Innovazione
28 agosto, 2025Navicella spaziale: si traduce così Starship, il nome che il miliardario di SpaceX ha scelto per il razzo colossale, alto 123 metri, che porterà gli astronauti occidentali sulla Luna e forse anche su Marte, al netto dei molti fallimenti e dei pochi straordinari successi che azzerano la memoria del fail
Dieci lanci in due anni. Fra incendi, esplosioni e grandi traguardi raggiunti – come quando il razzo è rientrato sulla base di lancio – il bilancio per SpaceX resta comunque positivo. Si lavora per mettere a punto la Starship, e la check list degli obiettivi del decimo test è tutta positiva: check sull’accensione dei 33 motori Raptor del razzo Super Heavy. Check sul lancio della navicella Ship37, che si è separata dal razzo e ha portato in orbita otto satelliti “simulati”, il che prelude al sistema di logistica e distribuzione per i prossimi satelliti Starlink. Altro check col pollice in alto va allo spegnimento e riaccensione programmata di uno dei motori Raptor nello Spazio. La navicella è rientrata in orbita terrestre, ammarando nell’oceano Indiano dove si è attuato il programma di “autodistruzione” programmato. È filato tutto liscio, con grande gioia di Nasa e SpaceX, che questa volta ha voluto concentrare la missione su obiettivi “facili”, evitando ad esempio di riproporre il rientro controllato del booster Super Heavy fra le braccia meccaniche di Mechazilla: il razzo è infatti progettato per essere riutilizzato – con forte abbattimento di costi e ottimizzazione dei lanci spaziali – e sarà in grado di portare gli astronauti direttamente sulla Luna, e di riportarli a Terra una volta finita la missione. Ma dopo il fallimento degli ultimi “abbracci meccanici”, SpaceX ha deciso di attendere, forse per evitare che un eventuale insuccesso potesse offuscare il resto della missione.
Conto alla rovescia
Era l’aprile del 2023 quando Starship ha tentato il suo primo volo integrato, ma subito dopo il decollo il razzo ha perso il controllo dando avvio al programma di “terminazione” che prevede l’esplosione del razzo. Un fallimento in piena regola - secondo gli standard italiani, con danni anche alla rampa di lancio - ma non per Musk che anzi aveva celebrato l’evento parlando di “un successo di apprendimento”. Un passo alla volta, e un “volo” dopo l’altro, arriva il “colpo di teatro” nell’ottobre 2024, quando il quinto test di Starship si è chiuso con l’abbraccio meccanico di Mechazilla, una manovra avveniristica di recupero del booster Super Heavy che però non si è più riusciti a replicare da allora, non ancora.
Dieci voli in due anni
Una media di sei voli all’anno, e nel 2025 SpaceX aveva affrontato quattro fallimenti consecutivi: un guasto al sistema di propellente, l’esplosione di Starship 36, e altre due disintegrazioni in volo. Un poker che avrebbe messo in difficoltà chiunque, ma non Musk che invece ha issato la bandiera del “fail fast” mentre l’opinione pubblica storceva il naso sui ritardi del programma Nasa che ha affidato a SpaceX buona parte dello sviluppo della missione Artemis, per riportare l’uomo – e la donna – sulla Luna.
Sbagliando si impara
La regola ce la insegnano da piccoli, quando impariamo a camminare ad esempio, ma crescendo spesso ci lasciamo sopraffare dalla frustrazione del mancato successo. Capita a tutti, ma Elon Musk fa eccezione col suo approccio chiaro e lampante: fallire in modo rapido e visibile, correggere l’errore e ripartire. Per gli imprenditori americani il fallimento è inteso come tappa inevitabile verso il successo. Nella visione italiana, invece, l’idea che un razzo che esplode possa essere definito “un successo” resta ancora paradossale. Ma forse dovremmo rivedere le nostre posizioni, se è vero che proprio su questa logica del “fail and learn” si è costruito il successo di SpaceX, un passo dopo l’altro, un successo dopo ogni fallimento.
To the Moon and beyond
SpaceX e la Nasa hanno avviato una collaborazione – da miliardi di dollari – in cui Starship è il nodo fondamentale. La versione modificata della navicella spaziale di Musk porterà gli astronauti sulla superficie lunare entro il 2028, nell’ambito della missione Artemis V. Questo al netto dei “nodi tecnici” che restano da sciogliere: il rifornimento orbitale, il riuso dello scudo termico, il controllo e degli atterraggi e dei decolli. Ma mentre il mondo guarda alla Luna, Musk continua a puntare il dito verso il suo obiettivo più ambizioso: Marte.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Il mistero del tempo - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 29 agosto, è disponibile in edicola e in app