Politica
12 febbraio, 2026Quella ai manifestanti antifascisti nel 2018 fu un'aggressione con "metodo squadrista". Pene fino a due anni e mezzo per i militanti di CasaPound. Tra i reati, la partecipazione a pubbliche riunioni "compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista"
Dal Tribunale di Bari arrivano dodici condanne per i militanti di Casapound che, il 21 settembre del 2018, aggredirono alcuni manifestanti antifascisti nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese. I reati sono quelli di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, vale a dire, gli articoli 1 e 5 della legge Scelba. La decisione è stata presa dal collegio del giudice Ambrogio Marrone.
Nel capo di imputazione si contesta la partecipazione "a pubbliche riunioni compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” e, in particolare, l'uso del “metodo squadrista come strumento di partecipazione politica".
Le condanne vanno da un anno e mezzo a due anni e mezzo di reclusione. Sette persone sono state anche accusate di lesioni ad alcuni dei manifestanti antifascisti, di ritorno da un corteo, organizzato otto giorni dopo la visita dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini. I militanti antifascisti stavano protestando contro le politiche anti-immigrazione dell'allora governo gialloverde. Per i dodici condannati scatta anche la privazione dei diritti politici per cinque anni.
Sette anni, invece, sono quelli che separano l’aggressione dalla conclusione del processo. Un’aggressione che gli atti della Procura di Bari hanno definito “squadrista”. Tra le vittime dell'aggressione c'erano l'allora europarlamentare di Rifondazione comunista Eleonora Forenza, il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana.
Le reazioni politiche
"La sentenza conferma non soltanto quanto avevamo denunciato sin da quella notte, che c'è stata aggressione di stampo squadrista e con metodo fascista, ma conferma il nostro giudizio politico: Casapound è un'organizzazione neofascista, non va sgomberata, va sciolta - spiega Eleonora Forenza -. Mi auguro che questa sentenza sia un elemento in più perché dal punto di vista legislativo si proceda in questa direzione". Stesso auspicio anche dal segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, che ribadisce: "Un'aggressione di tipo squadristico meritava una sanzione di questo tipo, perché non è il primo episodio in cui sono coinvolti militanti di Casapound".
"Chiediamo un'informativa urgente del ministro Piantedosi". Dall'aula della Camera è Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra a commentare la sentenza. "Casapound è un'organizzazione neofascista che occupa uno stabile a Roma. Perché non viene immediatamente sgomberato" e "perché non viene sciolta?". Gli fanno eco anche il deputato del Partito Democratico Roberto Morassut e il pentastellato Alfonso Colucci: "Cosa aspetta il ministro Piantedosi e cosa aspetta Meloni?". Il riferimento, è all'immobile in via Napoleone III a Roma occupato abusivamente da Casapound dal 2003.
La richiesta di scioglimento di Casapound arriva anche dal deputato Pd Federico Fornaro. In una nota, esorta Piantedosi ad agire: "Nel novembre 1973 dopo una sentenza di primo grado il ministro dell'Interno Emilio Taviani sciolse Ordine Nuovo per violazione della legge Scelba sul divieto di ricostituzione del Partito nazionale Fascista, previsto dalla XII norma transitoria della nostra Costituzione. Dopo la sentenza di Bari che ha condannato una dozzina di militanti di CasaPound per lo stesso reato, il ministro dell'Interno Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga Casapound, oltre a sgombrare l'immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è finito".
Quella di Bari sarebbe stata un’aggressione armata di sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cinture, ma anche di calci e pugni. A ricostruire la dinamica, le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le indagini della Digos, che hanno documentato e ricostruito l'aggressione definendola, nei capi di imputazione, "esecuzione di un disegno criminoso giustificato dall'ideologia fascista". Fuori dall'aula, come del resto per ogni udienza del processo dal 2022 ad oggi, si è tenuto un presidio antifascista con le bandiere Anpi.
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