Politica
2 marzo, 2026Dall'Iran al referendum: la premier a tutto campo nell'intervista al Tg5. L'attacco delle opposizioni: "Riferisca in aula"
“L'obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati".
Giorgia Meloni parte dall’emergenza internazionale nell’intervista al Tg5 di questa sera. La presidente del Consiglio fa un’analisi delle cause a monte del conflitto in Medio Oriente, e allarga lo sguardo fino all’Europa: "Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos".
Sul piano interno, l’attenzione resta alta anche sul fronte della sicurezza. Osservato speciale, il possibile ritorno di fiamma del terrorismo islamico, "un fenomeno - spiega Meloni - sul quale non si può mai abbassare la guardia. È la ragione per la quale il ministro Piantedosi oggi ha convocato il Comitato Nazionale Ordine e Sicurezza ma tutte le realtà che sono dedicate a questo tema sono mobilitate a partire dalla nostra intelligence".
Meloni risponde poi alle polemiche sull’assenza del ministro della Difesa Guido Crosetto nelle prime ore dell’attacco: è infatti rimasto bloccato a Dubai durante una vacanza con la famiglia. È rientrato ieri con un aereo militare. Sul punto Meloni è laconica: "Posso dirle che il ministro Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro".
Referendum in vista
Appena venti giorni alle urne, e quindi, ampio spazio anche al referendum sulla giustizia. Votare sì, afferma, è necessario "perché è una riforma necessaria per modernizzare l'Italia, è una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per essere convincenti". E aggiunge: "Si dice che con questa riforma vogliamo sottomettere la giustizia alla politica. Solo che è falso, perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del Csm, e toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della magistratura di decidere sull'altra parte dei membri del Csm. Questo meccanismo viene sostituito con un sorteggio tra chi ha i requisiti, che vuol dire liberare quei magistrati dal condizionamento della politica e occuparsi solamente del loro merito".
La premier respinge anche le accuse di deriva illiberale: "Viene detto - aggiunge - che con la separazione delle carriere l'Italia scivola verso un meccanismo illiberale. Ma la tesi non regge, perché separare le carriere vuol dire rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa. O tutti i Paesi sono illiberali o è l'Italia che è rimasta indietro. Penso che la riforma sia più che giusta".
Infine, alla domanda su una possibile scarsa partecipazione al voto e sulle ragioni per cui gli italiani dovrebbero andare alle urne, Meloni sottolinea che "Il tema riguarda gli italiani, tutti, ogni giorno, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno problemi con la giustizia. Perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà dei cittadini, lavoro. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo Stato. E se non funziona purtroppo ricade su di loro".
Le prime reazioni
Non si fanno attendere le reazioni dell’opposizione alle parole della premier.
"Nell'intervista di stasera Giorgia Meloni conferma due cose: la prima, che l'Italia non conta nulla in Europa e che il suo alleato americano nemmeno la informa di un attacco all'Iran; la seconda, che la linea di politica estera del governo è quella degli Stati Uniti", afferma in una nota il segretario di Più Europa Riccardo Magi. "Soprattutto - aggiunge Magi - Meloni dimentica ormai troppo spesso di essere la premier italiana, riducendosi a fare l'avvocato difensore di Trump, visto che non è nemmeno riuscita a dire una parola sulle modalità dell'attacco di Usa e Israele. Ci sono molte cose da spiegare: è ora che Meloni affronti l'aula del Parlamento", conclude.
Duro anche il presidente del M5s Giuseppe Conte, che sui social scrive: "Quando gli dici come stanno le cose, i Ministri si offendono. Meloni invece non si è vista. È andata a fare il suo monologo al Tg5 senza contraddittorio, dicendo banalità miste a sciocchezze su Iran e referendum mentre aumentano petrolio, gas e a rimetterci sono cittadini e imprese. Venga in Parlamento a metterci la faccia e a rispondere".
L'appello viene anche da Azione. La presidente Elena Bonetti, in un post social, ha sottolineato come gli scenari che si stanno delineando di ora in ora richiedano uno sforzo straordinario di presenza europea rafforzata e di coesione nel Paese, "a partire dal coinvolgimento parlamentare che deve essere pieno e costante. La prima e più urgente cosa che ci aspettiamo dunque è che la presidente Meloni venga in aula".
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