Il partito della Cancelliera nel voto regionale cattura solo il 19 per cento dei consensi. Vince la Spd, ma il partito di destra AfD raccoglie il 21 per cento

Il Meclemburgo-Pomerania è una regione nel nord-est della Germania. Un Land bagnato prima di tutto da 2mila km di coste sul Mar Baltico ( e qualcosa come duemila laghi e laghetti). Poi da una superficie di 23mila km quadrati su cui vivono appena 1,7 milioni abitanti (grosso modo quanti ne vivono ad Amburgo), di cui 1,3 milioni aventi diritto al voto.

Il che all'incirca corrisponde al 2 per cento di tutto l'elettorato tedesco. Quello però che è si verificato ieri alle elezioni per il rinnovo del parlamento regionale di Schwerin equivale a un vero e proprio terremoto politico. Un sisma che rischia di far traballare non solo le fondamenta, già schricchiolanti, della Grosse Koalition al governo di Berlino. Ma che può mettere persino in crisi, a un anno dalle politiche del 2017, il futuro della cancelliera Angela Merkel.

Alla Spd guidata dal premier Erwin Sellering sono infatti andati ieri il 30 per cento dei voti: sono il 5 per cento in meno del 2011, ma nessun problema per Sellering che potrà ancora governare la regione per i prossimi 5 anni. La Cdu della Kanzlerin invece ha raccolto ieri nel Meclemburgo solo il 19 per cento di voti. Vale a dire il due per cento in meno di “Alternative für Deutschland“, AfD, il partito d'estrema destra guidato dal giugno 2015 dalla 41enne Frauke Petry, che ieri ha rastrellato nella regione del nord-est il 21 per cento dei consensi.
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Una sconfitta pesante per la cancelliera “venuta dall'Est“ e che proprio lì, sulle coste del Meclemburgo, ha il suo collegio elettorale. Tant'è vero che al suo ultimo comizio a Bad Doberan ( dove Merkel nel giugno 2007 tenne il famoso G8) la cancelliera ci ha tenuto a definire il test elettorale del 4 settembre nientemeno che come “Schicksalwahl“: un drammatico appuntamento con il Destino, in cui la Kanzlerin si sarebbe giocata il suo futuro, e quello della sua politica migratoria.

Per questo i risultati negativi segnati ieri a Schwerin sia dalla Spd che soprattutto dalla Cdu, e l'ennesima avanzata di Afd stanno seriamente preoccupando l'intera Germania.

E dire che solo un anno fa “Alternative für Deutschland“, nata nel 2013 come partito di protesta anti-euro e anti-Ue, sembrava in via di estinzione. Dilaniata da dissidi interni e baruffe ai vertici, nell'agosto 2015 i sondaggi registravano al massimo il 5 per cento dei consensi per quella ciurma di populisti sfrenati ed ultrà nazionalisti. Oggi invece “AfD“ è rimontata, a livello nazionale, a quota 14 per cento dei consensi, e di fatto ha già superato Die Grünen, i Verdi. I suoi deputati sono già penetrati in otto parlamenti regionali (in due città-Stato anseatiche, Amburgo e Brema; in due ricchi Länder dell'ovest come la Renania-Palatinato o il Baden-Württemberg, la regione di Stoccarda). Spuntando lo scorso marzo in Sassonia-Anhalt il record assoluto del 24,5 per cento dei voti. Il Meclemburgo-Pomerania conquistato ieri di volata dalle truppe d'estrema destra è dunque il 9° Land e successo di fila infilato dall'inarrestabile Petry. E, nei suoi 11 anni al potere, la sconfitta di sicuro più bruciante per la cancelliera Merkel.
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“Il nostro risultato“, ha commentato Frau Petry, più algida che mai davanti a tv e microfoni, “è stato un vero schiaffo alla politica migratoria della Merkel. Ed il segnale che i tedeschi non si fidano più degli altri partiti popolari“. In effetti, anche “Die Linke“, il partito della sinistra estrema un tempo radicato nelle cinque regioni dell'Est, ne ha buscate ieri di santa ragione ( perdendo 5 punti rispetto al 2011). E i Verdi non ce l'hanno nemmeno fatta a raggiungere il quorum del 5 per cento. L'ennesimo trionfo AfD se l'è costruito a Schwerin e dintorni puntando tutta la martellante campagna elettorale su un'unica carta: “Stop al caos Migranti“, come recitavano i loro manifesti azzurri. O con altri messaggi affini tipo: “La patria ha bisogno di bambini“. “Confini più sicuri“. E “più protezione ai cittadini“. In una delle sue recenti interviste-shocking Petry ha proposto di trasformare quello per la Migrazione in un “Ministero per l'Espulsione“. E, sul modello australiano, di sbarcare su qualche isola i migranti in arrivo in Germania.

È con questi slogan e messaggi più o meno cruenti e razzisti che l'AfD - unico partito, guarda caso, a richiedere la fine delle sanzioni per la Russia di Putin - è riuscita a spuntare ieri, nel distretto di Greifswald III (quello della bella isola di Usedom) persino il 34 per cento dei voti, stracciando anche i socialdemocratici della Spd. E tutto ciò, nota bene, in un Land come il Meclemburgo in cui la disoccupazione c'è (sta sul 9 per cento), ma in cui gli stranieri sono appena il 3 per cento della popolazione. E nei primi sei mesi di quest'anno, 5.400 profughi in tutto ( 4.280 dei quali siriani) hanno richiesto asilo.

Il significato delle elezioni del 4 settembre in quel di Schwerin? Semplicemente il fatto, ha riassunto il settimanale 'Der Spiegel', che “la sintonia che regnava tra i tedeschi e la Merkel si è rotta“. La generosa politica migratoria voluta a tutti i costi dalla Kanzlerin, con oltre un milione di migranti sinora accolti in Germania, sta costando non solo miliardi, ma diversi pezzi di potere alla sovrana di Berlino, e massicce dosi di consenso al suo partito e al suo governo. Basti pensare che se il 31 agosto 2015 - il fatidico giorno in cui pronunciò per la prima volta il suo mantra del “Wir schaffen das!“, ce la faremo ad accogliere i profughi – Merkel riscuoteva ancora il 67 per cento delle simpatie dei tedeschi, oggi la cancelliera è non solo precipitata al 47 per cento. Ma il 51 per cento dei tedeschi inizia a chiedersi se sia ancora lei, che dall'aprile del 2000 è la presidente della Cdu, il candidato giusto del partito alle prossime politiche.

Non sono solo i ribelli della bavarese Csu a dubitarne; ora anche Sigmar Gabriel, presidente della Spd e vicecancelliere, critica apertamente (e non solo sull'emergenza profughi) la Kanzlerin. E la serie di brucianti umiliazioni elettorali, subite all'Est come all'Ovest, non è ancora finita: dopo “lo schiaffo“ incassato ieri a Schwerin, già si preannuncia il 18 settembre, per le elezioni a Berlino, la prossima batosta della Cdu. Ad approffittarne sarà ancora una volta lei, Frauke Petry, l'ex-manager specializzata in chimica, e in 'espulsione' dei migranti. L'Anti-Merkel che venne dall'Est - la signora Petry è nata a Dresda nel 1975 - per insegnare alla Kanzlerin, come ha detto ieri Peter Tauber, segretario della Cdu, commentando il terremoto di Schwerin, “l'amaro sapore della sconfitta“. 

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