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La legge per l'autonomia differenziata è sul tavolo di Mattarella

di Simone Alliva   24 giugno 2024

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Nella foto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Oggi primo incontro di Toti con alcuni politici locali liguri. Orban cerca l'asse con Meloni. In Daghestan salgono a 19 i morti. Israele bombarda una scuola a Gaza usata dall'Unrwa. I fatti del giorno da conoscere

Autonomia al Colle, il giusto tempo per una legge complessa
Il disegno di legge sull'Autonomia differenziata è «un provvedimento complesso» e il presidente della Repubblica si prenderà il «giusto tempo» per esaminarlo. La legge, contestatissima dalle opposizioni e da diversi governatori, si trova infatti sulla scrivania del capo dello Stato ed è all'esame degli uffici del Quirinale. Una valutazione che potrebbe non essere velocissima vista la complessità della materia. Dal Colle si conferma che «l'esame è appena cominciato» e che sarà certamente accurato anche se si sottolinea che il presidente gli dedicherà «lo stesso scrupolo e la stessa attenzione che ha per ogni provvedimento».

Difficile che Mattarella possa seguire le richieste del Movimento Cinque Stelle che nei giorni scorsi, attraverso i capigruppo Francesco Silvestri e Stefano Patuanelli, gli avevano chiesto di non firmare il provvedimento esercitando la sua prerogativa costituzionale di «rinvio presidenziale di cui all'articolo 74 della Costituzione». La norma, spiegavano i parlamentari, consente al presidente, prima di promulgare la legge con messaggio motivato alle Camere, di chiedere una nuova deliberazione. Anche perché, è bene ricordare, il disegno di legge è attuativo di una riforma costituzionale del 2001, il cosiddetto Titolo V e in 11 articoli ne definisce le procedure legislative e amministrative.

In sostanza, definisce le intese tra lo Stato e quelle Regioni che chiedono l'Autonomia differenziata nelle 23 materie indicate nel provvedimento. Ciò detto, l'attenzione del capo dello Stato resta altissima sulla necessità di diminuire i gap tra le diverse aree del Paese: «L'equilibrio territoriale è un fattore cruciale di equilibrio sociale», disse solo lo scorso 12 giugno, aggiungendo che «questo divario frena lo sviluppo nazionale nel suo insieme». Concetti chiari seppur generali visto che il presidente non commenta mai le iniziative parlamentari. In questo scenario, sale di giorno in giorno la preoccupazione delle opposizioni per una riforma che a loro avviso dividerà ulteriormente il Paese, aumentando le distanze tra un nord sempre più ricco e un sud sempre più povero. Come conferma il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia: «Il ddl Calderoli che spacca l'Italia non rispetta molti articoli della Costituzione. E, anziché attuare tutto il Titolo V, attua solo il comma 3 dell'articolo 116. È l'ossessione leghista per il portafoglio! Alla Lega interessavano solo soldi e stendardo».

Dopo l'esultanza della Lega per l'approvazione di un provvedimento che ha riavvicinato Matteo Salvini e il governatore del Veneto Luca Zaia, Fratelli d'Italia sembra difendere tiepidamente la riforma. Chi in maggioranza aumenta progressivamente i distinguo è Forza Italia. Al punto di proporre un "Osservatorio sulle Regioni" che sembra avere l'obiettivo di aumentare ancora il livello di garanzie per il sud. A spiegarlo è direttamente il segretario di Forza Italia, nonchè vice-premier, Antonio Tajani: «C'è un'esigenza di rassicurare. Io capisco benissimo le preoccupazioni del Sud, ma Forza Italia, prima al Senato e poi con gli ordini del giorno approvati alla Camera, è già intervenuta per migliorare la legge». Ma forse non basta visto che Tajani aggiunge: «Al prossimo Consiglio nazionale proporrò l'istituzione di un Osservatorio sulle Regioni, formato dai capigruppo, dai presidenti di Regione e dalla ministra Maria Elisabetta Casellati, che dovrà monitorare il percorso della legge e controllare che i nostri ordini del giorno votati in Parlamento siano applicati. Vogliamo vigilare». «Saremo le sentinelle del Mezzogiorno», assicura il capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo Fulvio Martusciello. Intanto il ddl sull'Autonomia è stato approvato, ma i tempi dell'attuazione si annunciano lunghi, forse lunghissimi se si concretizzeranno referendum e ricorso alla Consulta. 

 

Oggi primo incontro di Toti con alcuni politici locali liguri
Si terrà oggi, alle 14.30 circa, il primo degli incontri autorizzati dal Gip di Genova tra Giovanni Toti e alcuni dei membri della giunta ligure. Gli incontri dovrebbero avere una durata massima di un paio d'ore e si terranno in presenza, con il fine di permettere al governatore sospeso di incontrare i vertici dei partiti che sostengono la sua maggioranza in Regione e i principali referenti amministrativi. La Regione rende noto che, al fine di venire incontro alle esigenze dei giornalisti, è stato previsto un punto stampa del presidente ad interim della Regione Liguria Alessandro Piana e degli assessori Giacomo Giampedrone e Marco Scajola. Quello di oggi nello spezzino sarà il primo di alcuni degli incontri sui quali il giudice nei giorni scorsi ha dato autorizzazione allo svolgimento. Il governatore sospeso della Regione Liguria Giovanni Toti, ai domiciliari dallo scorso 7 maggio nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione in Liguria, potrà incontrare alcuni membri della giunta ligure. L'incontro è previsto nel corso della mattinata. Dopo, intorno alle 14.30, è stato previsto un punto stampa del presidente ad interim della Regione Liguria Alessandro Piana e degli assessori Giacomo Giampedrone e Marco Scajola presso lo Spazio Made, in via Morucciola 36 a Luni (La Spezia). 

 

Orban cerca l'asse con Meloni, distanze sulle nomine Ue
Germania, Italia e Francia: Viktor Orban ha scelto tre Paesi chiave per il suo mini-tour prima di guidare il semestre di presidenza europeo. Il suo attivismo nelle ultime settimane è cresciuto anche perché, per il premier magiaro, le elezioni europee non sono andate bene. E l'ingresso nel Ppe dell'astro nascente dell'opposizione ungherese, Peter Magyar, lo ha innervosito non poco. Delle tre capitali oggetto della missione è con Roma che Orban ha una maggiore comunità di vedute. Su immigrazione, sfida demografica, limitazione della sovranità europea il leader di Fidesz cercherà, e probabilmente troverà, l'asse con Giorgia Meloni. Ma sul posizionamento rispetto alle nomine dei vertici Ue i due restano distanti. E solo la premier italiana può giocarsi la carta del dialogo con la maggioranza. La presidenza ungherese inizierà il primo luglio sotto il segno dello slogan trumpiano "Make Europe Great Again". «Saremo degli onesti mediatori», hanno spiegato dal governo di Budapest provando a spegnere l'allarmismo che circola a Bruxelles sulla gestione del semestre. Difesa, competitività, un'ulteriore stretta all'immigrazione, allargamento con vista sui Balcani Occidentali, più che sull'Ucraina, saranno alcuni temi chiave di una presidenza che potrebbe limitare la portata attuativa del Green Deal e che di certo non si concentrerà sulle riforme istituzionali dell'Ue. Su molti di questi temi Orban può contare sull'appoggio di Meloni e sulla virata a destra che, sebbene con una portata minore del previsto, ha segnato le elezioni europee. Il voto in Francia, e la possibile vittoria di Marine Le Pen, avrà un ruolo così dirimente da allarmare anche la vicina Germania. «Mi preoccupano le elezioni in Francia, lo dico con chiarezza», ha ammesso il cancelliere Olaf Scholz. Le destre sovraniste sono già nei governi di Olanda, Finlandia e Repubblica Ceca. Paesi ai quali va aggiunta la Slovacchia guidata dal sovranista, ex membro dei Socialisti, Robert Fico.

Il sostegno all'Ucraina e il posizionamento sui top jobs Ue in vista del vertice di giovedì e venerdì continuano a dividere Meloni e Orban. Sul primo punto la premier non ha mai evocato l'idea che l'Italia possa sospendere il suo appoggio. Sul secondo tema i due giocano partite diverse. Meloni, assieme a Fiala, è l'unica leader a cui il Ppe guarda per l'allargamento a destra della maggioranza sul voto a Ursula von der Leyen. Il leader popolare Manfred Weber, nel suo costante mostrare il partito come kingmaker delle trattative, ha ribadito che il terzetto ai vertici europei dovrà tener conto di tre pilastri: la garanzia alla pace, la crescita economica, la limitazione dell'immigrazione con il prosieguo della politica dei patti con i Paesi africani. Ed è proprio il tema dei migranti che potrebbe portare il Ppe a convergere con i Conservatori, piuttosto che con i Verdi. Meloni, al di là dei temi, alzerà la posta sulla richiesta di un commissario di peso per l'Italia. E un ruolo, nelle trattative, verrà giocato anche dai termini del dialogo tra Ue e governo sul rientro dal deficit e del debito, vista l'imminente procedura di infrazione. Senza contare che, sul Pnrr, l'ok della Commissione alla quinta rata continua a non arrivare e l'Italia registra alcuni ritardi sull'effettiva spesa delle risorse finora arrivate. Orban, nel contesto dei top jobs Ue, si colloca nettamente all'opposizione. Si avvia a non votare né von der Leyen, né Antonio Costa (o Enrico Letta, come piano B) al Consiglio europeo, né Kaja Kallas come Alto Rappresentante. All'Eurocamera, per lui, le porte di Ecr sono chiuse mentre giovedì potrebbe nascere un nuovo gruppo sovranista, guidato a Afd. Ma è difficile che Orban ne faccia parte. A partecipare tra gli ungheresi potrebbe essere l'ancor più estremista partito Mi Hazank, accompagnato dagli spagnoli di 'Se acabò la fiesta', dai polacchi di Konfederacja, dagli slovacchi di Republic, dai romeni di S.o.S, dai greci di Niki e dall'eurodeputata di Reconquete, e compagna di Zemmour, Sarah Knafo. Tutte formazioni che i partiti filo-Ue considerano alla stregua dell'illegalità. Ma chissà che la mossa di Afd non sia anche una tattica per convincere Le Pen e Matteo Salvini a riammetterli nel gruppo Id.

 

Daghestan: 19 morti in attacchi terroristici
Quindici agenti delle forze dell'ordine, quattro civili - tra cui un prete ortodosso - sono stati uccisi in attacchi terroristici in Daghestan secondo il Comitato investigativo russo, che cita "dati preliminari". Ieri sera, uomini armati di probabile affiliazione islamista hanno aperto il fuoco contro due chiese, una sinagoga e una stazione di polizia stradale nelle città di Derbent e Makhachkala, nella repubblica caucasica del Daghestan. L'operazione antiterrorismo lanciata dalle autorità è stata dichiarata "completata" stamattina. "Secondo i dati preliminari, 15 agenti delle forze dell'ordine sono stati uccisi, così come quattro civili, tra cui un prete ortodosso", ha detto il Comitato in una nota, aggiungendo che cinque uomini armati coinvolti negli attacchi terroristici sono stati eliminati e le loro identità sono state stabilite.

 

Israele bombarda una scuola usata dall'Unrwa
Otto persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite ieri in un attacco aereo israeliano che ha colpito una scuola vicino alla città di Gaza, utilizzata per distribuire aiuti. Lo riportano i media internazionali, citando fonti palestinesi. Il raid avrebbe centrato parte di un istituto gestito dall'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa). L'esercito israeliano ha affermato da parte sua che il sito era stato utilizzato dall'Unrwa ma ad oggi veniva usato da militanti di Hamas e della Jihad islamica, aggiungendo di aver preso misure precauzionali prima del bombardamento per ridurre il rischio di danni ai civili. L'Unrwa comunica che sta esaminando i dettagli dell'attacco segnalato prima di fornire ulteriori informazioni.

 

Ballottaggi: urne aperte fino alle 15 per la seconda giornata
Urne di nuovo aperte, fino alle 15, per la seconda giornata dei ballottaggi nei 101 Comuni interessati. Riflettori puntati sulle sfide a Firenze, Bari, Perugia, Potenza e Campobasso. Gli altri capoluoghi al ballottaggio sono Avellino, Caltanissetta, Cremona, Lecce, Rovigo, Urbino, Verbania, Vercelli e Vibo Valentia. E' stata del 37% l'affluenza definitiva ai seggi rilevata ieri alla chiusura dei seggi alle 23 nelle 3586 sezioni dove si è votato per la prima giornata. Il dato delle ore 19 era stato del 27,89%, quello delle 12 dell'11,98%, confermando quindi una tendenza in calo rispetto al primo turno, quando però si votava anche il sabato e non il lunedì.