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9 gennaio, 2026Il governo di Caracas ha annunciato la scarcerazione di alcuni detenuti stranieri, tra cui due connazionali. Il dossier del cooperante veneziano arrestato nel 2024 resta il più delicato, mentre si aspettano novità anche su Mario Burlò
L’annuncio da Caracas è arrivato nel pomeriggio italiano di ieri (8 gennaio): un "numero importante" di prigionieri politici sarebbe stato rimesso in libertà, ha detto il presidente dell’Asamblea Nacional Jorge Rodríguez. Poi la svolta a partire dalla tarda serata: tra le persone rilasciate ci sono anche due connazionali. Luigi Gasperin, imprenditore 77enne (tra i più anziani incarcerati in maniera illecita), e Biagio Pilieri, 60 anni, giornalista e politico italo-venezuelano, arrestato nell’agosto del 2024 dopo le proteste contro i brogli elettorali del regime di Nicolás Maduro. Per l’Italia è una svolta parziale, perché mentre alcuni connazionali tornano a casa, su Alberto Trentini non ci sono ancora certezze circa un'eventuale liberazione, solo attesa e speranza.
Il cooperante veneziano, 46 anni, è detenuto da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, alla periferia di Caracas, senza che siano mai state formalizzate accuse nei suoi confronti. Era stato fermato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito per conto della ong Humanity & Inclusion. Da allora, poche telefonate con la famiglia, due visite dell’ambasciatore italiano e una lunga attesa fatta di informazioni frammentarie e di trattative coperte dal riserbo.
I retroscena
Nel frattempo, la macchina diplomatica si è attivata su più livelli. Secondo un retroscena riportato da Repubblica, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha consegnato a Washington una lista di quattro nomi - Trentini in testa - e la richiesta al segretario di Stato Marco Rubio di farsi parte attiva nel negoziato con Caracas. Sullo sfondo si sono mossi anche il presidente brasiliano Lula, i canali dell’intelligence e, in modo informale, il Vaticano e la Comunità di Sant’Egidio. Tutti segnali indirizzati al governo ad interim di Delcy Rodríguez, per sbloccare un dossier diventato particolarmente sensibile.
La liberazione di Gasperin e Pilieri, confermata dalle associazioni venezuelane e rilanciata dai media internazionali, è stata letta come un primo segnale di apertura del nuovo esecutivo dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Madrid, che ha ottenuto il rilascio di cinque cittadini spagnoli, ha parlato di un risultato frutto di un canale diretto con il chavismo costruito negli anni. Roma, invece, resta in attesa di una risposta sul caso più esposto sul piano politico e mediatico: quello di Trentini.
Secondo la ong Foro Penal, nelle carceri venezuelane restano oltre 800 prigionieri politici, di cui 86 stranieri o con doppia cittadinanza. Tra questi figurano ancora 26 italiani, anche se il ministero degli Esteri parla di una dozzina di casi seguiti direttamente dalla Farnesina. Tra Natale e Capodanno Caracas aveva già disposto la scarcerazione di quasi 200 persone, ma la tornata di gennaio è la prima dopo l’insediamento del nuovo governo e il blitz americano.
Attesa per trentini
È in questo quadro che si colloca l’attesa per Trentini. In tarda serata, fonti italiane hanno riferito notizie considerate "rassicuranti" sugli altri tre nomi della lista consegnata a Washington: l'imprenditore torinese Mario Burlò, che si unirebbe ai già rilasciati Gasperin e Pilieri. Ma nessuna conferma, né ufficiale né ufficiosa, è arrivata per Trentini. Un’assenza che, negli ambienti diplomatici, non ha sorpreso: il suo è il dossier più delicato, perché non c’è mai stata un’accusa formale su cui costruire o sciogliere una trattativa
La giornata delle prime liberazioni ha ridisegnato il perimetro del negoziato, ma non ne ha ancora risolto il nodo centrale: riportare in Italia Alberto Trentini. In Venezuela, almeno per il momento, la lista degli scarcerati e quella degli attesi a casa non coincidono ancora.
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