Politica
5 febbraio, 2026Le strade di Matteo Salvini e Roberto Vannacci sono ormai divise. I temi no, su quelli continueranno a gareggiare e a contendersi pezzi di elettorato
Come sono lontani i tempi in cui Umberto Bossi rivendicava nei comizi il marchio antifascista della Lega. Certo, il Carroccio non è più da anni quello nordista e federalista del Senatùr e ha dismesso ormai gli abiti regionalisti delle origini per indossare, con Matteo Salvini, quelli nazionalisti e sovranisti. Sempre più a destra.
Salvini spalanca le porte del suo ministero all’influencer suprematista britannico Tommy Robinson. Domenico Furgiuele apre – o meglio, prova ad aprire – quelle di Montecitorio alle sigle neofasciste del comitato Remigrazione e Riconquista. E poi c’è lui, Roberto Vannacci, con la sua nuova formazione, “Futuro nazionale”: una sorta di AfD all’italiana? Salvini potrebbe avere un nuovo competitor sui temi della Lega, anche se la gara a chi si scavalca di più a destra era già partita. Ora, con l’ulteriore strappo del “generale”, si farà sempre più intensa, mentre le parole d’ordine della galassia nera – italiana ed europea – sono ormai state sdoganate.
Prendiamo la remigrazione. Fino a qualche mese fa ritenuta impronunciabile, oggi ha sedotto non solo gruppuscoli e movimenti estremisti sparsi qua e là, ma anche un partito che siede al governo. Dalla partecipazione di Vannacci e di Silvia Sardone al Remigration summit dello scorso maggio a Gallarate si è passati alla conferenza stampa – poi annullata grazie alla mobilitazione delle opposizioni – che si sarebbe dovuta tenere alla Camera. Una conferenza in cui i rappresentanti di CasaPound, Rete dei Patrioti e Fronte Skinheads avrebbero dovuto esporre, su invito leghista, i contenuti della loro proposta di legge che, nel frattempo, ha raggiunto e superato le 50mila firme necessarie per essere portata in Parlamento.
Di fronte a Montecitorio, lo scorso 30 gennaio, a gridare che “l’antifascismo è mafia” c’era il portavoce di CasaPound Luca Marsella, che ha all’attivo una condanna per aver minacciato degli studenti e un’altra per gli scontri con le forze dell’ordine a Casal Bertone, durante lo sgombero dell’ex circolo futurista, oltre a una foto con Roberto Spada dell’omonimo clan. Con Marsella c’era l’ex Forza Nuova Salvatore Ferrara, oggi tra i leader della Rete dei Patrioti, che distribuiva riproduzioni di biglietti aerei di sola andata per i Paesi d’origine dei migranti (sulla falsariga di quanto già fatto dall’AfD un anno fa). Ferrara è anche tra i promotori dell’annuale raduno di Dongo, con il consueto corredo di saluti romani, nell’anniversario della fucilazione di Benito Mussolini.
Ad aspettarli dentro il Palazzo c’era Furgiuele. Piccolo reminder: Furgiuele, nel giugno del 2024, è stato espulso dalla Camera per aver fatto il simbolo della X. Di quella Decima Mas tanto cara a Vannacci. Proprio Furgiuele è considerato uno dei più vannacciani tra i parlamentari leghisti. Per ora non lo seguirà nella nuova avventura di “Futuro nazionale”. Domani chissà.
Con lui, tra i più vicini all’ex generale, ci sono Rossano Sasso – che si contraddistingue da anni per le sue battaglie contro la presunta “teoria gender” – ed Edoardo Ziello. Entrambi si sono impegnati a riprenotare una sala di Montecitorio per una futura conferenza sulla remigrazione, con gli stessi invitati.
A proposito di “Futuro nazionale”, incalzato sul logo depositato, Vannacci aveva ribadito che si trattasse soltanto di un simbolo, niente più. È vero che può esistere un simbolo senza partito, ma è altrettanto vero che non può esistere un partito senza simbolo. E nonostante Salvini abbia ripetuto per giorni che «nella Lega c’è spazio per tutti», le strade sono ormai divise. I temi no, su quelli continueranno a gareggiare e a contendersi pezzi di elettorato.
Se i riferimenti ideologici di Vannacci sono noti, lo sono meno le persone che potrebbero gravitare attorno a “Futuro nazionale”. Sono due i nomi che circolano: Giulio Battaglini, ex FdI e ora assistente di Vannacci al Parlamento europeo, e Massimiliano Simoni, anche lui ex meloniano e oggi unico esponente del Carroccio eletto in Consiglio regionale alle ultime elezioni in Toscana. Battaglini, tra l’altro, lo scorso ottobre aveva già registrato un dominio internet. Il nome? Www.futuronazionale.it.
E Salvini che fa? Le acque nel Carroccio sono agitate come non mai. Il segretario è sempre più stretto tra le crescenti insofferenze dei governatori del Nord e la fuga a destra del “generale”. Salvini decide così di incontrare un personaggio che in Italia dice poco, ma che fuori dai nostri confini è molto noto: Tommy Robinson. Su X, dove è gonfiato mediaticamente dai retweet di Elon Musk e dove pubblica quasi esclusivamente contenuti contro migranti, persone di religione musulmana e “sostituzione etnica”, conta quasi due milioni di follower. La fedina penale è di tutto riguardo. La carriera politica anche: è stato il leader dell’English Defence League, gruppo neofascista britannico. Nel 2011 due suoi attivisti sono stati condannati perché stavano progettando un attentato contro una moschea.
Salvini ha derubricato l’incontro a un semplice «scambio di idee». Robinson, in un’intervista a La Verità, ha spiegato invece di avere «un progetto» con il leader leghista: «Con Salvini non stiamo costruendo un’alleanza segreta, ma un movimento che dica “basta”. Basta con l’agenda globalista, le frontiere aperte, l’indottrinamento woke, la censura. Sì, sono anti-islam, e allora? Non odio i musulmani, odio un’ideologia che è diametralmente opposta alla civiltà occidentale». Dimmi con chi vai – recitava un vecchio proverbio – e ti dirò chi sei.
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