Politica
18 febbraio, 2026Incarichi per fedelissimi, candidati esclusi, new entry da coccolare. Ma con il duo ministeriale Sangiuliano-Giuli, FdI ha premiato per accumulo anche qualche eletto
Da giorni a Caserta volano gli stracci. Ma c’era da aspettarselo, dopo la nomina del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Paolo Santonastaso nel nuovo consiglio di amministrazione della Reggia. Quello che forse non era così scontato era veder volare gli stracci anche nel centrodestra, dove hanno storto il naso per le decisioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli quelli di Forza Italia. Non solo tagliati fuori dalla spartizione, ma con in più una beffa. Perché assieme a Santonastaso, avvocato con specializzazione in diritto fallimentare, Giuli ha nominato consigliera pure Nicolina Virgilio detta Nicla, ex vicesindaco di Aversa che ha lasciato il partito di Antonio Tajani per la Lega di Matteo Salvini.
E pensare che si erano appena spente le polemiche per un’altra nomina del ministro della Cultura, che ha collocato Laura D’Ambrosio nel consiglio d’amministrazione dei Musei archeologici nazionali di Chieti. Candidata alle Regionali del 2024 con Fratelli d’Italia a sostegno di Marco Marsilio, ha raccolto 3.586 voti nel Teramano. Ma non sono bastati. Tanto da far pensare che la poltrona ai Musei sia il solito risarcimento dovuto a chi ha visto sfumare il seggio. Alla sinistra, nell’occasione, non è parso vero poter tirare fuori la vecchia storia di un’insegnante che fa cantare “Faccetta nera” agli alunni nella scuola di Nereto dove Laura D’Ambrosio è preside. Lei s’indigna e annuncia querele, dice che la preside non c’entra nulla e ha preso subito le distanze. Però non è facile sedare il polverone.
Le solite beghe locali, direbbe qualcuno. Ma il clima politico è incendiario. Quanto alla Reggia di Caserta, non va dimenticato che è uno dei siti artistici e culturali più importanti d’Italia. E ciò che è accaduto non è altro che l’ulteriore conferma di un andazzo preoccupante. Quello per cui la progettata sostituzione dell’«egemonia culturale» della sinistra da parte del governo Meloni, affidata alla diligente azione di Giuli si traduce banalmente nell’occupazione di poltrone. Spesso senza andare troppo per il sottile nelle selezioni (se così si possono definire) che invece dovrebbero garantire specifiche competenze necessarie a gestire un settore così importante per il Paese, e senza la minima trasparenza. Importante è la tessera di partito, la fedeltà o l’amicizia.
Un precedente istruttivo, ancora nel Casertano, è la nomina del consiglio di amministrazione della Fondazione Carditello che gestisce la meravigliosa residenza reale di campagna dei Borbone, riportata a nuova vita dopo decenni di incuria e vandalismi. Le nomine sono farina del sacco dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, attuale consigliere regionale della Campania eletto con Fratelli d’Italia. Che ha tracciato una linea dalla quale il suo successore non si è minimamente scostato.
Alla presidenza di Carditello, in sostituzione dell’ex ministro del governo Prodi II Luigi Nicolais, impegnato per sette anni nella rinascita del sito e congedato senza un saluto, ecco l’ex presidente della Camera di commercio di Napoli, Maurizio Maddaloni. Ecco poi l’avvocato Luigi Roma, candidato alle Regionali campane del 2025 nello stesso partito di Sangiuliano e ancor prima, nel 2013, alla Camera sempre con Fratelli d’Italia. Ecco anche Giovanni Russo, ex deputato grillino esperto di questioni militari passato dal M5s a Fratelli d’Italia, ricompensato con l’ingaggio a capo segreteria della sottosegretaria all’Istruzione meloniana Paola Frassinetti. Ecco infine il dottor Angelo Di Monaco, infermiere professionale in servizio al nono storno dell’Aeronautica militare Francesco Baracca di Grazzanise, designato dal Comune di San Tammaro, che ospita nel suo territorio la reggia di Carditello.
Dalla Campania alla Toscana. Giuli dà il benservito al presidente della Fondazione Ginori Tomaso Montanari, rettore dell’università per stranieri di Siena. Non depone bene a suo favore il fatto che sia un feroce critico del governo di Giorgia Meloni: l’avvicendamento è scontato, a dispetto delle promesse. E al suo posto il ministro mette l’avvocato dello Stato Marco Corsini, sindaco di Rio dell’Elba, commissario dell’autostrada A24-A25 che il governo Meloni nomina anche commissario straordinario del Parco della salute di Torino. Fra gli incarichi passati di Corsini c’è anche quello di assessore all’urbanistica di Roma Capitale nella giunta di Gianni Alemanno. Ma tant’è.
Per restare ancora sull’asse Campania-Toscana merita di essere raccontato uno dei fatti più clamorosi. Che riguarda, caso raro, una figura di assoluta competenza. Si chiama Eike Dieter Schmidt, tedesco di Friburgo dal curriculum monumentale. Da giovane ha studiato anche a Firenze, dove nel 2015 assume il prestigioso incarico di direttore degli Uffizi per designazione del ministro della cultura Pd del governo di Matteo Renzi, Dario Franceschini. Passano gli anni e Schmidt, che fra l’altro ha sposato un’italiana, a novembre 2023 prende la nostra cittadinanza. Il ministro della Cultura Sangiuliano, che un mese prima l’ha designato pure nel consiglio di amministrazione della Fondazione Igor Mitoraj di Pietrasanta, si congratula con lui. E per dimostrargli tutta la sua incrollabile stima gli assegna un altro incarico di assoluto prestigio, stavolta nella propria sfera territoriale d’influenza. Dal gennaio 2024 Schmidt passa dalla guida degli Uffizi a quella del Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli. Ma nel frattempo medita anche di restare a Firenze, e Sangiuliano lo sa bene.
Circola infatti la voce che la destra voglia candidarlo sindaco del capoluogo toscano contro il centrosinistra che punta su Sandra Funaro. In effetti Schmidt si candida e raggiunge pure il ballottaggio. Ma lì si ferma, sotto il 40%. Se ne farà una ragione. Anche perché gli restano sempre il Museo e Real Bosco di Capodimonte (120 mila euro l’anno), e un paio di incarichi gratuiti ma non marginali: il consiglio di amministrazione della Fondazione Mitoraj e soprattutto la presidenza del Fondo edifici di culto del Viminale. È un organismo pubblico che gestisce 800 chiese degli enti religiosi soppressi in seguito all’Unità d’Italia e rimaste nel patrimonio del Demanio statale dopo il Concordato del 1929. Per il restauro e la valorizzazione dell’enorme patrimonio il Piano nazionale di ripresa e resilienza gli ha destinato 500 milioni di fondi europei. Schmidt è stato confermato in questa funzione con decreto della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese a metà settembre del 2022, un paio di settimane prima delle elezioni politiche vinta dal centrodestra.
C’è soltanto un piccolo particolare: Schmidt è consigliere comunale di Firenze, dove guida il gruppo di opposizione della propria lista elettorale. Come si tengono insieme tutte queste cose? Si può essere contemporaneamente a capo di due enti pubblici statali e consigliere di un terzo mentre si è impegnati in un mandato politico? Formalmente nulla lo vieta. Tuttavia una questione di opportunità si pone, eccome. A destra oggi, come in passato a sinistra. Anche se nessuno ha mai sollevato il problema.
Altrimenti, per fare un esempio, Maria Bruni detta Emanuela, non potrebbe essere presidente del Maxxi. Ex capo del cerimoniale di palazzo Chigi all’epoca di Silvio Berlusconi, è stata designata nel consiglio del museo dal presidente della Regione Lazio di Fratelli d’Italia, Francesco Rocca. Quando poi Giuli, nominato da Sangiuliano presidente del Maxxi, l’ha sostituito al ministero, Maria Bruni ha preso il suo posto. Mantenendo anche l’incombenza politica di consigliere comunale di Frascati, dov’è già stata assessora alla cultura. Frascati non è Firenze, d’accordo. Ma è il principio che conta.

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