Politica
27 febbraio, 2026I grandi casi internazionali e la fiducia alle forze politiche interne. Ecco gli scenari della prossima chiamata alle urne, con e senza Rosatellum
Un referendum che potrebbe decidersi sulla partecipazione, con “sì” e “no” in equilibrio solo se alle urne andrà anche l’elettorato meno motivato, e un quadro politico che - a parità di consensi - cambierebbe radicalmente volto se passasse la nuova legge elettorale con l'ampio premio di maggioranza.
È la fotografia che emerge dal sondaggio YouTrend per Sky Tg24: sulla consultazione costituzionale in materia di giustizia, nello scenario di alta affluenza (chi voterebbe sicuramente o probabilmente) il “sì” e il “no” sono appaiati al 50%, con un’affluenza potenziale stimata al 55,4%, in calo rispetto a quella registrata settimana scorsa che sfiorava il 60%. Se invece si restringe il campo allo scenario di bassa affluenza (considerando solo chi voterebbe “sicuramente”), la partecipazione scende al 46% e il “no” passa in vantaggio: 53,1% contro 46,9% del “sì”. Il risultato, quindi, è molto sensibile alla capacità di mobilitare gli elettori più incerti: a partecipazione piena è in bilico, a partecipazione ridotta prevale il fronte del “no”.
I casi internazionali: Deranque, Epstein e dazi
Lo stesso sondaggio misura anche il grado di polarizzazione su un tema che nelle ultime settimane è tornato al centro del dibattito pubblico, la violenza politica, dopo il caso Deranque scoppiato in Francia che ha visto un attivista di estrema destra ucciso da un pestaggio da parte di alcuni attivisti di estrema sinistra. Alla domanda se la violenza politica sia più una caratteristica della destra o della sinistra, la risposta più frequente è che “non ha colore” (47%); il 20% la attribuisce più alla destra, il 16% più alla sinistra, mentre il 17% non si esprime. In ogni caso, la percezione del rischio resta alta: il 62% teme un’escalation anche in Italia, e ritiene probabile che episodi così gravi possano verificarsi anche nel nostro Paese.
La sensibilità verso i grandi casi internazionali è evidente anche per il caso Epstein, lo scandalo di abusi e traffico sessuale di minorenni su cui la gravità percepita arriva all’82%.
Un posizionamento netto che non si riflette invece sulla questione dei dazi statunitensi, che divide l’opinione pubblica in modo più frammentato: il 33% degli italiani è favorevole alle ritorsioni, il 31% per la mediazione, il 16% per il negoziato, mentre un 20% non ha un’opinione. Rispetto alla rilevazione dell'aprile 2025 la quota di indecisi cresce dell’8%, la propensione alla mediazione cala del 5% e quella al negoziato con Donald Trump del 4%.
Gli scenari di voto e l'ipotesi della nuova legge elettorale
Il quadro politico di fondo resta relativamente stabile nei rapporti di forza, ma con movimenti significativi tra alcune forze: le intenzioni di voto vedono Fdi al 28,7% e il Pd al 21,8%; il M5s è al 12,3%; Fi all’8,4%; Avs al 6,6%; la Lega al 6,1%; Azione al 4,3%; Fn al 4,1%; Iv all’1,6%; +Europa all’1,5%; Noi moderati all’1,1%; altri partiti al 3,5%. La quota di indecisi e astenuti è al 33,9%. In parallelo, la fiducia nel governo resta su un saldo negativo: la quota di "scontenti" è al 57%.
Intenzioni di voto che potrebbero concretizzarsi alla prossima chiamata alle urne con una nuova legge elettorale. Con la proposta della maggioranza per la nuova legge che casserebbe il Rosatellum - un proporzionale con premio di maggioranza su base nazionale, ispirato al modello greco - il centrodestra, in base agli attuali sondaggi, arriverebbe al 57% dei seggi: circa 228 deputati alla Camera e 113 senatori al Senato. Scenario ben diverso da quello che emergerebbe se si tornasse al voto con l’attuale Rosatellum. A parità di alleanze ad ora probabili (centrodestra e “Campo Largo”, con Futuro Nazionale e Azione che corrono da soli) il voto non produrrebbe infatti nessuna maggioranza né alla Camera né al Senato.
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