Da “dimidiata civitas”, città dimezzata, a Capitale (al singolare) per due cittadine europee frontaliere Nova Gorica (pronuncia Nova Gorìza) e Gorizia, la prima slovena e l’altra italiana. Da popolazione divisa nel 1947 da un solco di gesso di confine tra Italia e Jugoslavia a oggi entità unica per merito dell’Unione Europea e della Cultura. Una prima volta assoluta nella storia mondiale.
Le date intermedie sono state tante, ma soprattutto il 1991 quando la Slovenia si rese indipendente dalla Federazione jugoslava, il 2004 quando la Slovenia diventava Stato membro della Ue, e il 2007 quando la Slovenia entrava in area Schengen. I festeggiamenti per GO 25 Borderless (le due Gorizie senza confini) appena iniziati si snoderanno per un anno intero all’insegna del verde smeraldino, il colore sui generis del fiume Isonzo, che nasce in Slovenia dove si chiama Soca (pronuncia Sòcia) e sbocca nel Mar Adriatico. Fa un certo effetto vedere piazza Transalpina piena di gente, lì dove nel 1947 correva il filo spinato. Tanta gente felice di calpestare un’area per molto tempo vietata. La metà italiana della piazza mostra ancora il vecchio cippo di confine e mantiene il nome “Piazza Transalpina”, in ricordo di quella Stazione ferroviaria Transalpina costruita dagli Asburgo nel 1906 (poi passata alla Jugoslavia e poi alla Slovenia) per collegare Trieste a Vienna. Per l’altra metà della piazza, quella slovena, è stato scelto il nome “Trg Evrope” (Piazza Europa). Così c’è una piazza con un doppio nome. Anche questo un primato.
Il punto forte della piazza piastrellata a nuovo con pietra carsica di Repen/Monrupino è il mosaico centrale che ricorda il confine che non c’è più, luogo iconico per i turisti che si fanno selfie con un piede in Slovenia e l’altro in Italia. Il corteo inaugurale di GO 25 Borderless, partito dalla stazione centrale di Gorizia, ha raggiunto dopo un lunghissimo serpentone di qualche chilometro la stazione slovena (Zelezniska Postaja) di Nova Gorica, appunto in Trg Evrope. È stato un tripudio di colori, bande, danze, giovani e giovanissimi tutti a sventolare le bandierine verde smeraldino.
Mai visti tanti politici a Gorizia al seguito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente della Repubblica slovena Natasha Pirc Musar. Mai viste tante emittenti internazionali e locali. Insomma, una vasta eco per un fatto eccezionale.
Chissà quali erano nel frattempo i pensieri degli adulti e degli anziani presenti, storditi da questa gioia, da questa celebrazione in una giornata di sole inaspettata che faceva a pugni con il loro passato grigio e rancoroso. In effetti la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza, le Foibe hanno creato trincee mentali dolorose e difficili da spiegare a chi non è di questo territorio.
Tantissime le storie del confine che correva dentro questa piccola Berlino poco conosciuta. Il suo tracciato era stato deciso dagli Alleati a tavolino, senza alcuna considerazione per uomini e cose. È passato in mezzo ai cimiteri (a Merna, per esempio), ha diviso le proprietà private. Finanche le case dalle loro stalle. Storie che in quasi 80 anni hanno riempito libri, articoli e servizi fotografici. Narrazioni private che sono emerse a mano a mano nel corso degli anni. Vicende penose e struggenti di gente che si è trovata di là o di qua dal confine in base alla posizione della propria casa. Molto spesso erano motivazioni familiari più che ideologiche. Ma ugualmente capaci di creare rivalse, rappresaglie, vendette. E anche quando i fucili tacquero finalmente, ha continuato a serpeggiare il distinguo: «Io sono italiano», «io sono sloveno», sottolineato con forza a parole o con silenzi accusatori.
Arrivando a Gorizia per la prima volta nell’ottobre del 1986, quasi 40 anni dopo il tracciamento del confine, esisteva ancora la cortina di ferro tra Italia e Jugoslavia. «Ma qui la guerra è finita ieri?», ci si chiedeva. Un’avvertenza fu subito tassativa: «Non avvicinarti a tutti i confini (internazionali, secondari, agricoli), perché tu non li vedi, ma i graniciari ( guardie di confine jugoslave) vedono te, e prima sparano e poi dicono “Stoj” (Alt)».
Tutti passavano la frontiera con la “Propustnica” (un lasciapassare valido per pochi chilometri attorno a Gorizia). Gli italiani per fare benzina o per andare a giocare nei tanti Casino di Nova Gorica, gli Sloveni per fare la spesa e acquisti a Gorizia. Convenienza più che voglia di passare il confine. Nel 1991 si videro i carri armati jugoslavi fatti saltare da civili sloveni al valico internazionale di Casa Rossa. Finalmente arrivò il 2004 e poi il 2007. Lentamente si cominciò a parlare di un futuro comune tra italiani e sloveni. E siamo alle celebrazioni. Ma la gioia più grande è ancora di là da venire. Perché spetterà sicuramente ai giovani e ai giovanissimi eliminare quei confini mentali che ancora esistono.