Politica
15 febbraio, 2026L'Italia dovrebbe partecipare (ma non strutturalmente) all'organismo voluto dal presidente Usa, di cui lui è dominus assoluto, mentre i principali Stati Ue hanno finora rifiutato l'invito. Giovedì il summit alla Casa Bianca. Protestano le opposizioni
Sì, l’Italia sarà nel Board of peace per Gaza. Ma solo da osservatrice. Una mossa a metà tra il formale e il sostanziale, che permetterebbe a Giorgia Meloni di bypassare i problemi costituzionali ma, al tempo stesso, di sedere nell’organismo internazionale voluto da Donald Trump. Senza scontentarlo.
“Noi siamo stati invitati come Paese osservatore, secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema della guerra in Medio Oriente - spiega la presidente del Consiglio in un’intervista al Corriere della Sera, confermando le parole pronunciate ieri da Addis Abeba -. Com’è noto l’Italia non può entrare in questo organismo per via dell’incompatibilità costituzionale”.
C’è un articolo della nostra Carta, l’undicesimo, che regola la partecipazione dell’Italia alle organizzazioni internazionali, ma “in condizioni di parità con gli altri Stati”. E, com’è noto, il Board of peace per Gaza somiglia più a un club di Trump - si entra su invito e a pagamento, e Washington ha un ruolo di assoluta primazia - che a un organo multilaterale in senso proprio. Anche per questo, tutti i principali Stati europei si sono per ora sfilati e hanno rifiutato la chiamata del tycoon.
Tra questi c’era anche l’Italia, che aveva giustificato il proprio attendismo proprio per le compatibilità costituzionali. Ora, la formula è "Paese osservatore". Giovedì alla Casa Bianca ci sarà un summit sul Board of peace. Parteciperà anche l’Italia? “Esatto. Penso che noi risponderemo positivamente a questo invito. Il livello del formato lo dobbiamo ancora valutare francamente, perché è arrivato l’invito ieri anche agli altri partner europei - sottolinea Meloni -. Vedo molto interessati quelli che sono più vicini a questo quadrante, quindi i Paesi soprattutto mediterranei, penso anche alla sponda Est. Ecco perché stiamo parlando in queste ore per capire con i vari leader Ue chi sono quelli più interessati”. Resta da capire chi andrà a Washington il prossimo giovedì, se Meloni o il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che comunque martedì (17 febbraio) dovrebbe riferire in Parlamento.
Protestano le opposizioni. “L’annuncio di Meloni sull'ingresso dell'Italia come membro osservatore nel Board of peace, il club a pagamento voluto da Trump per rimpiazzare l'Onu, e la difesa imbarazzante dell'ideologia Maga dalle parole di Merz, sono due elementi che confermano una subalternità politica a Trump ormai insostenibile per il nostro Paese e contraria agli interessi nazionali - ha attaccato la segretaria Pd Elly Schlein -. Entrare in un organismo sovranazionale senza che vi siano condizioni di parità significa tentare di aggirare la nostra Costituzione, che si dimostra uno strumento sempre più attuale a tutela dell'interesse nazionale e dei cittadini”. Per Nicola Fratoianni di Avs, il governo non può "portare il nostro Paese in quella specie di comitato d'affari" e comunque deve "passare dal Parlamento".
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