Il riutilizzo, una questione antica. Dalla Grecia all’Italia romana. Edifici di ogni tipo, ingranditi oppure rimpiccoliti, con un mutamento funzionale che neppure tanto di rado ne ridefinisce anche lo sviluppo planimetrico. La rigenerazione, come si chiama ora, un’esigenza contemporanea.
Così ci sono i casi di resti antichi che finiscono per diventare parte di spazi costruiti moderni. Ville e abitazioni private, ma anche ristoranti, hotel, perfino centri benessere.
Roma fa da padrona. Naturalmente. Dai ristoranti e pizzerie che hanno sezionato le pendici del Testaccio all’Hotel Gran Melià, al Gianicolo, con i resti della villa di Agrippina. Passando per i resti del teatro di Pompeo visibili sotto i ristoranti “Da Pancrazio” e “Da Costanza”, nei pressi di Piazza Campo de’ Fiori. Spostandosi a Genzano di Roma, la cisterna, divenuta sala da pranzo del Ristorante “I templari”. Nelle campagne ancora del centro laziale la grande cisterna al Casale di S. Martino divenuto una sala per banchetti dell’ Agriturismo “Due Torri”. A Palo laziale, affacciato direttamente sulle nere spiagge tirreniche c’è il castello già degli Orsini e poi degli Odescalchi, costruito proprio sui resti di una villa romana. Una nuova proprietà ed un restauro “corposo” l’hanno trasformato nell’Hotel “La posta Vecchia” e nel Ristorante “The Cesar”.
Non solo Lazio. In Umbria, a Bevagna, in provincia di Perugia, i setti del teatro della città romana trasformati in locande. In Campania, nel puteolano, il Ristorante “Vinaria vino & sapori”, collocato all’interno di Villa Eubea, offre la possibilità di cenare all’interno di un ambiente di età romana, tra i muri in opera reticolata, in alcuni parti ancora affrescati.
Ma talvolta è possibile di godere anche dei benefici offerti da un centro benessere mentre si osservano dei resti antichi di grande importanza. Ad Assisi, nell’ex monastero di Santa Caterina, la Spa al piano inferiore di un lussuoso hotel a cinque stelle riutilizza sei pilastri dell’anfiteatro del I secolo d. C. Nel centro di Firenze, a pochi passi da palazzo Vecchio, ancora un hotel che al piano inferiore conserva parte del calidarium di un impianto termale romano.
C’è molto altro “nascosto” tra i tavoli di qualche ristorante e nelle sale da pranzo di tanti hotel. Venirne a conoscenza in fondo è una nuova scoperta.