Il caso

Francesco Lollobrigida colpisce ancora: l'Europa manda al macello la legge contro la carne coltivata

Il ministro del made in Italy e cognato di Giorgia Meloni aveva celebrato la normativa: "Siamo i primi in Europa". Ma la Commissione europea, come ampiamente previsto, la smonta. E ora il Paese rischia una procedura d'infrazione e una sanzione

di Simone Alliva   1 febbraio 2024

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«Una legge morta sul nascere». «Una figuraccia». «I risultati di un governo incompetente e arrogante». La legge sulla carne coltivata voluta dal cognato del Governo Meloni, il ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, viola il diritto europeo e viene macinata dalle opposizioni. 

 

La Commissione europea ha chiuso (in anticipo rispetto ai tempi previsti) la procedura Tris relativa alla legge italiana, che vieta la produzione e la commercializzazione della carne coltivata e impedisce di usare termini meat sounding per prodotti a base di proteine vegetali. Risultato: violazione del diritto europeo e richiesta di una rendicontazione degli sviluppi dati al disegno di legge. La norma violata cui fa riferimento la Commissione è l'articolo 6 della direttiva Ue 2015/1535, che impone di sottoporre un disegno di legge considerato non in linea con il mercato unico europeo, agli Stati membri, attraverso la procedura Tris, prima della sua approvazione. 

 

Nel caso del ddl sulla carne coltivata, il Governo ha ritirato il provvedimento dalla procedura prima che il Parlamento italiano lo approvasse, per cui la Commissione ha invitato lo Stato membro "a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia", aggiungendo che "in questa fase non vi sono ulteriori osservazioni da parte della Commissione" (in passato la Corte di Giustizia Ue ha deliberato che le leggi adottate in violazione della procedura possono essere dichiarate inapplicabili dai tribunali nazionali). 

 

Pubblicata in Gazzetta ufficiale il 1° dicembre, la legge sulla "carne sintetica" - che sanziona con multe da 10mila fino a 60mila euro il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati - risultava sospesa almeno fino al 4 marzo, in virtù della notifica alla Commissione Ue, che si sarebbe dovuta esprimere entro quella data. La fine di una battaglia finta, a partire dal nome che ne ha sempre dato il marito di Arianna Meloni: "carne sintetica", quasi come se fosse il risultato di un processo chimico. In realtà la carne coltivata sarebbe prodotta attraverso la moltiplicazione di cellule staminali animali. Una bio-tecnologia.

 

«Il Governo dovrebbe ora utilizzare questa finestra concessa dalla Commissione Ue per un cambio di rotta», dichiara Francesca Gallelli, consulente per le relazioni istituzionali del Good Food Institute Europe. «In Europa, la scorsa settimana, l'Italia ha chiesto alla Commissione europea di svolgere delle consultazioni trasparenti e basate sulle evidenze scientifiche sulla carne coltivata - prosegue - Lo stesso deve avvenire in Italia, prima di adottare un divieto non proporzionale e ingiustificato». Triturato dalla Commissione Ue, il ministro Lollobrigida adesso viene preso di mira dalle opposizioni. 

 

«Una figuraccia internazionale» commenta Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura della Camera. «È stata imposta al Parlamento una legge che non solo ora è inapplicabile, sulla quale presumibilmente interverranno i tribunali e si attiverà un procedimento oneroso di infrazione, ma di alcun valore visto che in materia di carne coltivata l’Unione Europea non poteva prendere decisioni anche alla luce del fatto che nessuna richiesta di commercializzazione era stata inoltrata. Meloni e Lollobrigida hanno voluto appuntarsi una medaglia che ora è diventata di cartone e vale non più della carta straccia. Le buone ragioni del mondo agricolo vanno sostenute con serietà e non con pagliacciate fine a stesse». 

 

Per il M5s quella di Lollobrigida resta invece «una figuraccia epica», come spiega Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo Movimento 5 Stelle in Senato «avevano sventolato la legge sulla carne coltivata fregiandosi di essere stati i primi a livello europeo a vietarla. Ora il Paese rischia una procedura d'infrazione e una sanzione dall'Europa. Il tutto per una legge non applicabile, anche se questa è in fondo una buona notizia, dato che poggia su basi oscurantiste e antiscientifiche, fa terrorismo psicologico e mette i bastoni tra le ruote alla ricerca italiana. Una norma che nega all'Italia la possibilità di sviluppo in un settore destinato invece certamente ad ampliare l'indotto economico e i posti di lavoro. La verità è che siamo davanti a un governo incompetente e arrogante, che con la scusa della tutela del made in Italy segna un clamoroso autogol per il Paese e colleziona figuracce a livello internazionale». «Quando i governi si fanno guidare dai pregiudizi e dalle ideologie perdono il contatto con la realtà e fanno solo guai. È il caso del ministro Lollobrigida e la carne coltivata, un dossier estremamente promettente per il futuro, che il Governo ha chiuso senza tante scuse. ora la Commissione europea chiederà conto di una legge che la vieta pregiudizialmente, impedendo anche lo sviluppo della ricerca scientifica. Una stupida mossa che fa fare al Paese passi indietro». Dichiara Eleonora Evi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nella commissione attività produttive della Camera. 

 

Mentre l'Associazione Luca Coscioni, che aveva presentato un contributo nell'ambito della procedura TRIS lo scorso 10 gennaio, redatto dalle giuriste Vitalba Azzollini e Giulia Perrone, rilevando proprio tale violazione, dichiara per bocca del responsabile della campagna Lorenzo Mineo: «Avevamo segnalato nel nostro parere la violazione della procedura TRIS, ma non c'è nessuna soddisfazione da parte nostra nel constatare che avevamo ragione e che l'Italia è entrata ancora una volta in rotta di collisione con le regole europee. L'intervenuta approvazione della legge, mentre era pendente la procedura, ne ha reso impossibile il controllo preventivo dell'UE. Una decisione che non si spiega, se non in un tentativo di evitare che la Commissione si esprimesse nel merito di un provvedimento che avrebbe bocciato in quanto manifestamente contrario al diritto UE. Come rilevato nel nostro parere, il provvedimento vieta illegittimamente un prodotto prima ancora che l'autorità europea competente per la sicurezza alimentare (EFSA) si sia espressa nel merito, e viola anche gli obblighi internazionali assunti dall'Italia in relazione al "diritto alla scienza", ossia il diritto a "godere dei benefici del progresso scientifico e delle sue applicazioni", sancito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Adesso attendiamo la reazione della Commissione Europea per la violazione della procedura rilevata, certi che il Made in Italy non meriti queste figure». 

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