Politica
26 marzo, 2026L’ok dal Parlamento europeo (con i voti di destra e ultradestra) all'avvio dei negoziati sulla direttiva rimpatri, che prevede anche la possibilità di centri di rimpatrio in Paesi terzi. Esulta la destra: l’alleato di Meloni Weimers parla di una nuova era di "deportations"
Passa alla fase successiva il pacchetto del Parlamento europeo in materia di rimpatri. Con novità evidenti: prime tra tutti il concetto di “return hubs” e quello di “paese terzo”.
Il testo passa con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni: una plenaria che approva il testo nonostante la barricata dei progressisti di S&D, Verdi/Ale e The Left, che hanno contestato in particolare le decisioni adottate il 9 marzo 2026 dalla commissione per le libertà civili. Quanto al voto degli italiani, a favore si sono espressi Forza Italia, FdI, Lega e Vannacci, mentre hanno votato contro Pd, M5S, Avs e la liberale Elisabetta Gualmini.
Una vittoria firmata Giorgia Meloni, secondo Nicola Procaccini, copresidente dei conservatori europei; un cambiamento radicale di paradigma, secondo Alessandro Ciriani. È la stessa Giorgia Meloni a prendersi la scena con un post su X: "L'Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l'Italia ha sostenuto con forza". la premier sottolinea anche che "con i return hubs si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi. È un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all'Europa una politica migratoria finalmente più credibile".
Sul tavolo alcuni punti fermi: i cittadini di paesi terzi su cui pende una decisione di rimpatrio, in caso non collaborino per lasciare il territorio dell'Unione europea, potranno essere detenuti fino a 24 mesi. Ma sta proprio qui uno dei principali nodi del testo: i rimpatri potranno infatti essere effettuati anche verso una lista di "paesi terzi" su cui incidono anche gli accordi stilati dagli Stati membri. Il piano include poi la creazione di hub di rimpatrio negli stessi paesi terzi. In sostanza, centri di detenzione per persone la cui domanda d’asilo è stata respinta. Un concetto che non suona del tutto nuovo: basti pensare al modello Italia-Albania, con il centro di rimpatrio voluto da Meloni costato all'Italia centinaia di milioni di euro.
Le reazioni
Una stretta che fa contenta la destra europea e che allarma i gruppi progressisti. "L'era delle espulsioni (letteralmente “deportations” ndr.) è iniziata". Lo dice in una nota Charlie Weimers, vicepresidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei. "La votazione odierna - continua Weimers - conferma una maggioranza crescente e stabile al Parlamento Europeo a favore di rimpatri più efficaci. Solo un migrante su cinque a cui viene ordinato di lasciare il Paese lo fa effettivamente. Si tratta di ripristinare la credibilità. Un sistema migratorio funzionante deve garantire che coloro che non hanno diritto di soggiorno vengano effettivamente rimpatriati".
Parole di trionfo, specialmente il riferimento alle “deportations” che non sono passate inosservate. Cecilia Strada, eurodeputata del Partito democratico, parla di “dichiarazioni inaccettabili”. “A Giorgia Meloni - prosegue in una nota - e al governo italiano quindi sta bene che inizi in Europa una stagione di deportazioni comprese quelle di minori e bambini. È questo che vuole? Il governo chiarisca la sua posizione, l'Italia non può fiancheggiare chi inneggia apertamente alla deportazione di esseri umani".
Il prossimo passo
Nel frattempo il testo passa già al vaglio del “trilogo”, il negoziato informale tra i rappresentanti del Parlamento Europeo, del Consiglio Ue e della Commissione. Una riunione che è stata definita "breve e costruttiva" , a margine della quale il vice ministro della Migrazione e della Protezione Internazionale Nicholas Ioannides ha assicurato: "Stiamo lavorando per creare un sistema di rimpatrio efficiente, rigoroso ma equo, che rispetti pienamente il diritto internazionale e la dignità umana", ha dichiarato il vice ministro della Migrazione e della Protezione Internazionale, Nicholas Ioannides.
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