Politica
9 gennaio, 2026Le tensioni internazionali, dall’Ucraina alla Groenlandia, spingono gli stati europei a concentrarsi sul proprio sistema di Difesa
L’Italia non invierà soldati in Ucraina, dopo la fase della tregua in Ucraina. Una posizione che per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è “un punto fisso” per il governo (questa è l’espressione usata nella nota di Palazzo Chigi), che è consapevole anche della scarsa popolarità che avrebbe una misura simile. Francia e Regno Unito, alla conferenza dei cosiddetti Volenterosi del 6 gennaio 2026 a Parigi hanno invece già detto sì, siglando con l’Ucraina un patto per l’invio di militari dopo il cessate il fuoco.
La Germania non è contraria all’invio di truppe ma - ha spiegato il cancelliere tedesco Friedrich Merz - sull’argomento “voterà il governo federale”. Il Premier Pedro Sanchez chiederà al congresso spagnolo il sostegno per l’invio di truppe per missioni di Peace-Keeping in due zone: Ucraina e Gaza.
Il no dell’Italia potrebbe variare in caso di missione internazionale di mantenimento della pace, ad esempio coordinata dall’Onu: in quel caso Forza Italia sarebbe favorevole alla partecipazione, così come esponenti di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico. Non di certo la Lega di Matteo Salvini che già ha spesso criticato - ma poi sempre votato in modo compatto con la maggioranza - i decreti di proroga annuali di invio di armi a Kiev.
Dopo la tregua in Ucraina (su cui ovviamente non ci sono certezze), l’Italia al momento è disponibile a fornire supporto logistico: cioè potenzialmente satelliti, supporto con la Protezione Civile e addestramento di militari ucraini in Italia.
Poi c’è il tema dell’aumento delle spese per la Difesa nei prossimi tre anni, come previsto dal Documento programmatico di finanza pubblica: un aumento graduale da 3,5 miliardi nel 2026, fino ad arrivare a 12 miliardi nel 2028. La situazione internazionale e la mancanza di una difesa adeguata - sostiene il ministro Guido Crosetto - lo richiedono. Il contesto è più ampio però e riguarda l’impegno - non vincolante - che l’Italia ha preso di portare al 5% del Pil le spese militari Nato nei prossimi 10 anni, dopo il pressing degli Stati Uniti.
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