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13 febbraio, 2026Prende il nome dalla cacica del XVI secolo che guidò la resistenza contro i conquistadores spagnoli, ma guarda al futuro sociale e politico del Paese. L'esperimento dell'ingegnere meccatronico Carlos Redondo si candida a rappresentare i nativi colombiani alle prossime elezioni dell'8 marzo
Il blu elettrico-distopico a mo’ di neon si fa pelle sintetica, segnata da pattern rituali e coperta da tessuti piumati, collari d’oro, corone che sembrano stampate in 3D ma raccontano la selva amazzonica. Gaitana guarda dritto in camera, ha iridi iperrealiste, una voce calibrata, il lessico da tribuna parlamentare e storytelling da feed. Nei reel promette di “difendere la madre terra” Colombia, “portare la tecnologia nelle comunità indigene”, “rappresentare chi non ha mai avuto voce”. Nei commenti c’è chi scrive “Vai presidente”, chi domanda se sia legale candidare un’intelligenza artificiale, chi si limita a un fuoco. Forse sacro o solo propagandistico.
Dietro l’avatar che punta a un seggio per le elezioni colombiane del prossimo 8 marzo c’è Carlos Redondo, ingegnere meccatronico, candidato reale e appartenente al popolo Zenú. Ha scelto la via più conflittuale e avanguardistica della rappresentanza: un avatar indigeno. Gaitana - racconta - non è sua, è “di tutti i nativi colombiani”. Il nome non è casuale: rimanda alla cacica (capa di una comunità tribale) del XVI secolo che guidò la resistenza contro i conquistadores spagnoli nella valle dell’Alto Magdalena. Da figura storico-leggendaria è stata trasposta in interfaccia politica: una guerriera diventata algoritmo.
le comunità indigene nella politica colombiana
Nei video l’avatar attraversa paesaggi andini, sale su palchi virtuali, ma dialoga anche con contadini, studenti, anziani in abiti tradizionali. Tocca passato e presente. La sua promessa segue due traiettorie: usare la tecnologia come strumento di emancipazione e l’identità come architettura del futuro. Gaitana parla di consultazioni digitali, di blockchain per la trasparenza, di educazione bilingue. Ma soprattutto insiste su un punto: la rappresentanza. In Colombia i popoli indigeni - oltre cento gruppi riconosciuti - hanno seggi riservati in Congresso e una cornice costituzionale che tutela autonomia e territori.
Negli ultimi anni, però, decine di leader indigeni sono stati assassinati nei dipartimenti più colpiti dal conflitto armato e dal narcotraffico, mentre molte comunità denunciano l’invasione dei loro territori da parte di gruppi armati illegali, come riporta uno studio tra ricercatori delle università di Loughborough, Calle e Cali. L’avatar intercetta proprio quella frattura tra presenza formale e un potere sostanziale ancora fragile.
il precedente in albania
L’arrembaggio politico generativo ha dei precedenti. In Albania un ministro creato con l’IA aveva già promesso guerra alla corruzione, incarnando l’idea di una politica algoritmica, neutrale e incorruttibile. Ora l’esperimento colombiano alza l’asticella: superare il singolo dicastero per ambire a una candidatura che, nella modernità iperfuturista, può essere megafono di una parte ancestrale della nazione.
petro, trump e lo scenario politico colombiano
La Colombia entrerà nella campagna presidenziale del 2026 in un clima di polarizzazione e riallineamenti. Il presidente progressista Gustavo Petro ha governato tra diversi attriti con la parte più conservatrice del Congresso e parabole inattese sul fronte internazionale: dalle accuse e minacce reciproche al recente incontro alla Casa Bianca con Donald Trump. Concluso con toni distesi e un rilancio della cooperazione su narcotraffico e sicurezza regionale. Quattro mani sul presente della Colombia, mentre sui social c'è chi guarda a passato e futuro sotto una pelle sintetica blu.
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