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Marina Berlusconi: "Su aborto e diritti Lgbt sono più in sintonia con al sinistra"

di Simone Alliva   26 giugno 2024

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Marina Berlusconi

Lo scontro Meloni-Schlein post elezioni. L'accordo per i vertici Ue e. Mosca oscura i media stranieri scomodi. Israele obbliga alla leva i giovani ortodossi. I fatti da conoscere

Marina Berlusconi: "Sono allarmata dagli estremismi in Europa"
Marina Berlusconi, in un'intervista al 'Corriere della sera', ribadisce il suo no alla politica: "Assolutamente no, né oggi, né in futuro" e spiega che la nuova casa editrice presentata ieri si chiamerà Silvio Berlusconi Editore e avrà come parola d'ordine 'libertà'. La presidente di Mondadori, lancia poi un allarme sul crescente successo dei movimenti estremisti in Europa, mentre aumentano le incertezze collegate al voto negli Stati Uniti. E sui diritti civili non ha dubbi: "Ognuno deve essere libero di fare le sue scelte" sostiene. Il tema della libertà "è una riflessione che va ben oltre la dialettica tra governo e opposizioni - riflette -. Mi sto riferendo a un problema più ampio, che riguarda la nostra civiltà e i nostri valori. In quasi 80 anni di pace abbiamo avuto la fortuna di poter considerare la libertà una conquista acquisita. Non è più così. Due guerre dilaniano i confini dell'Europa, mentre si sta coalizzando un inquietante fronte antioccidentale, dalla Russia alla Cina. Ma dobbiamo fare i conti anche con un nemico interno, non meno insidioso".

Per Marina Berlusconi "il successo alle Europee di movimenti con idee antidemocratiche non può non allarmare. Le preoccupazioni sulle conseguenze del prossimo voto negli Stati Uniti aumentano. Il problema di fondo è che il nostro mondo, l'Occidente, sta vivendo una terribile crisi d'identità". Secondo la presidente di Mondadori, a Bruxelles occorre "fare una riflessione molto profonda. Dietro il diffondersi di certe simpatie antidemocratiche - prosegue - c'è anche una crescente insofferenza, quasi una rabbia, verso l'Europa del troppo controllo, del dirigismo, della burocrazia. La risposta però non può certo essere quella di rinchiudersi nei propri confini. Al contrario, serve un'Europa più forte e più coesa, capace di far percepire alle persone tutti i benefici di una vera unità. Senza ambiguità su valori come libertà e democrazia, a cominciare dal sostegno all'Ucraina. Insomma, l'Europa può essere la nostra salvezza, oppure, attenzione, la nostra rovina".

E la destra italiana? Anche da noi c'è chi grida all'emergenza democratica... "Io proprio non la vedo - scandisce -. Questo governo ha sempre rispettato pienamente le regole della democrazia e in politica estera ha mantenuto la barra dritta su posizioni europeiste e filoatlantiche. Poi, per carità, ci sono anche temi su cui si può essere più o meno d'accordo...". Ad esempio, sui diritti civili. "Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso - evidenzia Marina Berlusconi -. Perché ognuno deve essere libero di scegliere. Anche qui si torna alla questione di fondo, quella su cui non credo si possa arretrare di un millimetro: la questione della libertà". 

 

Amministrative: scontro Meloni-Schlein. La premier evoca la "guerra civile", per la leader dem "non digerisce la sconfitta"
Dopo i "complimenti reciproci" post Europee, all'indomani dei ballottaggi volano gli stracci tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. È la premier, con un video postato di buon mattino sui social, a sferrare per prima l'attacco. La leader FdI torna a difendere, da "patriota", l'autonomia differenziata e accusa le opposizioni di essere "nervose" e usare "irresponsabili toni da guerra civile". Meloni ricorda chi in aula alla Camera ha evocato piazzale Loreto - "in pratica io dovrei essere massacrata e appesa a testa in giù", la sottolineatura - e le "liste di proscrizione della sinistra" sui parlamentari del Sud che hanno votato il ddl Calderoli "per incitare l'odio nei loro confronti". Per la premier, insomma, esiste una sinistra che si sta radicalizzando e che usa "parole e modi violenti", per mettere in campo "una difesa disperata dello status quo". Schlein, però, non intende cadere in quella che ama definire la 'trappola jukebox' della premier. "Non so che film stia vedendo Meloni, non è la prima volta che lancia allarmismi. Ognuno fa l'analisi della sconfitta con gli strumenti che ha. Capisco sia difficile digerire la sonora sconfitta e il tentativo di far parlare d'altro dopo un 6 a 0 tennistico", taglia corto. La leader dem, insomma, intende continuare a portare avanti in modo "testardamente unitario" le battaglie sostenute durante tutta la campagna elettorale. "Il messaggio a Giorgia Meloni è chiaro: basta con i tagli alla sanità, basta con l'autonomia che spacca il Paese. Il messaggio è rinnovato: 'Stiamo proprio arrivando'", insiste. La leader di FdI punge Schlein anche sul premierato. "Ci accusano di deriva autoritaria, poi si scopre che lo proponeva anche il Pds di Achille Occhetto circa 30 anni fa. In pratica Achille Occhetto era molto più avanti di Elly Schlein", attacca. Anche in questo caso la replica della segretaria dem non si fa attendere. "Meloni mi sembra un po' a corto di argomenti", taglia corto, prima di puntare il dito contro la proposta arrivata dal presidente del Senato Ignazio La Russa per una "riflessione" sulla legge elettorale per i sindaci e una revisione del doppio turno. "Non è che quando si perde si aboliscono le elezioni - tuona -. Non si scappa con il pallone in mano. Non è colpa degli elettori se la destra ha perso, è colpa loro. Noi non ci stiamo, e troviamo grave e sconveniente che la seconda carica dello Stato parli di cambiare le regole a pochi minuti dalla sconfitta, manca il senso delle istituzioni". Non manca poi l'ironia per la diversa lettura dei risultati arrivata dai due schieramenti. Donzelli dice che hanno vinto loro 4 a 3? "Voglio offrire la disponibilità di Davide Baruffi per capire come sono andate le elezioni", dice Schlein, lasciando ragionare di numeri il responsabile enti locali dem. "Prendo il pallottoliere ma è facile - replica lui -, siamo passati da 13 a 13 a 17 a 10. Capita di dover difendere il bidone anche quando è vuoto". "Anche noi ci siamo interrogati - ha aggiunto Schlein -, Donzelli stava dando i numeri e non capivamo, ma aveva sbagliato lui. Abbiamo fatto un sei a zero tennistico nei capoluoghi e strappato sei città alla destra, mentre loro ne hanno strappato tre a noi". Oggi, alla Camera, in occasione delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, andrà in scena un nuovo confronto tra le due leader. Schlein, infatti, dopo aver ascoltato la premier interverrà in dichiarazione di voto per il Pd. Prenderà la parola anche il leader M5S Giuseppe Conte. Perché, assicura la leader Pd, "uniti si vince".

 

La Russa: "I ballottaggi vanno ripensati. Schlein si scusi" 
"La valutazione non tocca al presidente del Senato. Io mi sono posto su una posizione di terzietà riguardo ai risultati, che sono controversi perché a macchia di leopardo. Non sarebbe stato corretto da parte mia accogliere le tesi della destra o della sinistra, che tra l'altro gridano alla vittoria entrambe. Il mio invito alla riflessione sull'astensionismo era rivolto a tutti". Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervistato dal Corriere della Sera, parlando dei risultati delle amministrative. "Mi ha stupito Elly Schlein, ha detto addirittura che io voglio abolire le elezioni — aggiunge —. Per un'affermazione del genere la segretaria dovrebbe scusarsi". Per La Russa," stavolta Schlein ha proprio esagerato". Poi il presidente del Senato spiega: "La mia nota di lunedì è stata scritta quando i dati della partecipazione non c'erano ancora e i risultati erano ignoti. Era un appello a una riflessione seria. Io mi riferivo all'astensione e la mia considerazione è che il ballottaggio non risolve il problema, anzi lo aggrava". E aggiunge: "invito a ripensare la legge per le amministrative seguendo l'esempio del doppio turno siciliano oppure inserendo altri idonei correttivi per incrementare la partecipazione e ridurre l'astensione".

 

Accordo per i vertici Ue. All'Italia una vicepresidenza
Lo schema che si ripete. E la risposta che non potrà che essere la stessa. Giorgia Meloni non si fa vedere per tutto il giorno a Palazzo Chigi. Sta preparando il discorso da fare alle Camere in vista del Consiglio europeo quando arrivano da Bruxelles le indiscrezioni di un accordo "chiuso" sui nuovi vertici comunitari. Lo stesso accordo, tra popolari, socialisti e liberali, criticato una settimana fa perché partiva "dai nomi e non dai temi" e non teneva conto dell'esito del voto. Che ha portato peraltro i conservatori che lei guida a diventare il terzo gruppo all'Eurocamera. Un mix che, stando a chi le ha parlato nelle ultime ore, avrebbe parecchio irritato la premier, pronta ad andare "allo scontro" giovedì, quando i 27 dovranno sedersi attorno al tavolo per votare il nuovo presidente del Consiglio europeo e per approvare anche il pacchetto dei cosiddetti top jobs. "Tutte le strade sono aperte al momento", sintetizzano i suoi. Un primo assaggio della postura italiana al tavolo si avrà già domattina. Quando Meloni ribadirà che dalle urne è emersa una indicazione per un "cambio di passo" piuttosto chiara, anche se non autosufficiente nei numeri. "Non ci sono solo le nomine, per noi è molto importante che dal Vertice esca un messaggio chiaro su temi per noi cruciali come la competitività dell'economia europea, la difesa, la migrazione e l'Agenda strategica", dice non a caso il fidato Raffaele Fitto. Il ministro - che concentra le deleghe degli Affari europei, delle politiche di coesione e del Pnrr - resta il candidato numero uno a lasciare Roma per Bruxelles, per andare a ricoprire quell'incarico "di peso" che la premier ha rivendicato per l'Italia nelle ultime settimane. La sua partenza, peraltro, non creerebbe scompensi nel governo perché l'ipotesi che continua ad essere più accreditata è che le sue deleghe restino a Palazzo Chigi (affidate agli attuali sottosegretari alla presidenza o a un nuovo sottosegretario ad hoc) senza prevedere alcun "rimpasto" di governo. "Nessun rimpasto", ha detto d'altronde più volte la premier. In ogni caso se ne parlerebbe parecchio più avanti, visto che il percorso per la formazione del nuovo esecutivo europeo andrà avanti fino all'autunno. Le trattative sulle deleghe sarebbero ancora aperte. L'Italia punterebbe al bilancio, sommato a coesione e Pnrr, e a una "vicepresidenza esecutiva", che stando a fonti europee citate da Bloomberg, sarebbe stata "offerta in cambio di un sostegno all'accordo". Ma a stare a cuore al governo italiano sono anche le priorità da inserire in agenda. E' chiaro che "sui migranti scrivere una cosa anziché un'altra può agevolare o allontanare" le posizioni, spiega chi sta seguendo da vicino il dossier. E senza "garanzie serie" che ci sarà una virata anche su altri temi, a partire dalla transizione green, diventerebbe complicato, spiegano anche nella maggioranza, un sì al bis di Ursula von der Leyen. Non solo quando, a metà luglio, ci sarà il passaggio parlamentare. Ma anche già al Consiglio del fine settimana. "Sono in atto mille contatti", anche perché uno dei Paesi fondatori che si sfila dall'intesa sarebbe senza precedenti. "Ma Giorgia fa quello che è nell'interesse nazionale", spiegano i suoi. E potrebbe dire sì anche a un quadro che non è per lei l'ideale se è nell'interesse dell'Italia, come già ha fatto sul Patto di Stabilità, ad esempio. Ma, dice più di un esponente di rango di Fdi, potrebbe anche "votare no, o astenersi, tutte le strade sono aperte al momento". E ci si prenderà tutto il tempo di qui a venerdì per ottenere quel "riconoscimento" che passa certo per il commissario di peso. Ma anche, per quell'agenda che deve segnare lo "spostamento a destra" indicato dalle urne.

 

Mosca oscura media stranieri, anche Rai e siti italiani
La Russia ha risposto al blocco delle attività di trasmissione di tre suoi media nell'Unione europea oscurando a sua volta i siti di 81 testate di Paesi dell'Unione, compresi quelli della Rai, di La7, della Repubblica e della Stampa. Mentre dall'Aja la Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso due nuovi mandati di arresto per l'ex ministro della Difesa russo Serghei Shoigu e per il capo di stato maggiore, Valery Gerasimov, accusandoli di "crimini di guerra" e "crimini contro l'umanità" per i bombardamenti missilistici sulle centrali elettriche in Ucraina. Mosca ha annunciato il blocco dei siti europei dopo l'entrata in vigore, oggi, del bando sul territorio della Ue di quelli dell'agenzia Ria Novosti e dei giornali Izvestia e Rossiyskaya Gazeta, accusati da Bruxelles di essere organi della propaganda del Cremlino per "portare avanti e sostenere la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e per la destabilizzazione dei Paesi vicini". Il Paese più colpito dalla ritorsione russa è la Francia, con il blocco dei siti di nove media, tra i quali l'agenzia Afp. "La parte russa ha avvisato ripetutamente e a vari livelli" che "la persecuzione politicamente motivata" di giornalisti russi e il bando a media russi nella Ue "non sarebbero stati ignorati", ha affermato il ministero degli Esteri. "Nonostante questo - si legge ancora in un comunicato - Bruxelles e i Paesi membri hanno scelto di seguire la strada della escalation, costringendo Mosca ad adottare contromisure simmetriche e proporzionate". Tali contromisure, secondo la diplomazia russa, hanno preso di mira media della Ue che "sistematicamente diffondono false informazioni sull'andamento dell'operazione militare speciale", cioè sul conflitto in Ucraina. La Farnesina ha riposto definendo "ingiustificata" la decisione di Mosca e dichiarando che le emittenti e le testata giornalistiche italiane "hanno sempre fornito un'informazione oggettiva e imparziale sul conflitto in Ucraina". La Russia ha scelto di "utilizzare in maniera distruttiva la violenza in Ucraina" con "azioni che sono contrarie al diritto internazionale e a ogni principio di legalità e di convivenza civile", e tutto questo "non verrà cancellato dai divieti imposti ai media e ai giornalisti italiani e di tutto il mondo", conclude il ministero degli Esteri italiano. Anche il gruppo Gedi, editore di Repubblica e Stampa, si è rammaricato per le contromisure, affermando che "danneggeranno in ultima istanza i soli cittadini russi", e ha detto di rimanere impegnato a "garantire un'informazione libera e di qualità". Per quanto riguarda i mandati di arresto per Shoigu e Gerasimov, la Cpi ha spiegato che la misura si riferisce a bombardamenti missilistici contro infrastrutture elettriche condotti dall'ottobre del 2022 al marzo del 2023. Secondo la Corte, i raid erano "diretti contro obiettivi civili", ma anche nel caso che tali strutture potessero essere qualificate come obiettivi militari, "i danni civili che potevano essere previsti sarebbero stati chiaramente eccessivi rispetto al vantaggio militare" auspicato. Gerasimov è ancora capo di stato maggiore, mentre Shoigu, che all'epoca dei fatti contestati era ministro della Difesa, è attualmente segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale. La decisione della Cpi, ha affermato quest'ultimo organismo, è "insignificante" perché la giurisdizione della Corte non si estende alla Russia, che non ne fa parte, ed è stata presa "nel quadro della guerra ibrida dell'Occidente contro il nostro Paese". Volodymyr Zelensky ha invece accolto con favore l'annuncio, affermando che "ogni criminale coinvolto nella pianificazione e nell'esecuzione" degli attacchi in Ucraina "deve sapere che sarà fatta giustizia". "Speriamo di vederli dietro le sbarre", ha aggiunto il presidente ucraino, dicendo di aspettare "ulteriori mandati di arresto". Nel marzo del 2023 la Cpi aveva emesso mandati di arresto anche per il presidente russo Vladimir Putin e per Maria Llova-Belova, commissaria della presidenza per i diritti dei minori, accusandoli di "crimini di guerra" per la deportazione di bambini dall'Ucraina. Una imputazione respinta dalle autorità di Mosca.

 

La Corte d'Israele obbliga alla leva i giovani ortodossi
Anche i giovani ortodossi in Israele saranno obbligati a fare il militare, senza più esenzioni e da subito. La Corte Suprema ha sancito un principio storico nella realtà di un Paese dove il servizio militare è da sempre obbligatorio per uomini e donne, eccetto che per gli ortodossi ed ha rimosso una disparità avversata da gran parte della popolazione. Al tempo stesso ha aperto una forte crepa nel governo di Benjamin Netanyahu, vista la presenza nella coalizione di maggioranza di 2 partiti religiosi - Shas e Torah Unita - depositari insieme di 18 seggi su 64 dell'esecutivo del premier. Subito dopo la sentenza, la procuratrice generale dello stato Gali Baharav Miara ha chiesto che il ministero della difesa disponga immediatamente l'arruolamento di 3mila giovani ortodossi, su una platea stimata di circa 63mila validi per la leva. Ed ha sollecitato che si prepari un piano di leva per aumentare gradualmente quel numero in base alle attuali esigenze dell'Idf. La sentenza dei giudici - presa all'unanimità, inclusi i due più conservatori e religiosi dell'Assise - ha stabilito che non esiste più "alcun quadro giuridico che consenta al governo di concedere esenzioni totali dal servizio militare agli studenti ortodossi delle scuole religiose". Per questo, non può continuare - come prevedono le regole stabilite dal governo nel 2023 - a dare istruzioni all'Idf e alla difesa di non provvedere a tali disposizioni. E non può proseguire, come avviene oggi in base alle norme attuali, a "fornire sostegno finanziario agli studenti delle scuole religiose che studiano" invece di prestare il servizio militare. "In questi giorni, nel mezzo di una dura guerra - ha sottolineato la Corte - il peso della disparità è più acuto che mai e richiede la promozione di una soluzione sostenibile a questo problema". A spingere la Corte - secondo i commentatori - sono stati due fattori. Il primo è la scadenza della legge originale che consentiva le esenzioni e che il Likud vuole sostituire con un'altra che cambierebbe di quasi nulla e per questo fortemente contestata. Il secondo fattore è ovviamente la guerra ad Hamas con l'esercito sotto pressione che ha portato ad un richiamo senza precedenti di circa 300mila riservisti. Senza dimenticare, inoltre, il possibile scenario di un altro conflitto: quello alle porte con gli Hezbollah in Libano. Tutta l'opposizione a Netanyahu ha salutato come "storica" la decisione della Corte. Il centrista Yair Lapid - riferendosi appunto alla legge presentata dal governo alla Knesset - ha detto che "i giorni degli accordi loschi sono finiti". Il Likud ha detto invece di puntare sulla sua legge per riformare la leva degli ortodossi ed ha criticato la Corte Suprema. Al 263/esimo giorno di guerra, Hamas ha denunciato che in un raid israeliano sul campo profughi di al Shati a Gaza City sono state uccise 13 persone. Dieci di queste - ha aggiunto - erano parenti di Ismail Haniyeh, leader della fazione, tra cui la sorella Zaher. "Israele - ha fatto sapere Haniyeh - si illude se pensa che colpire i miei parenti possa cambiare la mia posizione". Nella situazione disastrata della Striscia, il capo dell'Unrwa Philippe Lazzarini, citando dati Unicef, ha detto che "ogni giorno a Gaza 10 bambini perdono in media una o due gambe". I numeri - ha aggiunto - non includono quelli che hanno perso mani o braccia. Sul piano politico, il Consigliere nazionale israeliano Tzachi Hanegbi, rispondendo alle richieste pressanti degli Usa, ha rivelato che il piano di Israele per il "giorno dopo" Hamas comincerà ad essere attuato nel nord di Gaza nei prossimi giorni. Non si ferma intanto lo scontro con gli Hezbollah in Libano che rischia di diventare una guerra totale. E gli Usa hanno avvertito i miliziani sciiti, alleati dell'Iran, di non essere in grado di fermare un attacco israeliano in Libano.

 

Un mese ai Giochi, Parigi tra crisi politica e sicurezza
A un mese dall'avvio dalle Olimpiadi di Paris 2024, i Giochi parigini sembrano ancora distanti, più che mai eclissati dalle elezioni politiche anticipate convocate a sopresa dal presidente Emmanuel Macron per il 30 giugno e il 7 luglio. A trenta giorni dal via, lungo le rive della Senna, ancora non si è in grado di dire quale sarà il governo in carica il giorno dell'inaugurazione in mondovisione. Tutti i sondaggi degli ultimi giorni preannunciano una debacle del campo macronista - anche se l'attuale presidente, salvo fantascientifiche soprese, dovrebbe restare in carica - nonché un trionfo del Rassemblement National (RN), il partito nazionalista di Marine Le Pen che potrebbe bissare l'exploit delle recenti elezioni Ue, con oltre il 30% dei favori. Dopo le allerte degli 007 francesi sui rischi per l'ordine pubblico nelle due serate elettorali del 30 giugno e del 7 luglio, Macron ha disposto lo studio di un "piano B" alternativo alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi sulla Senna. Si tratterebbe "di un'inaugurazione senza barconi sul fiume ma ristretta ad una semplice sfilata delle delegazioni al Trocadéro davanti alla tribuna autorità", secondo quanto ha appreso l'ANSA da una fonte vicina all'organizzazione delle sicurezza per le Olimpiadi. Nella République travolta dalla crisi politica e già duramente colpita dal terrorismo, da Charlie Hebdo fino al Bataclan, la sicurezza resta il tema più sensibile di queste Olimpiadi, organizzate a cento anni dai precedenti Giochi parigini del 1924. Poliziotti, gendarmi, prefetti e governo affermano di essere pronti a superare la sfida olimpica, nonostante la forte instabilità politica che si aggiunge ad un clima di tensioni internazionali e minacce elevate, a partire dall'allerta rossa sugli attacchi cyber rilanciata oggi dal giornale Le Parisien. ''Tutto è pronto'', assicura l'attuale ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, intervistato da CNews/Europe 1, assicurando che qualsiasi ministro possa eventualmente prendere il suo posto nelle prossime settimane dovrà solo ''mettere i piedi nelle pantofole'', come dire, non avrà nulla da temere perché tutto il grosso del lavoro è già stato minuziosamente svolto a monte. Lo stesso Jordan Bardella, il ventottenne candidato come futuro premier in caso di vittoria del Rassemblement National, ''ha detto che c'è un buon ministro dell'Interno e che questo è positivo per i Giochi. E' un po' l'omaggio del vizio alla virtù'', ironizza Darmanin, che potrebbe dover cedere l'incarico dopo il 7 luglio. Intervistati dall'agenzia France Presse, poliziotti e gendarmi si aspettano tuttavia un periodo propizio a manifestazioni e a proteste più o meno violente in caso di assenza di maggioranza politica chiara in parlamento e Macron ha addirittura evocato il rischio di ''guerra civile'' in caso di vittoria delle estreme. Le ''banlieue non bruceranno'', garantisce Darmanin a quattro settimane dalla cerimonia di apertura, il 26 luglio, con la grande parata fluviale sulla Senna, qualcosa di totalmente inedito nella storia olimpica e in vista della quale, secondo gli ultimi dati, mancano ancora 400 agenti privati della security. A presidio della cerimonia inaugurale verranno schierati 45.000 agenti mentre la capienza di pubblico è stata rivista al ribasso, con 326.000 spettatori sui Lungosenna. Sarà la delegazione dell'Italia a sfilare sulla Senna - nella cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Parigi 2024 - sullo stesso barcone di Israele, la delegazione più sorvegliata dei Giochi perché obiettivo di possibili attentati terroristici. Lo ha appreso l'ANSA da fonti vicine all'organizzazione della sicurezza per i Giochi olimpici. La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha annunciato che farà il promesso tuffo nella Senna il 15 luglio, dopo aver rinviato l'evento a causa delle elezioni anticipate e ancora non c'è una data precisa per il promesso bagno di Emmanuel Macron. Le acque del fiume parigino, o meglio il loro grado di inquinamento, sono uno degli argomenti più dibattuti nelle settimane di avvicinamento alle Olimpiadi. Hidalgo farà una nuotata nel fiume "dopo il 14, 15, 16 o 17 luglio a seconda del tempo", ha dichiarato durante un aggiornamento sull'andamento dei preparativi, perchè in caso di pioggia il livello di inquinamento delle acque inevitabilmente sale. Nei rilievi effettuati lo scorso 16 giugno, a 40 giorni dal via, l'acqua risultava ancora troppo inquinata per potervi autorizzaare le previste competizioni di nuoto e triathlon ma il prefetto, Marc Guillaume, si dice tuttavia "fiducioso, insieme con il Comitato organizzativo, sullo svolgimento delle prove tra fine luglio e inizio agosto". Intanto, mentre nella capitale gemellata con Roma cominciano a vedersi i primi anelli Olimpici - a cominciare da quelli giganteschi sistemati sulla Torre Eiffel - l'adesione dei cittadini alla festa sportiva fatica a percepirsi, incluso in Seine Saint-Denis, il dipartimento a nord della capitale che concentra diversi impianti olimpici. Seduto su una panchina al sole, Hicham Bennady, sembra più preoccupato per i potenziali effetti negativi sul traffico. 'Le Olimpiadi? "Non le sento'', dice il quarantaduenne impiegato nel campo dell'aeronautica, secondo cui ''mancano gli eventi, l'animazione. Non ho l'impressione che abbiano previsto di far partecipare la popolazione". In tanti, come lui, temono soprattutto ingorghi e difficoltà di spostamenti e per chi può permetterselo, nei quartieri più agiati della Ville Lumière, la parola d'ordine sembra ormai diventata una sola: "Fuggire da Parigi durante i Giochi".