Il Cremlino vuole superare l'isolamento internazionale e cerca nel Carroccio un "partner". L'ultimo esempio della strategia è l'arrivo in Italia di Alexander Dugin, studioso vicino a Putin. Ma gli Stati Uniti e alcuni leghisti non sono affatto contenti. Ecco perché

“Sono in Italia perché qui è nata la cultura. Siamo tutti figli di Roma”. Con queste parole si è espresso Alexander Dugin, professore universitario e uno degli uomini più vicini a Vladimir Putin. E' a Milano in occasione di una conferenza a cui è stato invitato come oratore, per presentare “Rinascita di un impero”, libro edito da Circolo Proudhon che analizza gli sviluppi della Russia contemporanea. Gli altri relatori sul palco sono, oltre agli autori, il presidente dell'Associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini, il reporter di guerra Eliseo Bertolasi e il direttore di Partner N1 Evgeny Utkin.

La presenza di Dugin in Italia non è casuale. In un contesto globale che assomiglia sempre di più a quello della Guerra Fredda, la Russia sta combattendo il proprio isolamento internazionale, creando ponti con altri paesi. Per questo le relazioni italo-russe nelle ultime settime sono state particolarmente dense. Durante la sua ultima visita in Italia, infatti, Putin ha incontrato tutte le principali autorità locali: quelle politiche (Renzi e Berlusconi), quelle religiose (il Papa) e quelle economico-commerciali (Nerio Alessandri di Technogym, Mauro Moretti per Finmeccanica, Francesco Starace per Enel e Michele Mario Elia per Fs). E' mancato però un colloquio con qualcuno che rappresentasse il mondo della cultura italiana, che il governo di Mosca sta cercando con insistenza. Per questo Dugin ha deciso di far visita a Milano. 
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Ma chi è Alexander Dugin? Ufficialmente un docente di Scienze politiche all'università di Mosca. Di fatto l'uomo a cui Vladimir Putin ha affidato il compito di creare una rete internazionale di intellettuali che vedano nell'attuale classe dirigente russa un punto di riferimento. In patria Dugin non è una persona qualunque: è colui che ha teorizzato la Quarta Teoria Politica, cioè la dottrina che ispira maggiormente le mosse del Cremlino.

La Quarta Teoria Politica teorizza il superamento della democrazia occidentale con una nuova ideologia russa. Essa sintetizza il dissenso per l'egemonia mondiale americana con la critica al liberalismo e la rivendicazione della centralità russa. I suoi principi, secondo il Foreign Affairs, sono coerenti con le modalità in cui il Cremlino sta agendo sul piano internazionale. Cosa che gli è costata il suo attuale isolamento.

Dugin è arrivato in Italia per contrastare questo isolamento, cercando dei partner internazionali affidabili da includere nella rete che sta tessendo. Non a caso alla conferenza milanese sono presenti diversi intellettuali, giornalisti e esponenti politici. Con lui sul palco c'è Gianluca Savoini, leghista vicino a Salvini che ha organizzato i viaggi del leader del Carroccio in Russia e che potrebbe fungere da tramite per i finanziamenti che  via Bellerio da tempo richiede al Cremlino. 

In sala sono presenti anche i rappresentanti di Mille Patrie, gruppo leghista in stretta collaborazione con Savoini, che lo scorso anno ha presentato a Salvini Alain De Benoist, esponente di spicco della destra francese e grande amico di Dugin. A seguito di quell'incontro venne siglata l'alleanza ufficiale tra Lega e Front National. Non ci sarebbe dunque da stupirsi se la Lega diventasse il referente italiano per la Russia

L'interesse del governo russo di rendere la Lega il proprio partner italiano è confermato dallo stesso Dugin. Intervistato dall'Espresso spiega che "nel passato i rapporti tra i due paesi esistevano grazie all'amicizia tra Putin e Berlusconi, oggi il nostro riferimento politico è diventato Matteo Salvini. Il gruppo euroscettico che ha creato al Parlamento europeo è infatti il nostro alleato insieme a Ungheria e Grecia. Con una Lega forte in Italia la Russia è più forte nel mondo".

Putin infatti aveva chiesto a Salvini e alla Le Pen di formare un gruppo filo-russo anche al Consiglio d'Europa di Strasburgo e che in cambio avrebbe mandato loro ingenti finanziamenti tramite una banca della Repubblica Ceca. Soldi che però in via Bellerio non sono mai arrivati a causa dell'inaspetatto rifiuto leghista. Perché dietro il partito, oltre ai russi, ci sono anche gli americani.  

Alcuni pezzi grossi del Carroccio, infatti, vantano rapporti decennali con Washington: sono Giancarlo Giorgetti, deputato e delegato ai rapporti con Usa e Israele, e Raffaele Volpi, coordinatore di Noi con Salvini e dei gruppi di estrema destra che sostengono il partito. I due lo scorso anno sono andati negli States, dove hanno ricevuto una tirata di orecchie dal Consiglio di Stato americano, preoccupati della svolta filo-russa di Salvini. La preoccupazione americana è concreta: non a caso la prima cosa che il nuovo Console americano a Milano Philip Reeker ha fatto appena insediato è stata di presentarsi a sorpresa in via Bellerio, invitando Salvini a fare attenzione.

La Russia ha puntato l'Italia e ha individuato nella Lega Nord il tramite attraverso cui diffondere i propri capisaldi: contrasto all'immigrazione e al terrorismo islamico, avversione al liberalismo e all'egemonia americana, lotta contro la teoria gender e i diritti civili. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non sono disposti a perdere l'appoggio di un partito finora filo-atlantista a favore del loro grande nemico.

Aggiornamento del 24 giugno 2015
'Mai chiesto soldi alla Russia'

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