Sport
18 febbraio, 2026Articoli correlati
Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 l’Ia è entrata più che mai nel flusso della competizione
Alle Olimpiadi l’innovazione tecnologica non è mai un dettaglio neutro, perché ogni cambiamento nel modo in cui le immagini vengono prodotte e distribuite finisce per incidere direttamente su come lo sport viene percepito.
Milano Cortina 2026 si inserisce esattamente in questa traiettoria: non come una rottura spettacolare, ma come il punto di consolidamento di una trasformazione già in atto, quella che porta l’intelligenza artificiale a diventare infrastruttura ordinaria del racconto olimpico.
È un passaggio silenzioso ma profondo, in cui la tecnologia smette di essere un “effetto speciale” e diventa parte invisibile dell’esperienza sportiva.
Qui l’Ia non è un’aggiunta narrativa o un vezzo futuristico, ma uno strumento operativo pensato per risolvere problemi concreti: capire meglio i gesti tecnici, gestire volumi di contenuti ingestibili con metodi tradizionali, rendere la produzione più rapida, accessibile e scalabile.
In altre parole, l’intelligenza artificiale entra nel flusso olimpico non per stupire, ma per far funzionare meglio una macchina diventata ormai troppo complessa per essere gestita solo da esseri umani.
Quando uno sciatore atterra un salto o una pattinatrice chiude un quadruplo, l’evento sportivo resta identico a se stesso, ma ciò che cambia è la capacità di analizzarlo e mostrarlo quasi in tempo reale. Grazie a una nuova generazione di sistemi di replay basati su Ia, sviluppati da Olympic Broadcasting Services insieme al International Olympic Committee, con Alibaba come partner per cloud e intelligenza artificiale, le immagini possono essere ricostruite in 3D in circa 15-20 secondi, abbastanza velocemente da entrare in una diretta televisiva.
Il sistema separa automaticamente l’atleta dallo sfondo, anche in contesti visivamente complessi come neve e ghiaccio, e genera replay a 360 gradi che permettono di ruotare l’azione e osservarla da più angolazioni. La funzione chiamata “Spacetime Slices” spinge ancora oltre questo approccio, combinando più istanti dello stesso movimento in un’unica visualizzazione, utile non solo per spettacolarizzare, ma per chiarire dinamiche tecniche che altrimenti resterebbero invisibili.
Non a caso la tecnologia verrà applicata a 17 sport invernali: non è un esperimento isolato, ma un linguaggio visivo che ambisce a diventare standard. Parallelamente, l’Ia interviene su un altro nodo critico dei Giochi moderni: la gestione dei contenuti. OBS sta sviluppando sistemi di descrizione automatica che identificano atleti e momenti chiave, taggano e sintetizzano i video quasi in tempo reale, consentendo ai broadcaster di cercare le immagini con query in linguaggio naturale invece di setacciare manualmente ore di girato.
Questo tipo di automazione non cambia il racconto editoriale, ma libera tempo e risorse che possono essere reinvestite nella qualità dell’analisi e della narrazione.
Questo significa ridurre drasticamente i tempi di produzione, ma anche abbassare le barriere di accesso per le emittenti più piccole, che potranno competere sul piano editoriale senza disporre di grandi strutture tecniche. Tutto questo è reso possibile dall’evoluzione del cloud broadcasting, passato da sperimentazione a infrastruttura centrale: quello che a Tokyo 2020 era ancora un test su larga scala, a Milano Cortina diventa il modello dominante, con centinaia di feed video e audio distribuiti via cloud a quasi 40 broadcaster, riducendo la dipendenza dai satelliti e aumentando flessibilità e resilienza operativa. In un evento distribuito tra città e aree montane, questa scelta ha un impatto diretto su costi, affidabilità e rapidità di intervento.
Anche per il pubblico l’approccio è più semplice: il CIO userà strumenti di intelligenza artificiale per aiutare i fan a trovare informazioni e contenuti, con assistenti multilingua su olympics.com e una ricerca più intuitiva dentro il vastissimo archivio delle Olimpiadi. In questo modo l’Ia non cambia cosa vediamo, ma cambia quanto velocemente e facilmente riusciamo a orientarci dentro la complessità dei Giochi.
Non si tratta solo di migliorare l’esperienza utente, ma di rendere interrogabile un patrimonio che altrimenti resterebbe in gran parte inutilizzato. Presi nel loro insieme, questi elementi mostrano una direzione chiara: Milano Cortina 2026 non usa l’Ia per cambiare lo sport, ma per cambiare il modo in cui lo sport viene prodotto, spiegato e distribuito.
L’atleta resta al centro, il risultato resta sovrano, ma intorno si costruisce un’infrastruttura intelligente che rende il racconto più preciso, più rapido e più comprensibile. In un’epoca in cui l’attenzione è scarsa e la complessità viene spesso sacrificata, l’uso dell’intelligenza artificiale alle Olimpiadi punta a fare l’opposto: non semplificare lo sport, ma renderlo finalmente leggibile.
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