
Nell’ora più buia le parole giuste le ha trovate il mondo della cultura, in una terra che aveva reinventato se stessa intorno a turismo culturale, arte e spettacolo. Dopo lo scoppio dell’emergenza, musei e gallerie (Gamec, Accademia Carrara), teatri (Teatro Tascabile di Bergamo), festival musicali (Donizetti Opera Festival, Bergamo Jazz, Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo) e cinematografici (Bergamo Film Meeting), direttori artistici e operatori culturali, attori, cantanti lirici, musicisti classici e jazzisti hanno reagito allo choc e attivato canali di comunicazione con il pubblico attraverso i social, sostenendo la campagna di raccolta fondi per l’ospedale Papa Giovanni XXIII travolto dal coronavirus e il Fondo Mutuo Soccorso della Città di Bergamo istituito dal Comune per aiutare famiglie e imprese.
Giorno dopo giorno, ha preso forma un racconto collettivo tra concerti e performance virtuali, “Gran Gala sul sofà”, serate mondane e solidali in diretta Facebook con grandi nomi della lirica, filo diretto con gli abbonati, contributi video di artisti su Instagram, una girandola di eventi culminata col 25 aprile. Passata la festa della Liberazione, le istituzioni culturali bergamasche continuano a lanciare segnali di resistenza.
Da oltre un mese è in onda, o meglio online, Radio Gamec, emittente dal fronte come Radio Londra, sui canali social della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e in futuro anche on air. Ogni giorno (alle ore 11,30) Leonardo Merlini conduce una diretta di mezz’ora sulla pagina Instagram del museo, in cui diversi ospiti condividono con il pubblico testimonianze locali e storie dal mondo tra cronaca, arte e letteratura. Ospiti grandi personaggi e voci della città: Hans Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra, e l’architetto Stefano Boeri, l’illustratore Emiliano Ponzi e i medici di Emergency che operano sul campo, il cantante Samuele Bersani e lo chef pluristellato Enrico Cerea. «Dopo la chiusura, in un primo momento abbiamo immaginato soluzioni canoniche: tour virtuali delle mostre in corso, approfondimenti sulle opere della collezione, affidamento di spazi digitali agli artisti», dice Lorenzo Giusti, direttore della Gamec: «Nel giro di pochi giorni la situazione è precipitata e presto siamo sprofondati nello stato di massima emergenza. Troppi morti intorno a noi, troppa desolazione. Allora abbiamo deciso di cambiare radicalmente rotta. L’idea della radio è diventata una possibilità concreta. Uno strumento per diffondere informazione, creare ponti di comunicazione, porre le basi creative per una riprogettazione del domani».
Per il momento tutto avviene su Instagram, grazie all’impegno di Lara Facco e Leonardo Merlini. «È nato un oggetto culturale che non aveva una forma definita, ma doveva necessariamente vivere anche di una sua costante rimodulazione in corso d’opera», dice Merlini: «Come cantavano gli X, e come Bret Easton Ellis ci ricorda in esergo al suo romanzo “Meno di zero”, è “il gioco che si muove mentre ci stai giocando”. Ho vissuto Radio Gamec come un collettore di sentimenti e storie impreviste. Come l’incontro con l’alpinista Simone Moro, che ha parlato delle generazioni di bergamaschi e della capacità di fare comunità anche se distanti. Oppure quando Michela Murgia mi ha detto: «Come torneremo a fare l’amore?», dopo che il corpo dell’altro è diventato una minaccia».
Per il mondo della cultura, reinventare il domani è questione di sopravvivenza. «Stiamo ripensando i nostri bandi per sostenere le associazioni e programmare progetti in estate all’aperto. Ma prima occorre capire le condizioni e le precauzioni con cui si potrà ripartire», dice Nadia Ghisalberti, assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, che mantiere il dialogo con fondazioni e associazioni allo stremo. «C’è una assoluta mancanza di liquidità, sono venute meno entrate correnti come la tassa di soggiorno, che l’anno scorso aveva fruttato alla città un milione e 200mila euro, con previsione di crescita nel 2020. Soldi destinati a finanziare turismo e cultura», aggiunge l’assessore.
Se infatti la Lombardia è la terza regione italiana, dopo Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, con 164,3 euro di spesa media familiare al mese in ricreazione e cultura (Rapporto Federculture 2019), la provincia di Bergamo è seconda dopo quella di Milano nel settore mostre, musica, cinema, teatro, con quasi 200 milioni di volume d’affari. «Qui tutti abbiamo perso qualcuno: parenti, amici, vicini di casa. Prima di ricominciare ci sarà bisogno di un rito collettivo per recuperare l’estremo saluto ai nostri cari. La cultura farà la sua parte», assicura Ghisalberti.
Nel panorama culturale bergamasco la Fondazione Donizetti occupa un ruolo centrale con i suoi festival, Donizetti Opera e Bergamo Jazz, nonché la stagione di prosa (direttore artistico Maria Grazia Panigada, 4.500 abbonati) e Altri percorsi, ospitati in tre teatri tra cui il settecentesco Teatro Donizetti. «Abbiamo attivato una raccolta fondi per far fronte, almeno in parte, ai mancati incassi dovuti alle cancellazioni degli spettacoli e al calo drastico delle sponsorizzazioni private», dice Massimo Boffelli, direttore della Fondazione: «Siamo stati travolti dai messaggi di solidarietà dal nostro pubblico. In molti hanno rinunciato al rimborso dei biglietti e degli abbonamenti per dare un contributo», aggiunge Boffelli, che insieme al direttore artistico di Bergamo Jazz, Maria Pia De Vito, immagina di riprogrammare il festival tra settembre e ottobre all’aperto. «Sarebbe un segno di rinascita dopo il grande lutto». Dal concerto in streaming di Noa (300mila visualizzazioni), il 4 aprile scorso, Bergamo Jazz ospita le dirette online di grandi musicisti che aderiscono al progetto “Il jazz italiano per Bergamo”, tra cui Dave Douglas, Paolo Fresu, Enrico Rava. Il 2 maggio verrà postato un filmato realizzato da quattro pianisti: Rita Marcotulli, Omar Sosa, Martin Tingvall e Gonzalo Rubalcaba.
Nel frattempo il Festival Donizetti Opera, in programma a novembre, ha dato vita a “Pronto, Gaetano?”, filo diretto telefonico con il direttore artistico Francesco Micheli, il direttore musicale Riccardo Frizza e il direttore scientifico Paolo Fabbri. E ancora, ha preso forma “L’opera a casa Micheli”, una serie di videoclip in cui il direttore artistico racconta le opere di Donizetti in modo semplice, coinvolgente e con umorismo, usando dispensa, oggetti da cucina, filmati. «All’inizio della pandemia ho reagito da bergamasco ipercinetico, non riuscivo a stare fermo. Non potendo fare una vera regia d’opera in teatro, ho fatto in casa ciò che potevo con cavatappi, scatole di conserva, cavolfiori. Ho mescolato sacro e profano perché l’arte ha a che fare con la vita», dice Micheli. E ha avuto grande successo anche “Gran Gala sul sofà” , spettacolo pensato per Facebook e condotto da Micheli con Frizza: dieci cantanti famosi, tra cui Carmela Remigio, Paolo Bordogna e Javier Camarena, hanno fatto entrare virtualmente gli spettatori nelle loro case, hanno cantato e promosso la raccolta fondi del Comune. «Bene lo streaming, ma il teatro è uno spazio sociale in cui l’umanità ha bisogno di ritrovarsi, i nostri padri l’hanno architettato così. Il teatro all’italiana crea continue occasioni di incontro prima, durante e dopo lo spettacolo, è questo che mi manca di più», sospira il direttore artistico: «Sono un entusiasta, ma per il nostro settore il danno economico è disastroso. Il 60 per cento dei nostri biglietti viene comprato all’estero: quando si potrà viaggiare di nuovo?».
Gli interrogativi si addensano: quando riapriranno le sale? Come funzionerà il distanziamento tra spettatori? Come si potrà lavorare su un set o su un palco rispettando le distanze? Doveva svolgersi a marzo il Bergamo Film Meeting, ma è stato spostato. Per restare in contatto con il pubblico il festival consiglia un film al giorno sulle proprie pagine social.
«Questa privazione forzata ci procura molta tristezza, ma la speranza e la voglia di ritornare a condividere la magia della proiezione sul grande schermo sono ancora forti e tenaci», dice Angelo Signorelli, direttore artistico di Bergamo Film Meeting e presidente di Lab 80 film, la cooperativa che gestisce anche la sala cinematografica Auditorium, che offre online ogni giorno un film diverso: la rassegna “Io resto a casa” comprende uscite recenti, classici, documentari, film d’animazione e, ogni sabato, una proposta in collaborazione con Orlando, il Festival sulle differenze di genere. «In questo limbo in cui ci troviamo costretti, continueremo a dialogare con il pubblico, in vista di tempi migliori», sospira Signorelli.
Inquietudini condivise dagli organizzatori del Teatro Tascabile di Bergamo, teatro d’avanguardia fondato nel 1973 da Renzo Vescovi, che ha sede a Bergamo Alta, nel quattrocentesco monastero del Carmine, dove svolge la sua attività di teatro-laboratorio. Il Tascabile ha subìto una forte battuta. Le tournée estere sono saltate o rinviate sine die, si è interrotta la progettazione della manifestazione estiva “Arcate d’arte”, sospesi anche i lavori di ristrutturazione del monastero. Da subito il Ttb ha sostenuto e contribuito a diffondere le campagne di raccolta fondi per ospedale, famiglie, imprese. «Ci siamo trasformati in una sorta di cassa di risonanza, mettendo a disposizione i nostri canali e la fitta rete di relazioni che da sempre costituisce uno dei patrimoni della nostra realtà», dice Emanuela Presciani, responsabile organizzativa del Ttb, che prova a proiettarsi in avanti. «Appena sarà possibile, porteremo di nuovo il nostro lavoro negli spazi e riapriremo il Monastero del Carmine come luogo in cui approfondire la nostra ricerca e accogliere chi ne avrà necessità».
Dalla Città Alta di Bergamo i segnali di resistenza culturale si estendono alla Val Seriana. Trenta concerti del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo avrebbero dovuto svolgersi in diversi paesi tra cui Nembro, la Spoon River del coronavirus. Qui è nato e abita da sempre Gianluigi Trovesi, grande sassofonista, clarinettista e compositore jazz. «È una delle valli più musicali d’Europa, fino a qualche anno fa ogni paese aveva una banda e due cori, uno profano e uno sacro», dice Trovesi.
Per la messa di Pasqua il sassofonista ha suonato insieme a Stefano Montanari, violino, e Gianni Bergamelli, pianoforte, nella chiesa di San Martino deserta accanto ai celebranti. Un omaggio commovente, ancora disponibile su YouTube. «È importante riflettere su chi siamo e cosa saremo. Insieme all’assessore alla Cultura, al parroco e a un rappresentante dei volontari abbiamo deciso di far nascere gli Stati generali della musica a Nembro, coinvolgendo tutti quelli che sanno suonare», conclude Trovesi: «Dopo la bufera faremo una grande festa lunga una settimana aperta a tutti: anche chi avrà bevuto una bottiglia di vino e vorrà cantare delle canzonacce sarà il benvenuto».