». Che non è molto diversa da quella di FI ma quando non c'è simpatia ogni occasione è buona. «Se un funzionario pubblico come il Prefetto non segue le indicazioni ricevute dal ministro dell'Interno allora si deve dimettere», attacca Gallera, «oppure il ministro Maroni ha detto pubblicamente cose differenti rispetto alle indicazioni date al Prefetto e allora significa che la Lega vuole che ai rom siano assegnate le case popolari».
Poi i due prendono strade diverse. Salvini fa carriera nel partito a livello nazionale. Gallera va in Regione, dove proprio Roberto Maroni lo nominerà assessore alla sanità il 28 giugno 2016 al termine di un braccio di ferro durato mesi dopo l'arresto del precedente assessore, il forzista Mario Mantovani.
Gallera, primo degli eletti nelle elezioni del marzo 2018 con 11722 voti e nuovamente assessore al Welfare, gestisce un potere enorme derivante da un budget annuale di 19 miliardi di euro, pari a quattro quinti dell'intero bilancio regionale. Tutto questo, nonostante il declino di Berlusconi e di Forza Italia. Ma la lite continua.
Un lancio Ansa del marzo 2019 riporta questa dichiarazione di Gallera: «Un decreto legge specifico per mantenere nelle scuole dell'infanzia i bambini non vaccinati sarebbe un autogol preoccupante in tema di immunità e di educazione alla prevenzione ed un passo indietro per la salute dei nostri figli. Non servono proposte di legge di retroguardia». L'assessore al Welfare della Regione Lombardia commenta così la proposta del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini in tema di obblighi vaccinali. Nessuno dei due lo poteva sapere ma era l'inizio di una nuova guerra.