Sostenibilità
14 gennaio, 2026Gli esperti di Copernicus avvertono: "Supereremo presto il limite fissato dagli accordi di Parigi"
Tutta colpa dei combustibili fossili. Il programma di collaborazione scientifica dell’Unione europea Copernicus, che si occupa di studiare la Terra, ha fatto sapere che il 2025 è stato il terzo anno più caldo da quando sono iniziate le sue rilevazioni (nel 1940), con una temperatura media di 14,97 gradi. Una cattiva notizia a metà. Il 2025 è infatti stato più freddo del 2024 - anno più caldo di sempre - di 0,13 gradi e del 2023 di 0,01 gradi. Ma non si tratta di un miglioramento significativo, soprattutto tenendo conto del fatto che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati.
Cosa prevedono gli accordi di Parigi
Il limite di aumento di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, fissato dagli accordi di Parigi in vigore dal 2016, non è stato superato nel 2025, che si è fermato a +1,47 gradi. Diversa la situazione se si guarda alla media degli ultimi tre anni: nel 2024 l’aumento aveva raggiunto +1,60 gradi. “Siamo destinati a superarlo - ha ammonito Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus -. La scelta che abbiamo ora è come gestire al meglio l'inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali”.
Le ragioni del caldo
I motivi del (quasi) costante innalzamento delle temperature medie globali sarebbero da ricercare - sempre secondo il documento pubblicato da Copernicus - nell’aumento di gas serra nell’atmosfera, dovuto al diffuso utilizzo dei combustibili fossili da parte delle industrie. I gas, infatti, sono in grado di intrappolare il calore nell’atmosfera (da qui il termine “effetto serra”) impedendo alla radiazione solare riflessa di disperdersi nello spazio. Un’altra ragione dell’aumento del riscaldamento globale è il raggiungimento di livelli eccezionalmente elevati della temperatura superficiale di mari e oceani.
L'allarme dei vigili del fuoco in Italia
La situazione climatica sarebbe ancora più complicata a causa della sua sempre minore prevedibilità. “C'è stata una perdita di stagionalità del rischio. Ovvero: ora c'è una sorta di impazzimento del clima e degenerazione della regolarità climatica - ha avvertito il capo del corpo nazionale dei vigili del fuoco Eros Mannino durante il suo intervento nella commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano -. Siamo chiamati, in senso crescente, a intervenire in tutti i mesi dell'anno. È una condizione quasi permanente".
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