Politica
16 marzo, 2026"Mi trovo di fronte ad una scelta che non dovrebbe esistere in un paese democratico: scegliere se tornare a casa per Pasqua, o per votare"
Questa mattina, lunedì 16 marzo, una studentessa di 23 anni della Sapienza ha avviato un sit-in davanti al Ministero della Giustizia. Si chiama Veronica e ha deciso di protestare in silenzio contro la mancata organizzazione del voto per gli studenti fuorisede in occasione del referendum sulla Giustizia in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo.
Con un cartello tra le mani e alcuni libri accanto, la studentessa ha letto pubblicamente una lettera indirizzata a Sergio Mattarella. “Signor Presidente, da stamattina sono davanti al ministero della Giustizia con un cartello in mano. Non è una protesta rumorosa, sono semplicemente qui a chiedere, come cittadina, di poter esercitare il diritto fondamentale in una democrazia: votare. Vengo da un paesino molto piccolo, e dove spesso il senso della partecipazione civica è molto lontano. Sono venuta a Roma a studiare e come tanti ragazzi e ragazze della mia generazione studio e lavoro contemporaneamente. Non sono un'eccezione, siamo centinaia di migliaia di lavoratori fuorisede”.
“Oggi - ha continuato - mi trovo di fronte ad una scelta che non dovrebbe esistere in un paese democratico: scegliere se tornare a casa per Pasqua, o per votare. Per partecipare a questo referendum dovrei pagare più di 140 euro tra treni e spostamenti. Questo significa che il diritto di voto diventa un diritto condizionato dalla disponibilità economica. Io continuerò a studiare e a lavorare per questo Paese, ma la democrazia passa anche per un gesto più semplice: una scheda, una matita e una voce. Nessuna cittadina dovrebbe scegliere tra tornare a casa per abbracciare la propria famiglia e tornare a casa per essere ascoltata dalla propria Repubblica”.
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