Speciale Sostenibilità - Antropocene

La finanza sostenibile, un impegno per l'ambiente e la società

di L'Espresso Media   24 giugno 2024

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Verso il net zero: strategie e investimenti di Intesa Sanpaolo per un'economia verde e resiliente

Contrastare l’emergenza che sta attraversando il pianeta, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, significa individuare e incoraggiare nuovi modelli di sviluppo. È uno degli obiettivi delle politiche ambientali UE: il Piano di Azione per la finanza sostenibile del 2018, l’European Green Deal del 2019 e il Next Generation EU del 2020 per sostenere la ripresa dopo la pandemia e un’Europa più ecologica, digitale e resiliente. Due anni dopo, REPower EU ha promosso l’accelerazione verso le fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dalle forniture fossili e ora il Net Zero Industry Act, approvato ad aprile, punta ad accrescere la produzione europea di tecnologie pulite per andare verso l’azzeramento delle emissioni. 

 

Oltre a governi, imprese e consumatori, anche il sistema finanziario deve fare la sua parte, con prodotti di credito e di investimento sostenibili. Entro fine anno entrerà in applicazione lo European Green Bond Standard, che definisce i requisiti specifici per permettere ai titoli obbligazionari utilizzati per progetti ambientali di adottare un “marchio di qualità” volontario europeo, riconoscibile dagli investitori. Secondo il Centro Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in Europa nel 2024 i green bond aumenteranno a 66 miliardi di euro, contro i 60 dello scorso anno. La stessa Intesa Sanpaolo negli ultimi due anni ha emesso 13 green e social bond per quasi 9 miliardi di euro. 

 

Nell’ultimo Piano d’Impresa, l’impegno ESG della prima banca italiana è diventato una delle quattro direttrici di crescita attraverso obiettivi definiti e monitorati trimestralmente al pari di quelli economico- finanziari, come parte integrante della strategia aziendale. Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 76 miliardi di euro di prestiti a supporto della green e circular economy e della transizione ecologica per il periodo 2021-2026 nell’ambito della missione 2 PNRR, 12 miliardi di credito green alle persone nell’arco del Piano d’impresa 2022-2025 e un’ampia offerta di investimenti attenti alla sostenibilità. 

 

Ai finanziamenti si aggiungono servizi per favorire la transizione delle aziende, come i laboratori ESG e i programmi di formazione. Un impegno confermato dall’eccellente posizionamento negli indici e nelle classifiche internazionali indipendenti che valutano le performance di sostenibilità di grandi società, come i Dow Jones Sustainability Indices, in cui Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana, e Corporate Knights Global 100, dove è prima in Europa e seconda al mondo. Ma le banche hanno un compito duplice: supportare la transizione sostenibile delle imprese e ridurre il proprio impatto ambientale: per quanto ridotto rispetto alle grandi fabbriche, anche su questo una banca deve impegnarsi, soprattutto se della taglia di Intesa Sanpaolo. In Italia, il 100% di energia elettrica acquistata deriva da fonti rinnovabili e, a livello di Gruppo, il 90%. E i due grattacieli a Torino e a Milano sono entrambi campioni di sostenibilità, certificati Leed Platinum. 

 

L’impegno ESG del Gruppo ha trovato di recente un nuovo assetto nella riorganizzazione voluta da Carlo Messina, che ha istituito un’area di governo dedicata alla sostenibilità affidata a Paola Angeletti in qualità di Chief Sustainability Officer. La nuova struttura indirizza e coordina in modo unitario le strategie ESG del Gruppo e le tante iniziative a favore di ambiente, sociale, innovazione, arte e cultura. Tra queste il grande programma per la riduzione delle disuguaglianze che dal 2018 ha realizzato 65 milioni di interventi tra pasti, posti letto, medicinali e capi di abbigliamento e i quattro musei delle Gallerie d’Italia a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, che valorizzano una collezione di oltre 35 mila opere e che nel 2023 hanno registrato 700 mila visitatori. Si tratta di un approccio unico in Italia e probabilmente in Europa, un modello che riconosce il ‘profitto sociale’ come fattore di crescita, anche economica.