Politica
27 agosto, 2025La presidente del Consiglio dalla kermesse di Cl: "Bruxelles incapace di rispondere alle sfide di competitività poste da Cina e Usa". E attacca "i giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare"
È stata accolta da una standing ovation, Giorgia Meloni, al suo arrivo al Meeting di Rimini per la prima volta da presidente del Consiglio — qualcuno si ricorderà anche i fischi riservati a Giuseppe Conte nel 2022. La kermesse di Cl “da quasi mezzo secolo segna un momento fondamentale” nel dibattito pubblico italiano, ha detto la premier. “È per me un piacere e un onore essere qui, quello che accade qui ogni anno è estremamente prezioso, so bene quanto sacrificio e dedizione" richiedano eventi come questo.
Contro i "profeti di sventura"
Prima di affrontare i temi più caldi del momento, Meloni ha attaccato i “profeti di sventura che vedevano proprio nella politica estera il tallone d’Achille” del governo. Anche “la stampa internazionale mai benevola con noi è portata spesso a considerarci una anomalia positiva. Posso augurarmi che in cuor loro siano tutti contenti di essersi sbagliati”.
Guerra a Gaza e Israele
Poi, su Gaza ha pronunciato parole di condanna che finora non si erano quasi mai sentite. "Non abbiamo esitato un solo minuto a sostenere il diritto all'autodifesa di Israele dopo l'orrore del 7 ottobre ma allo stesso tempo non possiamo tacere ora di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità mietendo troppe vittime innocenti arrivando a coinvolgere anche le comunità cristiane”. L’uccisione dei giornalisti è “ingiustificabile”, è “un inaccettabile attacco alla libertà di stampa e a tutti coloro che rischiano la vita per raccontare il dramma della guerra”.
Le parole su Draghi e l'Ue
Sullo stato di salute dell’Unione europea, Meloni ha dato ragione a Mario Draghi che, sempre sul palco del Meeting di Rimini, aveva criticato l’“irrilevanza” di Bruxelles nello scacchiere globale. “L'Unione europea è sempre più condannata all'irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere efficacemente alle sfide di competitività poste da Cina e Stati Uniti come, ha giustamente rilevato Mario Draghi da questo palco — ha detto la premier —. Molte delle critiche che ho sentito rispetto all'attuale condizione" dell'Ue "le condivido così tanto da averle formulate molto spesso nel corso degli anni, tanto da venire criticata aspramente anche da chi oggi si spella le mani”.
Guerra in Ucraina
Sull’Ucraina rivendica la proposta di estendere per Kiev le garanzie dell’articolo 5 del trattato Nato. Dopo tre anni di guerra, ha detto la presidente del Consiglio, "si sono aperti spiragli per un percorso negoziale, grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno compatto che l'Occidente, l'Europa e l'Italia hanno garantito, nonostante un'opinione pubblica non sempre convinta. La chiave di volta per la pace — ha continuato — è l'attivazione di robuste garanzie di sicurezza per l'Ucraina, capaci di prevenire nuove aggressioni. È il punto di partenza stabilito a Washington. La proposta italiana, basata su un meccanismo ispirato all'articolo 5 della Nato, è attualmente la principale sul tavolo" e di questo "dobbiamo essere fieri”.
Migranti
Sui migranti: "Voglio dire con chiarezza che ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di governare il fenomeno" dell'immigrazione illegale "verrà rispedito al mittente: non c'è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di fare rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millenio e di salvare vite umane".
Il passaggio sulle riforme della Giustizia e del premierato
“Andremo avanti con la riforma della Giustizia, nonostante — ed ecco il secondo attacco — le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare”, ha assicurato Meloni, ripetendo un refrain tanto caro alla destra al governo che, ciclicamente, si scaglia contro le “toghe rosse” accusate di mettere volontariamente i bastoni tra le ruote all’esecutivo. Separazione delle carriere, ma anche premierato: “Andremo avanti con la riforma del premierato, perché pensiamo che l’elezione diretta del premier sia la garanzia più solida per stabilità, governabilità e competitività”.
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