Politica
13 gennaio, 2026Umbria, Sardegna, Puglia ed Emilia-Romagna esautorate in materia di istruzione. Il ministro Valditara: "Misura necessaria per rispettare gli impegni presi con l'Unione europea"
Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna sono state commissariate dal governo perché non allineate ai piani di dimensionamento degli istituti scolastici. La decisione dello Stato di intervenire direttamente nell’operato delle quattro amministrazioni guidate dal centrosinistra è arrivata lunedì 12 gennaio, dopo un lungo braccio di ferro - iniziato nel 2024 - che ha coinvolto Tar regionali e Corte costituzionale. Le quattro regioni non si sono adeguate ai piani che prevedrebbero il ridimensionamento degli istituti scolastici in base al numero degli iscritti - e quindi anche l’accorpamento di alcuni plessi sotto lo stesso dirigente -, derubricandolo a complicazione non necessaria della gestione dell'istruzione italiana. Prima di intervenire, il governo aveva concesso due proroghe, una fino al 30 novembre, l’altra fino al 18 dicembre.
Il coinvolgimento dei Tar e della Corte Costituzionale
Le quattro regioni hanno fatto ricorso ad alcuni Tar e alla Corte costituzionale, sostenendo che il piano di dimensionamento sia stato definito in modo unilaterale dagli organi statali - ministero dell’Istruzione e dell'Economia - senza sentire il parere delle regioni, come richiederebbe la legge. Anche la Campania - che non risulta tra le regioni commissariate - ha fatto ricorso al Tar regionale sia per il conflitto di competenze che per i contenuti del decreto. Il ricorso della Puglia chiedeva solo la sospensiva urgente per gli effetti del decreto relativi a tutto il territorio nazionale. In questo caso la richiesta è stata bocciata. Dal canto suo, la Corte costituzionale si è espressa tre volte in merito alla questione, confermando la legittimità dell'operato del governo.
La posizione del ministero
Secondo il ministro Valditara la misura sarebbe necessaria per rispettare linee guida previste dal Pnrr, definite dal governo Draghi. Il piano di dimensionamento delle scuole è infatti previsto dalla legge di Bilancio 2023, e avrebbe dovuto essere attuato a partire dal 2024. “Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea”, ha sottolineato il ministro. Ma il timore delle amministrazioni locali di un conseguente sovraffollamento delle classi, di una riduzione della capillarità delle scuole sul territorio e taglio del personale ha bloccato le procedure. Il rischio - sottolineano le regioni - è quello di penalizzare ancora una volta il sud Italia, dove il sistema istruzione risulta più fragile e avrebbe piuttosto bisogno di investimenti, anziché di tagli. Un esempio è la Puglia, dove il piano avrebbe previsto il taglio di 58 istituzioni scolastiche, passando da 627 nel 2023 a 569 nel 2024.
La risposta delle amministrazioni: "Una scelta sbagliata"
“Il commissariamento da parte del Governo è una scelta sbagliata e noi riteniamo valide le nostre motivazioni che ci hanno portato ad applicare criteri più appropriati alla realtà sociale e geografica della Sardegna e a sospendere gli accorpamenti previsti perché li abbiamo sempre ritenuti assolutamente inopportuni”, ha dichiarato la presidente della Sardegna Alessandra Todde. “Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità. Noi siamo contrari al taglio delle autonomie scolastiche. Non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia", le ha fatto eco la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. I principali sindacati si sono schierati dalla parte delle amministrazioni di centrosinistra. Prima fra tutti la Cgil, secondo cui la misura promossa dal ministro Valditara "prevederebbe tagli di 5 miliardi di euro".
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