Politica
21 marzo, 2026Il caso Delmastro resta congelato fino al referendum, ma dopo il voto Giorgia Meloni potrebbe valutare le dimissioni. Decisione rinviata a urne chiuse
A Palazzo Chigi il clima è quello delle grandi attese. Il caso Delmastro agita, disturba, pesa. Ma non si muove foglia. La linea, filtrata con cura, è semplice: non aprire fronti prima del referendum. Nessuna decisione, nessuna presa di distanza, nessun segnale che possa incrinare l’equilibrio. È una sospensione studiata, quasi chirurgica. Perché in queste ore la priorità non è risolvere il problema, ma impedirgli di esplodere nel momento sbagliato.
La "manina" e i tempi che non convincono
Tra i corridoi del potere si muove un sospetto che resta sottovoce ma non passa inosservato: la tempistica. Il caso emerge proprio alla vigilia del voto, in un momento delicatissimo. A Palazzo Chigi non sfugge e la lettura è politica prima ancora che giudiziaria. Si parla, senza dirlo apertamente, di una possibile regia, di un’accelerazione non casuale. La parola è sempre quella, evocata con prudenza: “manina”. Un modo elegante per suggerire che qualcuno abbia scelto il momento giusto per colpire.
FdI in trincea, ma l'imbarazzo cresce
Fratelli d’Italia si compatta, almeno ufficialmente. Nessuna crepa visibile, nessun passo indietro. Eppure, sotto la superficie, il malumore cresce. Non tanto per l’attacco esterno, quanto per la difficoltà di difendere una vicenda che rischia di diventare ingombrante. La sensazione, tra molti dirigenti, è che si stia semplicemente guadagnando tempo. Tempo prezioso, ma pur sempre tempo.
Il voto diventa così una vera e propria linea di demarcazione. Prima e dopo. Prima: cautela assoluta, nervi saldi, gestione difensiva. Dopo: spazio alle valutazioni vere. A Palazzo Chigi il ragionamento è netto: qualsiasi decisione presa ora sarebbe letta dentro la campagna referendaria. E questo, politicamente, è un rischio che non si vuole correre.
Dopo le urne, l'ipotesi dimissioni
È però sul “dopo” che si concentra tutta l’attenzione. Perché è lì che la premier potrà muoversi con più libertà. Fonti vicine al dossier non escludono nulla. Se fino a oggi ha prevalso la linea della tenuta, a urne chiuse potrebbe affacciarsi l’opzione più netta: le dimissioni. Una scelta che diventerebbe concreta nel caso in cui il peso politico della vicenda superasse la soglia di tolleranza. E a quel punto, la mossa servirebbe a ricompattare il quadro e chiudere rapidamente il caso.
La strategia: rinviare per colpire (se serve)
La chiave è tutta nel timing. Non evitare la decisione, ma decidere quando farla pesare di più e costare di meno. Oggi è il tempo della resistenza. Domani potrebbe essere quello della discontinuità. Perché nei palazzi, più che le parole, contano i momenti. E quello decisivo, per Delmastro, potrebbe arrivare subito dopo il voto.
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