Politica
27 agosto, 2025Dal quartier generale del M5s: "Questa non è una resa dei conti con il Pd, ma un riequilibrio dei rapporti nel campo progressista"
Un’egemonia silenziosa, costruita passo dopo passo, senza mai rompere apertamente. Giuseppe Conte non grida, non sfida più frontalmente Elly Schlein. Ma, pezzo dopo pezzo, muove le pedine del campo largo come fossero tutte parte della sua scacchiera. E la mossa Tridico in Calabria, insieme al ritorno di Roberto Fico in Campania, è molto più di una candidatura: è il segnale che il Movimento 5 stelle ha deciso di alzare il livello dello scontro dentro l’alleanza.
Una candidatura, quella dell’ex presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, e "padre" del reddito di cittadinanza, che non nasce solo da valutazioni territoriali – anzi. "Con Tridico lanciamo un messaggio chiaro: noi siamo la sinistra sociale", spiegano fonti di peso del M5s. E se la Calabria è considerata da tutti un terreno impervio, con il centrodestra ancora forte e radicato, per Conte il valore politico della mossa è altrove: nel simbolismo nazionale, nella narrazione di un Movimento che torna tra la gente e nei territori con facce riconoscibili e storie coerenti. Al Nazareno, non a caso, c’è chi non nasconde un certo nervosismo. “Conte vuole vincere… ma anche se si perde, il Pd dovrà comunque pagare il conto”, sospira un dirigente dem. La dinamica, del resto, è chiara: se il centrosinistra dovesse conquistare Campania, Puglia e magari anche la Toscana, il merito – sul piano della narrazione pubblica – sarebbe da spartire con Conte, che avrà indicato due pesi massimi come Fico e Tridico, e dettato la linea su più di un programma regionale. Ma se invece le urne dovessero premiare il centrodestra in Calabria, nelle Marche, e magari anche in Veneto, sarà Schlein a finire nel mirino.
Un gioco a somma positiva per Conte. E per la segretaria dem, una trappola politica difficile da disinnescare: "Non può dire di no alle alleanze, ma non riesce a guidarle", nota con una certa amarezza un parlamentare Pd della minoranza. Conte, nel frattempo, si muove da federatore. Ha riattivato i contatti con l’ala movimentista, riavvicinato alcuni mondi dell’associazionismo e, soprattutto, punta a incassare la centralità del M5s sul piano dei contenuti. In Toscana, nelle Marche ma anche altrove i grillini sono riusciti a inserire nel programma temi e linguaggi riconoscibili: salario minimo, ambientalismo radicale, reddito di dignità. "Questa non è una resa dei conti con il Pd, ma un riequilibrio dei rapporti nel campo progressista", è la linea ufficiale che filtra dal quartier generale del M5s.
Operazione Palazzo Chigi
In realtà, nei corridoi di Montecitorio la chiamano con un altro nome: l’operazione Palazzo Chigi. Tanto più se si dovesse votare il prossimo anno, cioè a poca distanza dalle elezioni regionali, anziché alla scadenza naturale della legislatura. Perché se l’alleanza regge alle regionali, e magari porta a casa qualche vittoria, Conte avrà modo di presentarsi come leader co-paritario, se non addirittura come azionista di maggioranza. E se l'alleanza dovesse andare in crisi? Potrà sempre dire che è stato il Pd a volerla affossare, a non saper vincere nemmeno quando il M5s si mette a disposizione. Un retroscena che non sfugge a nessuno dei protagonisti. Né a Schlein, che sta valutando come blindare alcune candidature per rafforzare la sua leadership (soprattutto in Toscana e Puglia), né ai governatori uscenti, che temono di essere travolti da dinamiche nazionali che poco hanno a che fare con la gestione dei territori. In questo clima, anche l’ipotesi di una federazione progressista post-voto appare sempre più sfumata. Conte vuole tutto, o quasi. E la sua campagna 2025 assomiglia più a un assaggio delle prossime politiche che a un semplice giro di regionali. Tridico non è solo un candidato: è il simbolo di una linea. La linea Conte.
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