Televisione
13 gennaio, 2026Articoli correlati
Depressione post partum, aria da crime, segreti e bugie. Su Paramount+ una serie sulla perfezione familiare che non c’è
La ricetta è perfetta e anche se il risultato complessivo non lo è altrettanto, poco importa. “Little Disasters”, serie Hbo su Paramount+, mescola ingredienti finemente dosati per la costruzione di un pasto seducente in sei tappe, che si guarda con gusto.
Ci sono le coppie con figli, che all’inizio si amano tutte per capire poi che non si amano per niente. C’è il benessere economico diffuso, anche se poi si scopre che è tutto posticcio, come assai spesso accade in quelle ville con cucina a isola piene di pentole che nessuno usa e di inutili vetrate al di là delle quali c’è ben poco da guardare.
E ci sono gli incroci tra donne, amiche del cuore e nemiche all’improvviso, che si ammirano per poi odiarsi, si vezzeggiano per poi deludersi, e si vestono come per andare sul set di uno spot di detersivi per ritrovarsi tristemente impreparate di fronte a quella piccolezza chiamata vita.
Il tutto comincia con quell’aria da true crime claustrofobico che tanto funziona di questi tempi, con la telecamera puntata sull’icona della madre perfetta.
Diane Kruger, che ha studiato da Nicole Kidman quanto basta, è giusta, elegante, paziente e di taglia minuscola, come solo le ricche avvenenti signore americane in celluloide sanno essere.
E all’improvviso, alla nascita della terza figlia, vacilla. Cosa assai comune, così come è altrettanto comune il silenzio obbligato che circonda la depressione post partum, impensabile disagio in un mondo in cui la donna è madre e se non ne gode peste la colga.
Così questa serie britannica, adattata da un romanzo di Sarah Vaughan, gioca tutto sul ruolo della genitrice impeccabile che anziché mostrarsi in tutta la sua innata solarità mostra le ombre, e quante ombre, che si trasformano in motore immobile, patinatissimo ma avvincente e doloroso. Il piccolo disastro comincia con il pianto di una bambina, prosegue con il dubbio feroce che una mamma possa averle causato del male di proposito, si srotola con un’amica dottoressa che sceglie l’etica e la denuncia ai servizi sociali. E anello dopo anello la catena si frantuma mentre tutti potenzialmente possono essere portatori insani di una colpa.
I personaggi cavalcano passato e presente come fosse un documentario di indagine, offrono indizi potenziali per arrivare a capire cosa sia davvero accaduto, creando una dinamica corale che esplode in mille tensioni, comprese le posizioni anti-vaccino della protagonista, la sfiducia negli ospedali, le differenze di classe.
Alla fine, sembra suggerire la serie, nessuno è veramente ciò che sembra e parafrasando il sempre utile Tolstoij, ogni famiglia vive nel bosco a modo suo.
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