Televisione
9 marzo, 2026Il celebre dialogo tra un regista e il suo organo genitale di Alberto Moravia continua a trovare declinazioni in tv. Da "Pene XXL" al prossimo "Te lo taglio"
Ogni qualvolta vengono annunciati programmi incentrati letteralmente su questioni di pene si fa fatica a non leggerli come una potente metafora dei tempi correnti. Protagonista di titoli, documentari approfondimenti, svolte ironiche, serie tv e persino cartoni animati è infatti proprio il “lui” celebrato da Moravia nel 1971, l’organo che tanto ha dato agli uomini tutti, e che, contrariamente a ogni buon senso, assai spesso tende a definire l’intera categoria maschile come fosse un’unità di misura del valore personale. E proprio il pene in quanto membro, irrompe spesso nei palinsesti con una metodicità elegante provando a sfogliare, una per una, le foglie di fico messe a coprire il simbolo principe della mascolinità bidimensionale.
In Italia non è mai arrivata ma si è parlato parecchio dell’austriaca “John Dillermand”, animazione per bambini che raccontava quante attività quotidiane potesse compiere il protagonista grazie al suo “lui” sovradimensionato, dall’accensione del barbecue al tenere il filo dei palloncini. Successo di critica e di pubblico invece per “Il mio pene XXL” (Real Time) in cui si demolisce, attraverso le esperienze in prima persona di alcuni generosi protagonisti, il senso della misura visto come valore. Il racconto del maschio che non vuole cedere mai, effettivamente vacilla mentre scorrono le immagini di slip dedicati («Spendo 200 euro al mese solo per questi»), colloqui di lavoro mandati all’aria per un’occhiata di troppo, difficoltà nel riuscire a trovare compagnia e via dicendo, contraltare alla facile vittoria della quantità rispetto alla qualità. E questo riduttivo messaggio dei trenta centimetri di dimensione artistica cantati da Elio e le storie tese, la tv nostrana lo ha cavalcato spesso, a partire dalla promozione dei principi del porno a icone generaliste benvolute nei salotti e nelle isole zeppe di Famosi.
A colpi di zapping ci si imbatte in repliche de “L’uomo senza pene”, “L’uomo col pene sul braccio”, “Dick, la parola al pene”, “Penissimo” e altri innumerevoli esempi di incursioni, anche d’autore, nella parte bassa del teleschermo. Prossimamente poi, sulla scia del valore dell’assenza già scandagliata da “Donne che evirano gli uomini”, debutta su Sky Crime il 16 marzo la docuserie “Te lo taglio”, titolo che, partendo dall’ormai celebre caso di Lorena Bobbit, approfondisce altri episodi del genere, provando a comprendere le cause psicologiche e sociali di questo fenomeno intrecciato a doppio filo con le dinamiche di genere. E chissà come si sarebbe divertito davanti a tutto ciò il Federico di Moravia, il regista che cercava la fama intralciato da quel “lui” così ingombrante.
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