Salute
19 febbraio, 2026I vantaggi al sistema spiegati da chi vive la rivoluzione in sala operatoria e in reparto: procedure più snelle, ausili concreti per la diagnosi, la cura e la comprensione di sintomi e terapie
Negli ultimi 20 anni le informazioni del web hanno sostituito i volumi delle enciclopedie mediche, spesso presenti nelle nostre case, perché più immediate, pressoché gratuite, ma purtroppo di scarsa qualità, e non raramente gestite da profittatori. Oltre la metà degli italiani cerca costantemente informazioni online come prima fonte, 8-9 milioni di persone all’anno incappano in informazioni mediche sbagliate o fuorvianti, incluse le bufale per almeno 3 milioni di genitori che chiedono aiuto per i problemi pediatrici. Mancando un cultura sanitaria di base diviene pressoché impossibile “navigare” in maniera critica e quindi trovare soluzioni utili. Qui l’Ia può fare una differenza immediata offrendo informazioni affidabili, disponibili 24 ore su 24, riducendo la dipendenza da fonti online non verificabili. Gli strumenti multimediali generati dall’intelligenza artificiale possono adattarsi al livello culturale dell’utente, rendendo concetti complessi come la gestione del diabete o l’aderenza terapeutica più facili da comprendere, soprattutto se ricavati da fonti regolate e controllate da professionisti sanitari. È evidente che la percezione del sistema sanitario sarebbe diversa, più positiva, partecipata diversamente in un’offerta sanitaria più snella, veloce ed efficace. L’Ia in questo caso come ponte e non come filtro.
Spesso l’intelligenza artificiale viene descritta come una minaccia per la possibile perdita di posti di lavoro, per la disinformazione che potrebbe generare, o perché addirittura potrebbe sfuggire al controllo umano. Senza dubbio alcuni timori sono legittimi e legati all’uso che potrebbe esserne fatto soprattutto se non governato, ma è evidente che la sua introduzione ed implementazione rappresentino l’inizio di una nuova era, esattamente come accadde per la rivoluzione industriale.
Usata in modo responsabile, può rappresentare uno strumento straordinariamente utile per affrontare le sfide più urgenti della sanità moderna. Una di queste, ben nota, è la carenza di medici che la maggior parte dei sistemi sanitari occidentali sta affrontando, con un progressivo squilibrio tra domanda e offerta di cure per una popolazione che invecchia, affetta da malattie croniche complesse e che necessita di cure personalizzate sempre più costose. Inevitabile che questa situazione peggiorerà nei prossimi anni. L’intelligenza artificiale non potrà (e non dovrà) sostituire il medico, ma può fin da subito renderne la quotidianità più efficiente per esempio in molte attività ripetitive, amministrative. Semplici sistemi di registrazione automatica e sintesi delle visite riducono il carico amministrativo fino al 50 per cento. Algoritmi che attingono a una infinità di dati continuamente aggiornati, possono supportare la decisione clinica, prevedere dei rischi, stratificando e personalizzando il pericolo futuro di sviluppare malattie con oltre 10 anni di anticipo.
Nella diagnostica per immagini il livello di maturità è così alto che l’intelligenza artificiale è in grado di leggere Tac e risonanze magnetiche, riducendo così, sia i tempi di refertazione sia eventuali errori. Algoritmi in grado di analizzare immagini e dati clinici possono fornire un “secondo parere” rapido e accurato. Dispositivi intelligenti possono permettere di seguire pazienti cronici a domicilio, riducendo visite inutili e aumentando la tempestività degli interventi o la correzione di eventuali terapie, monitorando allo stesso tempo l’aderenza alla terapia. Negli ospedali si possono ottimizzare i percorsi clinici, individuare pazienti a rischio attraverso analisi predittive, velocizzare refertazioni, migliorare la presa in carico sia in ospedale che sul territorio. Immediata sarebbe la ripercussione sulla riduzione delle liste di attesa, sui ricoveri ripetuti o inappropriati, su dimissioni più sicure. Si punterebbe ancor di più sulla qualità delle cure con un modello standard, uniforme in grado di comunicare. Nelle sale operatorie, il chirurgo viene supportato in tutte le fasi nel suo difficile e rischioso lavoro. Nella pianificazione preoperatoria, attraverso l’implementazione della Ia, nelle ricostruzioni 3D da Tac o risonanze magnetiche, il chirurgo, ancora prima di incidere, può conoscere con precisione il percorso che dovrà compiere con un determinato paziente attraverso la rappresentazione di una anatomia dinamica, pressoché reale, ma prima di usare il bisturi. Nel caso di utilizzo di materiale, come per esempio una protesi, l’errore nella scelta sarà virtualmente uguale a zero. La chirurgia più sicura oltre che rapida. Lo stesso sistema integrato nella chirurgia mininvasiva o robotica guida il chirurgo nell’anatomia, allertandolo su anomalie, o consentendogli una rivalutazione in replay per decisioni immediate, sicuramente più informate. Tutto questo anche a vantaggio di tutti coloro che affrontano la formazione medica, con la possibilità di simulazione delle procedure più complesse. In un futuro, molto più vicino di quanto si possa pensare, l’Ia, riconoscendo le fasi chirurgiche, sarà in grado di suggerire i prossimi step, divenendo strumento essenziale nella formazione pur sempre accompagnata dalla supervisione umana. Il tutto all’interno della sala operatoria che permette un monitoraggio ambientale con controllo delle fasi e degli strumenti al fine di ottimizzare il flusso, migliorare la sicurezza, ridurre ritardi.
L’analisi dei dati clinici e genomici permetterà diagnosi rapide anche per le malattie rare che spesso richiedono 5-8 anni per un inquadramento diagnostico. Nella ricerca è più facile individuare e raggruppare e quindi analizzare pazienti con medesime caratteristiche, riducendo i tempi di ricerca, migliorandone la qualità per volumi maggiori e disponibilità di dati in breve tempo. Laddove non esistono dati reali per scarsità di pazienti (esistono malattie con poche decine di casi descritti al mondo). Questo in ultima analisi può tramutarsi in ridotti tempi e costi per lo sviluppo di terapie o farmaci.
Ora, poiché la cura della persona non deve mai essere un atto passivo unidirezionale, è fondamentale che il paziente abbia contezza e comprensione di ciò che accade, del perché, dei rischi, dei vantaggi, del futuro della sua patologia ed ecco quindi l’altro problema, silenzioso, del quale non si parla mai: l’analfabetismo sanitario.
La medicina è complessa e spesso ancor più complesso il suo linguaggio con termini tecnici, terapie e tempi e la difficoltà a comprendere le informazioni mediche anche minori riguarda milioni di persone. Nel caso di informazione sanitarie la difficoltà nel comprendere le informazioni colpisce circa un italiano su quattro, con ovvia difficoltà nell’utilizzare poi al meglio quelle informazioni. Chi non capisce una prescrizione, non sa interpretare un referto o non conosce i segnali precoci di una malattia è più vulnerabile a causa di diagnosi tardive, errori terapeutici e ricoveri evitabili. Inutile negare che per quanta informazione sanitaria venga fatta, potrebbe risultare insufficiente e non sempre adeguata a raggiungere tutte le fasce della popolazione. Immaginiamo quanto la non completa comprensione e conoscenza di queste informazioni possa influire sulla consapevolezza del proprio stato di salute in un equilibrio precario tra bisogno di salute e risposta sanitaria erogata percepita. Ne deriva un impatto significativo sulla gestione, operatività e sostenibilità del Sistema sanitario.

LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Senza Eco - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 febbraio, è disponibile in edicola e in app



