Sport
5 febbraio, 2026Da Ailsa Craig, dove vengono estratte e levigate le pietre per il curling, alle storie degli sportivi in giro per il mondo, tra cui lo sciatore di Haiti cresciuto in un orfanotrofio e quelli che si allenano in un centro commerciale di Dubai
Olimpionici nati all’altro polo di Grande Inverno, dove la neve non arriva mai. Paesi tropicali in gara, atleti poveri cresciuti in orfanotrofio, caraibici con i bob, persino uno slalomista senza nome. Sotto il manto innevato di Milano Cortina c’è spazio anche per le falde più bizzarre: storie e stranezze che sembrano scivolare fuori pista, ma finiscono dritte nel programma dei Giochi.
l'isola delle Stone
A metà strada tra la Scozia e un set di fantascienza, per esempio, c’è Ailsa Craig. Un’isola disabitata, battuta dal vento e interdetta ai più, dove il tempo sembra essersi fermato. È da quella landa che arrivano quasi tutte le “stone" del curling: rocce rare scolpite a mano, scavate e levigate fino a diventare dischi perfetti. Cadono dal vulcano spento e finiscono a danzare sul ghiaccio olimpico, come Ufo domestici che seguono una scopa.
atleti senza inverno
Poi c’è chi la neve non l’ha mai vista cadere dal cielo. Alle Olimpiadi saranno presenti Benin, Guinea-Bissau, Emirati Arabi Uniti: Paesi senza inverno, senza montagne, senza alcuna tradizione negli sport invernali. Eppure in gara. È il nuovo record dei Giochi: 94 nazioni iscritte e una mappa che si allarga oltre quella già diffusissima di Milano Cortina, fino al deserto. O verso città diventate centri commerciali a cielo aperto.
A Dubai, per esempio, esiste una pista da sci incastrata dentro un mall, la Ski Dubai: ha neve artificiale, pinguini finti e aria condizionata. È lì che si è allenato Alexander Estridge: primo atleta invernale nella storia del Paese. “Non avrei mai immaginato che un ragazzo cresciuto sciando in un centro commerciale potesse arrivare alle Olimpiadi”, ha detto. Accanto a lui, per gli Emirati, gareggerà Muhammad Karim, nato in Pakistan, cresciuto con sci di seconda mano e oggi ai suoi quarti Giochi invernali. Da bambino batteva la neve a mano su una pista senza impianti, poi è finito a sciare nel deserto. Il paradosso è il suo metodo di allenamento.
Nei Caraibi, invece, la neve è una leggenda raccontata a sprazzi. Eppure la Giamaica si presenterà con tre equipaggi: bob a quattro, bob a due e monobob femminile. Sono passati decenni da Calgary 1988 (primo esperimento antillano da cui fu tratto il film Disney Cool Runnings), ma l’idea è la stessa: portare il caldo dove nessuno lo aspetta.
da Haiti, obiettivo medaglie
Tutti sperano di rientrare con delle medaglie, ma qualcuno arriva col nulla. Haiti tornerà ai Giochi con lo sciatore Richardson Viano, cresciuto in un orfanotrofio di Port-au-Prince e adottato da una coppia italiana sulle Alpi francesi. Storia simile per il fondista Stevenson Savart, anche lui nato ad Haiti, adottato in Francia, capace nel 2025 di vincere il Challenge Vincent Vittoz.
le due bandiere di milano cortina e il medico
Qualche bandiera cambia mano. Francis Ceccarelli è nato nelle Filippine, poi adottato da una famiglia italiana che gli ha messo gli sci in Toscana. A Milano Cortina gareggerà per il Paese che l’ha messo al mondo, sulle montagne di quello in cui è cresciuto. Anche chi non ci sarà lascia una lamella di bizzarria. Nathan Chen, campione olimpico del pattinaggio, ha deciso di saltare la tappa olimpica italiana per studiare medicina. Ha detto che “preparare il test di ammissione è stato più stressante delle Olimpiadi”.
l'atleta senza nome
Dal Benin arriva Nathan Tchibozo, 21 anni, primo sciatore della storia del Paese. In patria non esiste l’inverno: solo stagione secca e stagione delle piogge. Senza nome, invece, il volto della Guinea-Bissau: la sua presenza è stata annunciata, ma non trova ancora un’identità ufficiale. Come riporta Ansa, dovrebbe trattarsi di Winston Tang, cresciuto negli Stati Uniti e allenato nello Utah, che gareggia in slalom, speciale e gigante. Fin qui è riuscito a scansare anche le indiscrezioni.
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