Attualità
18 febbraio, 2026Articoli correlati
Nel 2019 la comandante tedesca della Sea Watch 3 forzò lo sbarco di oltre 40 migranti a Lampedusa, ma fu arrestata, e il blocco navale andò avanti fino a dicembre. Ora, per il tribunale di Palermo, lo Stato italiano dovrà risarcire l'ong con 76 mila euro
Un blocco della nave costato 76 mila euro. Lo Stato italiano dovrà risarcire la ong Sea Watch per il fermo "illegittimo" dell'imbarcazione umanitaria capitanata da Carola Rackete, la Sea Watch 3, che il 29 giugno del 2019 ha forzato il divieto di sbarco facendo attraccare oltre 40 migranti a Lampedusa. Erano i tempi della "politica dei porti chiusi" con Matteo Salvini al Viminale.
La decisione arriva dal tribunale di Palermo, che ha optato per un risarcimento delle spese patrimoniali comprese tra ottobre e dicembre di quell’anno: una serie di costi sostenuti fra quelli legali, portuali, di agenzia e il carburante per mantenere la nave attiva. “Il risarcimento a Sea-Watch dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt'altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti”, è il commento della portavoce dell’ong, Giorgia Linardi. Che poi prende di mira Palazzo Chigi: “Mentre sulle navate italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall'altra parte. C'è chi la chiama arroganza e chi giustizia".
Il riferimento è ai commenti che negli anni si sono susseguiti da parte del centrodestra. In particolare da Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che all'epoca propose anche un “blocco navale al largo delle coste libiche” come “unica soluzione possibile”. “Alla nostra reazione - ha aggiunto Linardi - davanti all'annuncio del cosiddetto blocco navale, Fratelli d'Italia ha risposto con l'intimidazione: 'Basta con l'arroganza di certe ong'. Eppure quella che loro definiscono arroganza è stata riconosciuta dai tribunali competenti come rispetto del diritto internazionale”.
Il caso giudiziario si è trascinato fin da quando la Sea Watch subì il blocco navale, andato avanti dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019. Il 21 settembre di quell’anno, l’ong presentò un'opposizione al prefetto di Agrigento, che però non diede risposte. Una situazione che, secondo una legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato la cessazione automatico del sequestro. Ma la nave rimase ferma fino all’ordine di restituzione del tribunale di Palermo, come conseguenza di un ricorso d’urgenza.
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