Politica
30 gennaio, 2026Articoli correlati
La riforma è stata al centro dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Parodi (Anm): "Inappropriato termine blasfemo". D'Ascola: "L'indipendenza delle toghe resti un caposaldo. Serve reciproco rispetto tra istituzioni"
All’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Cassazione, alla presenza di Sergio Mattarella, a due mesi dal voto il referendum sulla Giustizia ha occupato un posto centrale. Tanti i temi affrontati nei vari interventi - dalla condizione delle carceri ai tempi dei processi - ma il confronto più serrato è stato proprio sulla separazione delle carriere, sul sorteggio e sullo sdoppiamento del Csm.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato di “ripugnanti insinuazioni” in riferimento a chi accusa il governo di “interferenze illecite (…) sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura”. Dire che l’esecutivo “voglia limitare l’indipendenza della magistratura”, per il Guardasigilli, “è blasfemo. Anzi, è una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria”. Poi il ministro ha citato l’articolo 104 della Costituzione, secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. “Mi auguro che questa vuota polemica venga litigata dagli intelletti più maturi Allo stesso tempo, auguro che il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza”, ha aggiunto Nordio.
Sull’uso del termine “blasfemo” da parte del Guardasigilli ha replicato il presidente dell’Anm, Cesare Parodi: "Mi spiace che sia stato usato il termine blasfemo che io userei per manifestazioni e situazioni differenti da questa. Noi abbiamo delle opinioni che riteniamo fondate e che difendiamo, che hanno la loro dignità. Non mi sento di condividere il termine blasfemo, il ministro lo ha usato, ne prendo atto, ma non mi pare il termine più appropriato, e io non la penso evidentemente così”.
Poco prima del discorso del Guardasigilli era intervenuto il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, che ha lanciato un monito contro i rischi della riforma: "La magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza - ha detto D'Ascola - non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale. La preoccupazione della magistratura è quindi volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”.
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