Politica
12 marzo, 2026Milano, teatro Franco Parenti: il comizio della presidente del Consiglio all'evento "Sì, una riforma che fa giustizia"
C'era stato l'invito di Sergio Mattarella ad abbassare i toni in vista del Referendum sulla Giustizia. E da Giorgia Meloni in giù, compreso Carlo Nordio - protagonista di uno scontro con il procuratore Nicola Gratteri - sembrava che il governo avesse accolto l'appello. L'avvicinarsi del voto del 22 e 23 marzo, tuttavia, ha riacceso la tensione tra forze politiche e magistratura. Forse la necessità di recuperare rispetto agli ultimi sondaggi disponibili prima del silenzio referendario, che davano in vantaggio il "no", ha contribuito a spingere la presidente del Consiglio a scendere in campo. E così si è arrivati all'evento di oggi, 12 marzo, al teatro Franco Parenti di Milano, con le note di Sarà per sempre sì a separare gli interventi dei relatori. Fino a quando, sul palco, sale Meloni che, tra i vari motivi per votare sì al referendum, ripropone un attacco ai giudici. Dopo aver citato alcuni casi di malagiustizia, la leader di Fratelli d'Italia disegna uno scenario tetro, qualora la riforma non venga approvata: "Ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza". E ancora: "Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio".
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