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17 novembre, 2025Il cittadino francese, arrestato in Venezuela senza un capo d'imputazione e incarcerato nello stesso penitenziario del cooperante italiano, è atterrato a Parigi. Armanda Colusso: "Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita"
Da una parte c’è Alberto Trentini, il cooperante italiano da un anno in carcere in Venezuela. Dall’altra, Camilo Castro, cittadino francese arrestato a Caracas lo scorso giugno e che ha passato diversi mesi nel penitenziario di El Rodeo, lo stesso in cui è rinchiuso Trentini, ma che ora è stato liberato grazie a un lavoro diplomatico “silenzioso, ma determinato”, come ha annunciato lo stesso presidente francese Emmanuel Macron su X.
La liberazione di Castro
Negli ultimi mesi Parigi, pur non riconoscendo la legittimità del governo di Nicolas Maduro, ha avviato un dialogo con Caracas, grazie alla mediazione di Brasile e Messico, fino a giungere a una conclusione favorevole della vicenda. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato di “salutare con favore il gesto delle autorità venezuelane”, sottolineando però che Castro era stato colpito da “accuse prive di fondamento” e che il suo rilascio non è stato subordinato ad alcuna “condizione” da parte venezuelana.
Il cittadino francese, una volta liberato, è salito su un aereo diretto a Orly, dove al suo arrivo ha potuto abbracciare di nuovo la sua famiglia: “Viva la libertà, la fraternità e l’uguaglianza”, le sue prime parole. Sua madre, impegnata in Amnesty International, ha ricordato che la battaglia per la liberazione degli oppositori e degli stranieri imprigionati in Venezuela “non si ferma qui”, perché “c’è ancora chi deve essere aiutato”.
La condanna delle operazioni Usa nei Caraibi
In questo braccio di ferro tra Francia e Venezuela, avrebbe pesato positivamente la condanna, arrivata dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, delle operazioni statunitensi nel mar dei Caraibi. “Azioni che ignorano le leggi internazionali”, le ha definite Parigi, che ha ricordato di essere “presente in questa regione attraverso i suoi territori d'oltremare, dove risiedono più di un milione dei nostri connazionali”.
Il caso Castro s’intreccia inevitabilmente con quello Trentini. Entrambi incarcerati senza accuse formali, ed entrambi finiti nella morsa della “diplomazia degli ostaggi” praticata da Maduro. Ma a differenza del cittadino francese, il cooperante italiano resta in carcere e non si vedono, all’orizzonte, spiragli per una sua liberazione. L’ottimismo degli scorsi mesi — a fine settembre l’ambasciatore Giovanni de Vito ha fatto visita a Trentini — è andato scemando nelle ultime settimane.
L'appello della madre di Trentini
Anche per questo ieri (16 novembre), nell’anniversario dell’arresto di Trentini, la madre Armanda Colusso ha alzato i toni contro il governo: "Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. Fino ad agosto. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita”, ha detto in una conferenza stampa organizzata a Palazzo Marino.
“In 12 mesi ho avuto tre telefonate dalla premier Giorgia Meloni e ho avuto due incontri col sottosegretario Mantovano con cui c'è costante contatto. Siamo in contatto con l'inviato speciale per gli italiani in Venezuela che è sempre disponibile — ha aggiunto —. Da subito ci è stato imposto il silenzio per non danneggiare la posizione di mio figlio. Ci siamo fidati e abbiamo operato in silenzio. Ma non potendo continuare a essere ignorati, con il nostro benestare è stata fatta un'interrogazione parlamentare”, ha concluso.
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