Economia
13 marzo, 2026La decisione di Washington fa protestare Ucraina e Ue. Mentre festeggia Putin. Dall'impennata dei prezzi dei combustibili Mosca sta guadagnando (e non poco): nelle due settimane di guerra contro l'Iran, ha ricavato sei miliardi di euro
La guerra israelo-americana contro l’Iran va avanti e lo Stretto di Hormuz continua a essere praticamente blindato. Petroliere attaccate da Teheran - finora almeno sedici - e prezzi di petrolio e gas che restano elevati. In quel lembo di mare così strategico - da lì passa circa un quinto di tutto il greggio commerciato nel mondo - sono centinaia le imbarcazioni che aspettano momenti migliori per navigare. Per Donald Trump, invece, le navi mercantili dovrebbero “tirare fuori le palle e attraversare” Hormuz.
L’invito, per così dire, risale a domenica scorsa ed è stato pronunciato in un’intervista con Fox News. Ma è venuto fuori soltanto oggi, nello stesso giorno in cui la partita energetica globale vive un nuovo capitolo, con la decisione del dipartimento del Tesoro statunitense di revocare (parzialmente e temporaneamente) alcune sanzioni contro la Russia e contro il suo petrolio. Trump aveva promesso una guerra senza grosse conseguenze sui Paesi occidentali. Alla fine, paradossalmente, uno dei vincitori potrebbe essere Vladimir Putin.
Quanto si sta arricchendo la Russia con la guerra in Iran?
La Russia si sta arricchendo - e non poco - grazie all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili. Nonostante le sanzioni, secondo i dati del think tank Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), riportati dal Guardian, nelle due settimane successive all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, Mosca ha ricavato sei miliardi di euro dalla vendita del suo petrolio e del suo gas. Nel solo mese di marzo, la Russia ha già guadagnato 672 milioni di euro in più dalle vendite di combustibili, poiché i prezzi medi giornalieri combinati sono aumentati del 14% rispetto a febbraio.
Lo stop (temporaneo) alle sanzioni Usa
Ora arriva da Oltreoceano una nuova opportunità per Mosca. A causa proprio dell’impennata dei prezzi - e per aumentare l’offerta e provare a raffreddare questa salita - gli Stati Uniti hanno autorizzato temporaneamente la vendita di petrolio russo immagazzinato sulle navi. Quest’allentamento resterà in vigore fino all’11 aprile e riguarda i prodotti petroliferi caricati sulle navi prima delle 00:01 del 12 marzo. Come ha spiegato il segretario americano al Tesoro Scott Bessent, si tratta di una decisione "a breve termine", necessaria a garantire "stabilità ai mercati energetici globali", che tuttavia non dovrebbe dare "significativi vantaggi finanziari al governo russo".
"Gli Stati Uniti stanno di fatto riconoscendo l'ovvio: senza il petrolio russo, il mercato energetico globale non può rimanere stabile", ha scritto invece il funzionario russo Kirill Dmitriev su Telegram.
La protesta ucraina
La mossa dell’amministrazione Trump non è piaciuta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo cui un allentamento parziale delle sanzioni statunitensi contro il petrolio russo potrebbe consentire a Mosca di guadagnare dieci miliardi di dollari da usare per finanziare la guerra. "È importante continuare - ha detto il leader ucraino nella conferenza stampa con Emmanuel Macron - a fare pressione sulla Russia per questa guerra al fine di raggiungere una sicurezza reale e una pace duratura. Dobbiamo superare il blocco del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Soprattutto alla luce della decisione americana di allentare parzialmente le sanzioni contro il petrolio russo, attualmente trasportato su petroliere in mare”.
Ue: "Le nostre sanzioni e price cap sul greggio russo rimangono validi"
Se gli Stati Uniti scelgono di allentare la morsa contro la Russia, l’Unione europea continua a mantenere la linea dura. "La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea - ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa -. Aumentare la pressione economica sulla Russia è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura. L'indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l'Ucraina".opeo Antonio Costa.
"Le nostre sanzioni" sul petrolio russo "ed il price cap deciso a livello Ue rimangono validi. Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia: Mosca non può essere la beneficiaria della guerra in Iran”, ha detto la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, parlando alla stampa a Bruxelles. "L'eccezione presentata dagli Stati Uniti è in ogni caso limitata solo petrolio già in viaggio", ha aggiunto. Anche altri leader europei - da Macron a Merz - si sono schierati contro la decisione americana.
A navigare contro corrente, come spesso accade quando si parla di rapporti con la Russia, la Slovacchia di Robert Fico e l’Ungheria di Viktor Orbán: "Con la decisione odierna degli Stati Uniti di sospendere le sanzioni sulle forniture di petrolio russo, il petrolio russo potrà nuovamente raggiungere i mercati globali via mare, aumentando l'offerta e facendo scendere i prezzi. L'Europa, tuttavia, non potrà beneficiare di questi vantaggi, poiché il petrolio russo è vietato sul mercato europeo e Bruxelles continua a prendere decisioni in base alle richieste di Zelensky - ha scritto su X il ministro degli Esteri magiaro, Péter Szijjártó -. L’Ue dovrebbe seguire l'esempio americano e sospendere le sanzioni sul petrolio russo. Consentire il ritorno di queste forniture sul mercato europeo contribuirebbe a frenare l'aumento dei prezzi, ma purtroppo Bruxelles non ha ancora compiuto questo passo”.
Il dibattito in Italia
L'allentamento delle sanzioni americane ha aperto il dibattito anche in Italia. Con la Lega che è il primo partito a chiedere che anche Bruxelles segua l'esempio: "Da anni insistiamo a dire che le sanzioni alla Russia sono in realtà auto sanzioni. Lo diciamo numeri alla mano non perché filorussi o putiniani o altre sciocchezze che vanno di moda quando non si vuol guardare in faccia alla realtà. Rinunciare al gas russo e a un mercato di sbocco importante per i nostri prodotti e le nostre imprese è quanto di più illogico esista e può convenire solo a chi, come la Francia, si arricchisce vendendoci a caro prezzo ogni giorno megawatt di energia. Anche l'argomento che con le sanzioni la guerra in Ucraina sarebbe finita in pochi mesi si è rivelato fallace - dicono in una nota congiunta Claudio Borghi e Alberto Bagnai -. A seguito della guerra in Iran, la questione adesso è diventata di sicurezza nazionale e chiederemo ancora una volta che la Ue segua l'intenzione di Trump e riprenda l'importazione di gas e petrolio dalla Russia. Non è un regalo a Putin, ma è interesse nazionale".
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