Innovazione
16 gennaio, 2026Il nuovo amministratore delegato dell'agenzia spaziale statunitense, Jared Isaacman, ha firmato a Washington il memorandum d'intesa per portare un sistema d'energia a fissione sul satellite terrestre. E non solo: "Il prossimo grande balzo" sarà "verso Marte": è la scommessa della Nasa
Lo scorso 13 gennaio, a Washington, il neo eletto Jared Isaacman - amministratore delegato della Nasa dal tortuoso percorso - ha incontrato il segretario per l’energia del governo, Chris Wright, per la firma di un memorandum d’intesa. Un accordo “che concretizza la visione del Presidente Trump – si legge sulla nota ufficiale Nasa – della superiorità spaziale americana, sviluppando reattori nucleari in orbita e sulla Luna, già entro il 2030”. A conferma dei rumor che circolavano dalla scorsa estate. L’America vuole il reattore lunare: una mossa che ridisegna le prospettive dell’esplorazione spaziale umana, visto che si inserisce nel contesto del programma Artemis e di future missioni di esplorazione spaziale. In un anno in cui il budget Nasa ha subito un taglio di oltre il 24% su quello del 2024 - passando da 28 a 24,8 mld del 2025 –, l’inserimento di un progetto tanto ambizioso, e sicuramente costoso, preoccupa gli esperti perché andrà ad impattare su altre missioni e probabilmente sulla ricerca spaziale.
Marte non tramonta
“Secondo la politica spaziale nazionale del Presidente Trump, gli Stati Uniti sono impegnati a tornare sulla Luna, a costruire l’infrastruttura necessaria per restarci e a realizzare gli investimenti richiesti per il prossimo grande balzo verso Marte e oltre". È la dichiarazione di Jared Isaacman, contenuta nel documento ufficiale Nasa. "Per raggiungere questo futuro è fondamentale sfruttare l’energia nucleare. L’accordo permette una collaborazione più stretta tra la Nasa e il dipartimento dell’Energia per sviluppare le capacità necessarie ad inaugurare una nuova era dell’esplorazione e della scoperta spaziale”.
fission surface power
In altre parole, l’obiettivo è realizzare un sistema di energia a fissione, capace di generare elettricità in modo autonomo per ridurre la necessità di rifornimenti da Terra, sostenere attività prolungate sulla superficie lunare e superare i limiti imposti dall’energia solare, particolarmente irregolare a causa delle lunghe notti lunari e delle temperature estreme. La soluzione di fission surface power permetterà di alimentare i sistemi vitali di habitat e laboratori autonomi, ma anche infrastrutture robotiche e tecnologie scientifiche che richiedono una fonte energetica indipendente da luce solare o condizioni ambientali variabili.
l'eterna lotta
Nell’accordo non si fa menzione a costi o dettagli tecnici dell’impresa, ma è fissata una data: tutto dovrà accadere entro la fine del 2030. Ed è facile leggere fra le righe: gli avversari da battere sul tempo saranno i cinesi. Il sistema di energia nucleare lunare – oltre a sostenere la presenza umana sul satellite – potrebbe diventare un pilastro fondamentale per piattaforme energetiche più robuste e scalabili e anche per potenziali abitazioni su Marte. Una sfida ingegneristica senza precedenti.
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