Il rapporto dell'organizzazione El Nadeem: ad aprile sono sparite 86 persone. Nove sono state uccise nelle prigioni. Sei gli egiziani giustiziati sul posto. Tra i quali un ambulante che ha rifiutato di offrire gratis una tazza di thè a un poliziotto 

In Egitto si continua a uscire di casa e non tornarci più. Sparire e finire qualche mese dopo in una delle tanti prigioni dell’orrore. In Egitto si continua a morire per aver tagliato la strada a un poliziotto. O semplicemente per non aver accettato di offrirgli un bicchiere di tè. In Egitto, dalla morte di Regeni, non è cambiato molto. Lo confermano i numeri forniti dall’organizzazione El Nadeem, il centro di riabilitazione delle vittime di violenza e torture, relativi ad aprile.

Nel mese scorso sono sparite forzatamente 86 persone. Praticamente tre al giorno. Quelle uccise invece nelle prigioni e nei commissariati della polizia sono state nove. Otto per mancata fornitura dell’assistenza medica necessaria e uno per tortura. Almeno sei egiziani sono stati invece giustiziati sul posto. Tra questi c’è Mustapha Mohamed Mustapha, un venditore di tè che si era rifiutato di cedere gratis un bicchiere di bevanda e un pacchetto di sigarette a un agente di polizia. Ne è nata una discussione che ha portato il poliziotto a estrarre la sua pistola di ordinanza e uccidere sul posto il povero ambulante. Con lui sono stati feriti altri due. E’ successo al Cairo il 19 aprile scorso. Dieci giorni dopo è stato ferito gravemente, invece, un autista di taxi che non aveva rispettato la precedenza. Un militare gli ha sparato in testa. Mustapha Atiah, 38 anni, è stato giustiziato il 2 aprile scorso in casa sua. Le forze dell’ordine hanno fatto un blitz all’alba e lo hanno crivellato di colpi. Nella versione ufficiale degli Interni si è trattato di uno scontro a fuoco durato 35 minuti. Dinamica molto simile a quella dell’uccisione delle cinque persone accusate di essere la banda responsabile dell’omicidio di Regeni.

I casi di tortura sono stati 67 e quelli di mancata assistenza medica sono stati 53. Chi sta male in un commissariato di polizia o in una prigione ha molte probabilità di essere trasferito in ospedale solo dopo la morte. Chi prova a protestare o a ribellarsi subisce ancora di più. E’ accaduto ad esempio a inizio mese nella prigione sulla strada che collega il Cairo ad Alessandria. Alcuni detenuti hanno deciso di fare uno sciopero della fame per protestare contro i maltrattamenti. Le guardie hanno risposto liberando diversi cani all’interno del penitenziario.

Le sparizioni forzate restano all’ordine del giorno. Ben 86 egiziani sono stati portati via e finora non si ha idea di dove si trovino. L’unica certezza è che sono in mano ai servizi di sicurezza dello stato. Vivi o morti. Ma come confermato all’Espresso da un attivista torturato non esistono registri cartacei degli arresti. Solo i militari che lo hanno portato via sanno dove si trova il prigioniero. Tanti vengono alla luce dopo mesi passati nei bunker. Sono 33 le persone ricomparse in aprile. Tra loro anche Ibrahim Amer Chahata, sparito il 22 luglio 2015 e riaccompagnato con gli occhi bendati il 18 aprile scorso alla procura del quinto distretto del Cairo. Ha passato 271 giorni nel buio. ?Nel mese di marzo sono sparite 105 persone e a febbraio 155. Numeri persino superiori a quelli del 2015, quando sono sparite in totale 464 persone. I casi di tortura, l’anno scorso, sono stati 700 e 474 le uccisioni da parte delle forze dell’ordine.

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