Politica
14 gennaio, 2026La consultazione del 22 e 23 marzo non prevede che studenti e lavoratori lontani dal proprio luogo di residenza possano votare senza fare ritorno a casa. In un momento in cui l'astensionismo dilaga, la politica continua a procrastinare la questione
Le proposte di legge per introdurre nuove modalità di voto per studenti e lavoratori fuorisede sono arenate. E, come in ogni tornata elettorale, "votare" resta un diritto garantito a tutti, ma soprattutto a chi abita nel luogo ufficiale di residenza e a chi può permettersi - in termini economici o di tempo - di rientrare a casa. Il Consiglio dei ministri ha confermato il 22 e il 23 marzo come date per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Ma, ad oggi, manca quella norma che consentirebbe ai fuorisede di esprimere un "sì" o un "no" nella città dove si sono trasferiti temporaneamente.
"Ancora una volta il governo tenta di impedire il voto ai milioni di studenti e lavoratori fuorisede. Stavolta lo fa persino per escluderli dal voto sul referendum indetto dallo stesso esecutivo sulla Giustizia del prossimo 22 e 23 marzo. Infatti, il decreto legge del 27 dicembre 2025 non prevede la possibilità di far votare questi cittadini, alla faccia dei livelli di astensionismo preoccupanti e in barba al diritto di voto. Eppure il voto fuori sede è realtà in tutte le grandi democrazie europee", ha denunciato il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
"Nelle scorse tornate elettorali, vale a dire Europee 2024 e Referendum 2025, è stata avviata già una sperimentazione che ha consentito a quasi 100 mila persone in più di votare, senza essere costretti a spendere soldi, prendere permessi di lavoro o interrompere gli studi per tornare a casa e votare". Fabio Roscani, deputato di Fratelli d'Italia, ha manifestato l'impegno "a trovare una soluzione per il referendum del 22-23 marzo".
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