Politica
15 febbraio, 2026L'ex presidente del Consiglio in un'intervista al Corriere della Sera: "Questo disegno anticipa dell’altro, in tutti i Paesi al mondo dove i pm sono separati dai giudici normalmente dipendono dal governo. Gli unici garantisti Marina Berlusconi e Carlo Nordio"
Il “no” di Massimo D’Alema al referendum sulla Giustizia è sul metodo e sul merito. L’ex presidente del Consiglio, in un’intervista al Corriere della Sera, contesta al centrodestra la “pretesa (…) di cambiare la Costituzione avendo una concezione partigiana delle regole”, considerato il poco dialogo con le opposizioni e il fatto che il testo di questa revisione costituzionale ha passato tutti i passaggi in Aula senza mai essere emendato.
Ma D’Alema critica anche la concezione secondo cui il sorteggio dei Csm, il cuore centrale della riforma, serverebbe a spezzare l’egemonia delle correnti: “È falsa l'idea che così verrebbero eliminate le correnti. I magistrati, sia pure estratti a sorte, potranno continuare a far parte di associazioni note e persino di consorterie ignote. Ai tempi della Bicamerale - aggiunge - decidemmo di mantenere un solo Csm con due sezioni, perché l'unitarietà delle carriere rende più difficile la chiusura corporativa e auto-referenziale. Mentre per l'azione disciplinare proponevamo un'Alta corte separata dal Csm. Il corpo separato dei pubblici ministeri non ha nulla di garantista. Si deciderebbero la carriera da soli. Con il sorteggio, certo. Ma se penso ad alcuni pm... Venissero estratti bisognerebbe fuggire all'estero. Quindi tutto lascia immaginare che questo disegno anticipi dell’altro".
Per l’ex premier, “in tutti i Paesi al mondo dove i pm sono separati dei giudici essi normalmente dipendono dal governo. E questo ha una logica perché almeno i governi debbono rispondere in Parlamento del loro operato. Se noi diamo luogo ad un ordinamento che non appare sostenibile è ragionevole sospettare che la riforma prepari il passo successivo. E questo metodo unilaterale non va verso un allargamento della democrazia”. Secondo D’Alema, “c’è un'impronta di decisionismo autoritario inaccettabile”.
In generale, in tema di giustizia questa “destra è forcaiola. Basti pensare ai provvedimenti proposti contro i giovani che manifestano nelle piazze”, introdotti con il nuovo decreto Sicurezza. Ci sono solo due personalità che si salvano, per D’Alema: "Marina Berlusconi, per esempio, è garantista. E penso anche che la revisione di Carlo Nordio sia autentica”.
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