Televisione
5 gennaio, 2026Una malata terminale usa al meglio il tempo che le resta. Un viaggio tragico e dannatamente ironico, serie 2025 per Time
Ci sono tre cose, del tutto ordinarie, semplici e assai terrene. La morte. Il corpo. E l’orgasmo. Tre piccole grandi cose che si intersecano a modo loro: la morte, perché arriva prima o poi, il corpo che prova a resisterle e il piacere a cui ambisce (per non parlare dell’anima) almeno sino a quando la morte di cui sopra lo spegne come un interruttore.
Così appena Molly scopre di avere un cancro al quarto stadio, il suo primo pensiero, oltre al fatto che ha i giorni contati, cade pesante sul marito che non la tocca più. Vita agli sgoccioli e niente sesso. Niente male come prospettiva. Ma almeno su uno di questi argomenti può intervenire, con la sua libertà, il suo essere, i suoi 40 anni, la sorellanza con la sua amica Nikki (Jenny Slate) stretta al cuore, l’elaborazione della violenza subita in passato e i suoi capelli dal taglio favoloso.
Da qui parte “Dying for Sex”, serie immaginifica su Disney+ che si trasforma in odissea erotica, svelamento, romanzo di formazione. E il fatto che Time l’abbia eletta come regina del 2025 è esattamente l’inaspettata corona che merita.
Otto episodi dal gusto della piccola rivoluzione, in cui si elargisce la parola sperma, mentre Michelle Williams, l’inaudita Michelle Williams, le prova tutte per non farsene scappare nessuna. Praticamente la cronaca di un risveglio carnale, creata da Kim Rosenstock ed Elizabeth Meriwether e basata sull'omonimo podcast “Wondery”. In cui la donna decide, sino all’ultimo battito di ciglia, cosa siano le priorità in una vita che sfugge. E perché proprio l’orgasmo è conseguenza di un’evoluzione impeccabile.
Sfacciata, divertente e con annesso strazio emotivo nel finale in cui tutto si colora prima del buio definitivo, “Dying for Sex” è l’esaltante presa di potere della persona che vuole governare sulle proprie scelte libere e consapevoli, e se qualcuno prova vergogna pazienza.
Molly inizia con masturbazione di routine, ma presto scopre il gusto per l’ignoto ed esplora, con quello stesso impegno che si applica nell’aprire un libro e cercare con lo sguardo le note a piè di pagina. Saltella senza posa, per quanto le forze glielo permettono, da una pratica inusuale all’altra, dildo, frustini, lezioni di sottomissione nel retrobottega, condendo il tutto di tratti surreali, parecchio umorismo e un senso diffuso di delicatezza. E riuscendo a non trasformarsi in racconto strappacuore sul cancro, nonostante sia tangibile il disfacimento, il dolore, lo strazio del tempo agli sgoccioli.
Sono malata, ci dice Molly, ma non sono la mia malattia. Il tempo mi appartiene. E lo uso come trovo giusto usarlo. Per amare, perdere, combattere, fare sesso. Fino alla fine.
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