Politica
9 gennaio, 2026La conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio: "L'unico modo per arrivare alla pace è la deterrenza, ma non manderemo truppe in Ucraina". E critica Vannacci
È iniziata alle 11 di oggi - 9 gennaio - la consueta conferenza stampa di fine anno - ormai diventata di inizio anno - di Giorgia Meloni. Nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera, la presidente del Consiglio ha risposto alle domande dei giornalisti, che hanno spaziato tra i temi di attualità nazionale (come la Manovra approvata a fine 2025) e internazionale, con particolare attenzione rivolta alla situazione in Venezuela e al rilascio dei prigionieri politici italiani.
La diretta video
La situazione della stampa
La conferenza è cominciata con una breve protesta dei giornalisti (l'incontro è stato organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e dall'Associazione della stampa parlamentare) e il ricordo delle vittime della strage di Crans-Montana. Poi, l'esordio della premier sul tema della sicurezza dei giornalisti, in risposta all'appello del presidente dell'Odg Carlo Bartoli: "Sono contenta si apprezzi l'impegno che il governo aveva preso in questa sede un anno fa, in particolare nei confronti degli inviati all'estero in zone di guerra. Ci consentono di arrivare in posti dove i nostri occhi altrimenti non potrebbero arrivare, vale anche per i luoghi oltraggiati dalla criminalità organizzata. La presidenza del Consiglio ha organizzato un seminario ad hoc sul tema. È stata inserita una norma". E poi sull'assalto alla sede de La Stampa: "La mia personale solidarietà e quella del governo non è mai mancata, è sempre stata netta. La libertà di stampa è fondamentale nello stato di salute di qualunque Nazione democratica".
La premier ha dato anche aggiornamenti sull'adottamento della direttiva europea anti-Slapp, che punta a contrastare le querele temerarie: "Nella legge di delega europea del 2025 è stato approvato un emendamento del governo che dà la delega a recepirla, apportando alcune modifiche definite dal nostro ordinamento". Una direttiva che per Meloni "è stata legata alle questioni relative al caso Paragon e a Francesco Cancellato (direttore di Fanpage, che ha denunciato lo spionaggio dei suoi dispositivi). È una questione che come voi sapete è stata oggetto di un lungo lavoro del Copasir, cioè del comitato che chiaramente è competente per queste materie e che con la relazione del giugno 2025 ha escluso che Graphite, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti. È una relazione che è stata votata all'unanimità, dopodiché però ci sono anche due procure che stanno lavorando su questo tema e confidiamo che anche qui si possa arrivare ad avere delle risposte. Quello che posso dire io è che il governo, per il tramite delle agenzie di intelligence, sta fornendo tutto il supporto che è necessario".
Sull'equo compenso dei giornalisti: "Il tema mi sta molto a cuore. Ne abbiamo parlato negli ultimi giorni con i ministeri competenti, soprattutto quello della Giustizia. Entro il mese di febbraio avremo le tabelle che servono per portare avanti questo provvedimento. Il contratto dei giornalisti? C'è un tavolo aperto. Il contratto è scaduto da tempo. Questo governo ha a cuore il tema del rinnovo". E la risposta alla protesta di inizio conferenza: "Non mi è chiara la ragione per cui si faccia una mobilitazione in questo contesto, la responsabilità non è nostra. Capisco che c'è un momento di visibilità, ma non è mai accaduto che alla conferenza stampa del presidente del Consiglio ci sia una contestazione per qualcosa su cui non ha responsabilità. Possiamo parlare quanto vogliamo di questi temi, dopodiché abbiamo qualche problema per cui da qui a qualche decennio la professione del giornalista potrebbe non esistere più. Durante il G7 ne parlammo in relazione all'intelligenza artificiale, su questo sappiate che ci sono".
Tensioni americane
Su Alberto Trentini, sottolinea che "il governo italiano affronta questa situazione da 419 giorni, da quando è detenuto. Alberto Trentini non è l'unico prigioniero in Venezuela, ma abbiamo sempre affrontato la vicenda con tutti i canali d'intelligence e diplomatici. Non smetteremo di andare avanti finché la signora Armanda non sarà in grado di riabbracciare suo figlio. Ho parlato tante volte con lei. Saluto con gioia la liberazione di Biagio Pilieri, mentre il provvedimento di scarcerazione di Luigi Gasperin non è stato ancora definito. Spero possa essere l'inizio di una nuova definizione nei rapporti tra Italia e Venezuela".
“Per la sinistra è la realtà che si piega all’ideologia - ha detto Meloni rispondendo a una domanda sulle tensioni tra esuli venezuelani e alcuni militanti della Cgil -. Spiegare a un venezuelano cosa vuol dire essere venezuelano è surreale. La risposta migliore l’hanno data i venezuelani. Non mi interessa il giudizio di una sinistra che sta fuori dalla storia”.
Trump-Groenlandia e la linea rossa che il tycoon non può oltrepassare: "Non ho cambiato idea. Continuo a non credere che gli Stati Uniti avviino un'opzione militare, che non condividerei, nei confronti della Groenlandia. Non converrebbe a nessuno, neanche a loro. Quello che è stato ribadito nello statement sottoscritto dai leader europei è che allo Stato l'ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso sia da Rubio che da Trump. Penso che l'amministrazione Trump, con i suoi metodi un po' assertivi, stia soprattutto ponendo l'attenzione sull'importanza strategica della Groenlandia, e in generale dell'area artica, per i suoi interessi e la sua sicurezza. È una zona in cui agiscono tanti attori stranieri. Il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno l'ingerenza di altre figure stranieri. Si tratta di un tema che deve interessare anche noi, soprattutto da un punto di vista del cambiamento climatico. È la ragione per cui anche nella Nato si è stabilito che l'area artica è una priorità".
E se gli Stati Uniti dovessero effettuare qualche intervento, cosa dovrebbe fare l'Europa? "Se questa situazione dovesse manifestarsi, ne parleremmo, come abbiamo fatto in questi giorni in cui si è alzata la tensione. Deve essere però la Nato ad avviare un dibattito serio, ancora più attento per allentare la pressione sul tema. Dopodiché sicuramente l'Europa deve continuare a lavorare in ambito atlantico per una maggiore presenza nell'area. A tal proposito ci lavora anche il governo italiano, ma non dalle ultime ore. Entro la fine di questo mese il ministero degli Affari esteri presenterà un piano strategico sull'Artico. L'obiettivo è preservarne la pace e la sicurezza, aiutare le aziende italiane che vogliono investire su questa realtà e favorire la ricerca sul territorio. Io mi occuperei più di prevenire. E il modo migliore è garantire che ci sia una presenza seria e significativa dell'alleanza Atlantica".
"Macron ha ragione: è arrivato il momento in cui anche l'Europa parli con la Russia - dice Meloni -. Se si parla con una sola delle due parti in causa, il contributo ai negoziati è limitato. Poi c'è da capire chi deve farlo. Se da una parte decidiamo di riaprire i negoziati con la Russia dal lato europeo, ma lo facciamo in maniera sparsa, facciamo un favore a Putin. Ed è l'ultima cosa che vorrei. Noi abbiamo avuto questo problema dall'inizio delle negoziazioni. Per questo sono sempre stata favorevole a un inviato speciale dell'Europa per la questione Ucraina. Così da avere una sola voce. Poi, del ruolo dell'Italia, ne parleremo quando avremo un percorso di pace, in cui capiremo anche quali sono le condizioni della pace. A oggi mi sembra impossibile l'ingresso della Russia nel G7".
Truppe italiane in Ucraina?
Capitolo soldati italiani in Ucraina. Se ci fosse la partecipazione della Nato, l'Italia sarebbe pronta a spedire le proprie forze militari? "Non condivido il riferimento al veto filo-putiniano di Salvini. Questa è una lettura che considero di parte. I dibattiti non si fanno tra filo-russi e filo-ucraini. Che poi i fili ce li hanno i burattini, non i politici. E se ce li hanno, non devono esserlo. C'è una fetta significativa dell'opinione pubblica italiana che ritiene sarebbe più facile difendere l'interesse nazionale facendo passi indietro, allontanando così la guerra. Io penso invece che per allontanare la guerra serva stare vicino all'Ucraina. L'unico modo per garantire la pace è la deterrenza. Dopodiché, non c'è la necessità di mandare nostre forze oggi. Quello che si sta istituendo è una forza multinazionale, nell'ambito della coalizione dei Volenterosi, senza l'intervento Onu. Il principale strumento individuato oggi per garantire sicurezze all'Ucraina è un sistema di sicurezza ispirato all'articolo 5 della Nato. Diventa così quella la principale garanzia di sicurezza della Nato, anche se la garanzia sarebbe esterna all'alleanza Atlantica. Poi, l'invio dei soldati per rafforzare l'esercito ucraino può essere un di più, e non contesto le nazioni che vogliono farlo, ma non lo considero necessario da parte dell'Italia. Su questo credevo ci fosse un'unanimità da parte del Parlamento, ora leggo che ci sono opinioni diverse da parte di alcuni esponenti del Partito democratico. Che poi, quante sono le truppe che avremmo bisogno di inviare in Ucraina per essere efficaci nella deterrenza? Dovremmo essere tutti fieri perché oggi le garanzie di sicurezza che si stanno valutando vengono da una proposta dell'Italia".
Poi, un affondo a Vannacci (senza citarlo esplicitamente): "Ascolto tutte le valutazioni che arrivano dalla maggioranza, ho letto di qualcuno che auspicava che il dl ucraina non ottenesse i voti in Parlamento. Non credo andrà così e mi stupisce che" questa riflessione "arrivi da un generale. I soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano utili per costruire la pace".
Gaza
Su Gaza e la posizione del governo italiano: "Non è sparito dai nostri radar, ce ne occupiamo quasi quotidianamente. Soprattutto nel tentativo di rendere effettivo un piano di pace. Il percorso l'ho sempre definito un'occasione che potrebbe non tornare, ma si tratta anche di una tregua molto fragile. L'Italia deve metterci tutto il suo impegno. La cooperazione ha stanziato ulteriori 25 milioni di euro, ma ancora più importante: stiamo dando la disponibilità dei nostri carabinieri a formare le prime 50 forze di sicurezza palestinese in Giordania. Saremmo la prima nazione europea a dare un aiuto concreto alla sicurezza della Striscia e a ciò che ne garantisce la Striscia. L'Italia può giocare un ruolo unico e fondamentale, siamo rispettati da tutti gli attori della regione".
Sull’arresto di Hannoun e i presunti finanziamenti di organizzazioni ad Hamas. “Deve dire la magistratura se le accuse sono fondate. Ma in passato qualcuno aveva segnalato che questa persona. Chi aveva segnalato sue posizioni ambigue è stato tacciato come islamofobo. È grave che dopo che siano emerse queste accuse ci siano manifestazioni di proteste e di solidarietà. Dovrei accusare la sinistra di complicità nei massacri del 7 ottobre, ma io non lo faccio. Però c’è stata ambiguità e sottovalutazione”.
Sicurezza interna e baby gang
Sicurezza? "Abbiamo lavorato molto sul tema in questi tre anni. Anni da non cancellare, ma i risultati non sono sufficienti. Penso che questo debba essere l'anno in cui si cambia passo su questa materia. Però voglio rivendicare che ci abbiamo lavorato molto. Abbiamo assunto 30mila nuovi operatori delle forze dell'ordine, sbloccato investimenti fermi da tempo per potenziare i mezzi, il famoso decreto Sicurezza contestato dalle opposizioni che oggi chiedono sicurezza. Abbiamo affrontato l'occupazione abusiva, le truffe alle anziani, i borseggi, la sicurezza delle ferrovie. Vale anche ricordare il tema della mafia: 18mila beni confiscati, 120 arrestati e cittadini che oggi ospitano progetti sociali. Poi c'è il lavoro fatto su Caivano e le altre zone simili. Abbiamo sgomberato oltre 220 interi stabili e quasi 4mila case restituite ai legittimi proprietari".
"Ora stiamo studiando nuovi temi, come quello delle baby gang che è fuori controllo, ma non è l'unico di cui ci dobbiamo occupare. I dati dicono che nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente". Poi l'attacco alla magistratura nel rapporto con vari casi di cronaca, come quello dell'imam di Torino: "La polizia ne dimostra la pericolosità per i contatti con i jihadisti, il ministro Piantedosi ne dispone l'espulsione e l'espulsione viene bloccata. Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni. Era stata più volte denunciata dalle forze dell'ordine e dai servizi sociali per i pregressi tentativi di uccisione del bambino. L'autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero".
Sulla sicurezza e sulle baby gang, qual è la deterrenza? “Già con il decreto Caivano siamo intervenuti - risponde Meloni -. Questo provvedimento non basta perché il fenomeno dei cosiddetti ‘maranza’ continua a imperversare. Stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema. Alcuni elementi: innanzitutto il fatto che quasi sempre gli atti di violenza sono commessi più con armi da taglio che con armi da fuoco, penso che vada vietato il porto. Va vietata la vendita anche online e servono sanzioni nei confronti dei genitori. La legge penale non risolve tutto - aggiunge - c’è un tema che riguarda l’educazione alla responsabilità e la lotta al degrado”.
Capitolo riforme
Sulla separazione delle carriere e su quando si voterà: l'indiscrezione del 22 e 23 marzo è vera? "Noi dobbiamo dare una data entro il 17 gennaio, succederà nel prossimo consiglio dei Ministri. Quella che gira mi sembra la più probabile, sento di confermarla. Noto anche io un intento dilatorio circa le polemiche che ci sono state negli scorsi giorni. Ma dal nostro punto di vista non c'è alcun intento di forzare per anticipare la data. Dal nostro punto di vista ci consente, nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma, di portare a casa la norma prima della creazione del nuovo Consiglio superiore della Magistratura".
Sull'altra riforma costituzionale, cioè il premierato: "Ci sono dialoghi con l'opposizione, ma se ne sta occupando il Parlamento. La ragione per cui Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe rivedere con favore una riforma, è che si tratta di una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni. E servirebbe a tutti, la partita sarebbe più aperta. Potrebbe dare a loro la possibilità di ottenere una maggioranza più ampia nel caso in cui vincessero. Il tema non è solo vincere, ma riuscire a governare. Così, il giorno dopo, il governo che vince può governare in base alla scelta dei cittadini, senza frazioni scomposte all'interno del Palazzo. È questo che crea l'astensionismo. Poi si può parlare dei dettagli. L'indicazione che mi sono permessa di dare a FdI e altri esponenti della maggioranza è cercare di fare in modo che ci sia una composizione il più possibile ampia. La stabilità non è solo un problema mio, anzi, potrebbe essere più significativo per l'opposizione (ride, ndr). Non ci devono essere chiusure pregiudiziali. Se c'è la possibilità di avviare un dibattito, faremo tutto ciò che possiamo per far sì che le norme siano condivise".
Economia
Gli apprezzamenti delle agenzie di rating e cosa ancora non va nella politica economica dell'esecutivo: "Io guardo sempre con prudenza ai giudizi delle agenzie di rating. Però raccontano uno stato dell'economia italiana che deve farci piacere. Per valutare lo stato reale, però, il dato più significativo è quello sull'occupazione. E i dati in merito sono incoraggianti. Segnalo anche che di recente sono state riviste al rialzo, in merito al tema della crescita, le stime del 2023 dallo 0,7% all'1%. Io penso che lo stesso possa accadere per il 2024 e il 2025. Tutto ciò accade mentre l'economia tedesca rallenta. Insieme alla Germania noi siamo il Paese che ne paga di più le conseguenze, e certe situazioni esogene sono difficili da contenere. Dobbiamo continuare a lavorare per abbassare i prezzi dell'energia, c'è un provvedimento che vogliamo portare al prossimo consiglio dei Ministri".
Sull'emergenza casa: "Siamo in dirittura d'arrivo con la presentazione del Piano Casa. Un progetto molto ampio a cui stiamo lavorando col ministro Salvini, il ministro Foti e molti pezzi dei corpi intermedi e della società civile, come Confindustria e la Conferenza episcopale italiana. Si può lavorare a un progetto che però non anticipo, ci tengo moltissimo e faremo una conferenza stampa a parte. Il nostro obiettivo è mettere in campo un progetto che possa arrivare a disporre 100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni. Al netto delle case popolari, altro tema di cui il piano casa vuole occuparsi".
“L’Ilva”, per Meloni, “è il dossier più complesso che abbiamo ereditato. Abbiamo trovato una situazione molto compromessa da tutti i punti di vista. L'impegno del governo non è mai venuto meno, è uno dei temi ai quali abbiamo dedicato più riunioni. L'obiettivo è conciliare tenuta della produzione, tutela dell'ambiente e del territorio. È un obiettivo tutt'altro che facile e deve coinvolgere tutti i livelli, serve che si remi tutti nella stressa direzione. Non ci sono impegni vincolanti da parte del governo finché non potremo dare risposte concrete sui temi che ci stanno più a cuore”.
Rinnovata centralità dell’Italia in Europa, quali sono i dossier più centrali? Per Meloni “la politica migratoria. L’intera linea europea è stata ribaltata. L’Italia ha fatto totalmente la differenza. Anche sul Green deal abbiamo avuto risultati importanti".
“Ci sono molte cose su cui non sono d’accordo con Trump - dice Meloni -. Il diritto internazionale va difeso, quando saltano le regole siamo tutti esposti. Quando non sono d’accordo lo dico, lo dico a lui, non ho difficoltà. Quando si dice che dobbiamo prendere le distanze dagli Stati Uniti mi si deve anche dire cosa si deve fare in alternativa. Usciamo dalla Nato? Assaltiamo i McDonald's? Su Trump sono stata d’accordo sul Venezuela e non lo sono stata sulla Groenlandia. Si chiama difendere il proprio interesse nazionale. Perché gli interessi delle nazioni non si sovrappongono sempre”.
“Storicamente abbiamo problemi di produttività del lavoro - dice Meloni -. Cosa fare? In primo luogo, puntare molto di più sul capitale umano e sulla formazione, soprattutto per le materie stem. Bisogna favorire e incentivare gli investimenti. E poi c’è un tema, non secondario, che riguarda le infrastrutture. Gli investimenti delle infrastrutture con questo governo sono aumentate del 300%, anche grazie al Pnrr. Stiamo cercando di fare una cosa che strutturalmente può aiutare molti problemi dell’Italia, tra cui il tema della produttività del lavoro”.
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